Scritto da Umberto Mannucci |    Luglio 2001    |    Pag.

Le Ave Maria di mezz'agosto
Anche in passato gran parte della gente al 15 agosto lasciava la città, a cercar fresco e allegria in Galceti, sulle colline vicine, o in qualche rinomato luogo di villeggiatura non troppo lontano da poter rientrare in tempo per riprendere il lavoro il giorno dopo.
Molte donne di famiglia restavano a casa e la sera si intrattenevano a chiacchierare con la Madonna nel giorno della sua festa. E ognuno con la propria Madonna, quella del tabernacolo del rione o della strada: in Santa Margherita, in San Frediano, in Santa Chiara o sul Romito. Tabernacoli col cancelletto o la grata spalancati, ripuliti, illuminati da candele e lumi ad olio, incorniciati di rose di carta velina e fiori freschi.
Appena si faceva scuro le donne si ponevano in semicerchio intorno alla Madonna, sedute sulle seggioline impagliate portate da casa. La corona in mano a recitare il rosario. Non era una preghiera intensa e raccolta, era un conversare pacato di donne con una donna che, come loro, aveva un bambino sulle ginocchia. Le Ave Maria erano dette a fior di labbra, con l'aria quasi disattenta: una girata di testa verso l'uscio di casa, qualche parola scambiata con la vicina di sedia, un breve rimprovero al bambino che era inquieto per il sonno che stava arrivando. La preghiera era dentro, nei pensieri, nel ricordare le proprie pene, nell'avere speranza.
C'era un'anziana che guidava il rosario e tutti gli anni era la stessa. Senza che fosse invitata si segnava e cominciava la corona. Quando sarebbe mancata, un'altra, quella che si sentiva destinata a sostituirla, avrebbe preso il suo posto. - Ave Maria, Santa Maria... Ora pro nobis...
Alle litanie tutte si alzavano e la seggiolina diventava l'inginocchiatoio sul quale il bambino insonnolito stava in piedi, protetto dalle braccia della mamma che reggeva con le mani la spalliera.
- Stai su, stai buono... Staccia buratta, Martino e la gatta...
I moscerini ruzzolavano in volute intorno alle candele accese, qualche fiùtola, svolazzando, finiva con l'arrostirsi le ali alle fiammelle.
Finito il rosario le donne si rimettevano a sedere per un po'. Qualcuna aggeggiava i mazzi dei fiori o drizzava una candela sottile che il calore aveva piegata, altre si soffermavano a parlare per qualche minuto. Ora le voci non erano più monotone come nella preghiera.
Ormai sulla strada non passava nessuno. I bambini frignavano, alcuni dormivano già.