Dal 1794 i “beni comuni” amministrati dai residenti del piccolo borgo delle Apuane

Scritto da Edi Ferrari |    Maggio 2012    |    Pag.

Giornalista. Dal 1988 nel magico mondo della comunicazione (uffici stampa, pubbliche relazioni, editoria, eccetera), e con una quasi (senza rimpianti) laurea in Lettere, collabora con Unicoop Firenze anche per l'aggiornamento dei contenuti del sito internet, per le pagine del tempo libero. Ha lavorato anche nella redazione di Aida (attuale Sicrea), dove si è occupata principalmente della realizzazione di trasmissioni televisive, fra le quali anche InformaCoop. Per l'Informatore si occupa delle pagine degli "Eventi".

(Alberto Vannucci, Daniele Poli e Daniele Neri)

I padri del comunismo ne sarebbero fieri, ma la straordinaria esperienza di Levigliani - piccola frazione di Stazzema in provincia di Lucca, un pugno di case abbarbicate al Corchia e poco più di 300 abitanti - non ha niente a che vedere con l'ideologia. Anche perché la storia dei "beni comuni" è iniziata una cinquantina d'anni prima delle teorie di Marx ed Engels. «Il territorio è di tutti, nessuno è padrone»: è con questo spirito che gli allora 67 capifamiglia del paese accettarono la proposta di acquistare il loro territorio. L'obiettivo del granduca di Toscana Pietro Lepoldo I di Lorena prima, e di suo figlio Ferdinando III poi, era quello di creare un ceto di contadini proprietari e di arginare lo spopolamento della zona. E i capifamiglia decisero, facendolo scrivere nell'atto notarile del 24 aprile 1794, che i diversi lotti acquistati restassero in comune.
Si viveva di poco: agricoltura, allevamento, raccolta dei funghi. Solo più tardi ci si rivolge alla risorsa del marmo e, per gestirla al meglio, viene istituito un organismo interno al paese chiamato Comunello: è l'ottobre del 1884, e la commissione nasce con l'obiettivo di amministrare i beni comuni e ha il potere di trattare con le imprese interessate a lavorare su cave e miniere. E qui comincia la seconda parte della storia.


L'accordo del 1903 con la Nord Carrara (alla quale subentra poi La Versilia) avrebbe dovuto obbligare la società allo sfruttamento di tutte le zone concesse, e a creare lavoro per i leviglianesi. Così però non avviene e dopo alterne vicende si arriva alla decisione di fare causa a La Versilia. La sentenza definitiva della Cassazione, nel 1955, dà ragione ai leviglianesi e apre la strada alla costituzione, l'anno successivo, della Cooperativa Condomini. Alberto Vannucci, attuale presidente del Comunello, ne è stato uno dei fondatori.
«Eravamo in 19 soci fondatori. Ma ci volevano soldi. Ci si indebitò, ci si rivolse alle famiglie». Ma per aprire le cave ci volevano strade, energia, acqua. Si iniziò dalla costruzione della teleferica, e «tutto il paese ha partecipato all'impresa». Poi la strada di lizza, per portare giù i blocchi di marmo: «Un anno e mezzo per farla, ma pochi anni dopo era già superata».
La terza parte di questa storia è un'altra cooperativa; si chiama Sviluppo e Futuro: 11 soci e lo stesso spirito della Condomini, spiega il presidente Daniele Neri. «Inizialmente il nostro era solo un lavoro di appoggio esterno all'Antro del Corchia. Poi la completa gestione del servizio turistico è stata affidata a noi, e si è ampliata con l'apertura al pubblico delle miniere».
«Siamo partiti come scavatori di marmo, ma poi c'è stata un'evoluzione culturale e storica - spiega Daniele Poli, attuale presidente della Cooperativa Condomini - dovevamo far conoscere la nostra storia. E così abbiamo pubblicato un libro, messo in piedi il museo, investito nel turismo».

(Veduta di Levigliani)

Un sistema che ha retto nel tempo
grazie a un insieme di regole precise: il Comunello riscuote un canone dalla Condomini per lo sfruttamento delle cave, e per Statuto questi soldi vengono reinvestiti per la comunità; il suo presidente non può far parte della Condomini, per evitare conflitti d'interesse.
Se vi fosse venuto in mente di associarvi a una delle cooperative, sappiate che possono farlo solo i residenti: l'unico modo per far continuare a vivere il paese.
A giugno per i soci Coop sono previste visite guidate all'Antro del Corchia e ai due musei di Levigliani, il Museo di Comunità e d'Impresa "Lavorare liberi", e quello della Pietra piegata. Ma, soprattutto, l'opportunità sarà quella di incontrare i protagonisti e ascoltare da loro la storia di questo luogo e della sua comunità.