Rinnovato l'accordo fra Unicoop Firenze e Assindustria. Obiettivo: creare nuove opportunità nella regione

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Sempre più "toscanità" sugli scaffali dei supermercati Coop, e una rete sempre più fitta e qualificata di produttori locali. È questo il senso del protocollo d'intesa sottoscritto dal presidente di Unicoop Firenze Turiddo Campaini e dal presidente di Assindustria Firenze Sergio Ceccuzzi, che hanno rinnovato il patto già siglato sei anni fa, con l'intento di potenziarlo. In particolare verrà selezionato un gruppo di imprese che abbia raggiunto un livello di eccellenza nel campo dell'innovazione, per immetterle nel circuito distributivo di Unicoop Firenze. In prospettiva l'accordo, dal capoluogo toscano, potrebbe estendersi all'intera regione.
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Gli effetti per il consumatore non dovrebbero tardare a farsi sentire: un migliore rapporto qualità prezzo e un'offerta più vasta di prodotti toscani. Un gruppo paritetico di monitoraggio ne osserverà gli sviluppi nel tempo. Tutte le tipologie presenti nel circuito Coop ne saranno interessate: a partire dall'agroalimentare, ovviamente, per arrivare fino al no food, ossia prodotti industriali di vario genere.
«Questo accordo vuol essere un messaggio di fiducia al mondo delle aziende e un invito a crescere in qualità, innovazione e dimensione. Allo stesso tempo vogliamo lanciare anche un invito ai consumatori, affinché utilizzino maggiormente i prodotti provenienti dalla nostra regione», spiega il presidente di Unicoop Firenze Turiddo Campaini. «È un accordo importante - sottolinea il presidente di Assindustria Firenze Sergio Ceccuzzi - perché la grande distribuzione è determinante per i consumi delle famiglie. Il mondo della produzione industriale fiorentina e la maggiore cooperativa italiana intendono così creare più opportunità per le imprese locali, razionalizzando e migliorando i sistemi di produzione e distribuzione».

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18mila posti di lavoro

Unicoop Firenze è un vero e proprio volano per il tessuto produttivo locale. Attualmente un terzo del giro d'affari della cooperativa (il fatturato complessivo ha superato i 2 miliardi di euro nel 2006) è realizzato con circa 750 fornitori toscani. Secondo una recente indagine Irpet, l'indotto generato dalla cooperativa in Toscana in termini di occupati raggiunge quasi 11 mila unità (oltre 39 mila in Italia), a cui si aggiungono gli oltre 7000 dipendenti della cooperativa. Queste migliaia di lavoratori, che ruotano intorno ad un soggetto solo, sono davvero un numero impressionante in Toscana, dove la dimensione prevalente è quella della microimpresa. I settori che beneficiano maggiormente dell'attività della cooperativa sono ovviamente il settore alimentare e agricolo, ma l'influenza si estende anche al commercio e ai servizi.
Quando qualche mese fa Coop, in alcune dichiarazioni, sosteneva l'importanza di mantenere l'"italianità" della moderna distribuzione commerciale intendeva riferirsi esattamente a ciò, a questa rete di rapporti e interconnessioni che costituiscono un moltiplicatore di ricchezza ineguagliabile per l'economia locale. Ma la quantità non è tutto: gli effetti sul mondo dell'impresa si possono misurare anche in altro modo. Con una parola chiave a cui molti oggi ricorrono quando fanno riferimento ad un'esigenza vitale per il nostro sistema produttivo: innovazione.

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Sviluppo a fette

Un incremento del fatturato pari al 50% e 140 occupati in più nell'arco di sei anni. La storia del Salumificio Bechelli, oggi Gruppo Alimentare in Toscana, sta tutta qui. Il gruppo di Reggello fattura più di 6 milioni di euro con Unicoop Firenze, e fra i progetti dell'immediato futuro c'è anche la produzione di una linea di salumi a marchio Coop. «Anche in Toscana è cresciuto un sistema imprenditoriale capace di confrontarsi con i grandi circuiti della distribuzione commerciale - dice l'amministratore delegato del gruppo Maurizio Bigazzi -. Prima eravamo laboratori, nel tempo la collaborazione con queste imprese ci ha obbligato a diventare vere e proprie aziende». Il gruppo è presente nei punti vendita Coop con i marchi Bechelli e Amiata. Sono riconoscibili nel banco gastronomia per gli affettati posti in particolari vaschette da asporto. Sembrano niente viste così, ma per realizzarle occorre affettare i salumi in "camere bianche" con una temperatura a 4° C, con aria purificata cambiata ogni ora. Qui, dove è ridotto il più possibile l'intervento dell'uomo, i pochi operatori lavorano con scafandri per ridurre al minimo il rischio di contaminazione. Noi ci portiamo tranquillamente a casa quella vaschetta Atp (cioè in atmosfera modificata) e consumiamo i salumi dopo alcuni giorni, con fette che paiono appena affettate. Per produrla un'azienda deve avere alle spalle impianti per milioni di euro d'investimento.

Quarant'anni sottaceto
Un altro caso aziendale di crescita e innovazione legata al rapporto con Unicoop Firenze è l'Inpa di Sant'Ansano (Vinci), un'azienda fondata da Emilio Innocenti (oggi amministratore unico) che ha iniziato nel '59 tagliando verdure in uno stanzino per metterle sottaceto. Oggi l'azienda produce e commercializza quasi 22 milioni di vasetti di sottoli, sottaceti, olive e altre specialità, con una decina di marchi, tra cui quello Coop. Ha tre stabilimenti e 70 dipendenti, nel 2006 il fatturato ha superato i 23 milioni di euro.
«Il rapporto con la cooperativa si può definire storico - dice Massimo Innocenti, nipote del fondatore e responsabile commerciale dell'azienda -. Dura ormai ininterrottamente da più di 40 anni: nel tempo si è rafforzato ed è cresciuto, sia in termini di volumi che di fiducia nei rapporti con i responsabili degli acquisti della cooperativa».
Massimo Innocenti parla di "vocazione" a lavorare con la grande distribuzione ma è chiaro che questa da sola non basta: «bisogna stare al passo con i tempi - dice -: nella scelta dei prodotti da immettere sul mercato, nella tecnologia degli impianti di produzione, nell'organizzazione del lavoro». Tutti requisiti che Inpa possiede, come testimoniano le autorizzazioni e le certificazioni - etica, biologica e produttiva - rilasciate all'azienda.
In uno stabilimento che strizza l'occhio al futuro non deve stupire vedere all'opera un macchinario dotato di super poteri: una macchina a raggi X capace di rilevare a colpo sicuro eventuali corpi estranei finiti nei vasetti. Anche questa è qualità.



Gli intervistati

Sergio Ceccuzzi e Maurizio Bigazzi