Dalle allergie dei neonati, alle intolleranze degli adulti, al latte e biscotti degli anziani

Scritto da Alma Valente |    Settembre 2016    |    Pag. 44

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Disegno di Lido Contemori

Nutrizione

Bianco, dolce, rassicurante, il latte è il primo alimento dei cuccioli di mammiferi subito dopo la nascita. Rappresenta, quindi, il più importante collegamento di sopravvivenza, che rafforza il vincolo madre-figlio. Ed è uno dei pochi cibi che ci portiamo dietro per tutta la vita.

Con Francesco Sofi, professore associato di Scienze della nutrizione dell’Università di Firenze, vediamo che tipo di alimento è per gli adulti e quali sono le proprietà che lo rendono così popolare.

«Dal punto di vista nutrizionale il latte è un alimento poco energetico, cioè apporta una quantità di calorie relativamente bassa (36-64 kcal per 100 ml), ma molto nutriente, con proteine “nobili”, minerali importanti come il calcio e vitamine liposolubili quali la A e la D».

Quali problemi possiamo incontrare se consumiamo il latte vaccino? Alcune aziende distribuiscono o vendono direttamente il latte crudo, non sottoposto a pastorizzazione o microfiltrazione. È una pratica sicura per la salute?

«Con “latte crudo” si intende il latte che non è stato riscaldato a più di 40°C e non è stato sottoposto ad alcun trattamento avente un effetto equivalente. Il latte crudo può essere destinato alla fabbricazione di prodotti a base di latte o di latte alimentare solo a condizione che provenga da animali sani appartenenti ad aziende “registrate” sotto controllo veterinario per le caratteristiche igieniche e di composizione. Negli ultimi anni si sono accesi numerosi dibattiti circa la sicurezza alimentare di tale prodotto; seppur ancora non siamo arrivati all’unanimità, le indicazioni dell’Autorità di sicurezza alimentare europea (Efsa) e del Ministero della salute sono orientate nel suggerire il consumo di latte crudo solo dopo bollitura».

Ovviamente la bollitura fa perdere alcune importanti caratteristiche nutrizionali dell’alimento e questo porta più svantaggi che vantaggi.

Alcuni individui hanno intolleranza al lattosio; con quali sintomi si manifesta?

«Nell’intestino tenue, grazie alla presenza dell’enzima specifico chiamato “lattasi”, il lattosio è idrolizzato in glucosio e galattosio, che possono essere assorbiti e utilizzati dall’organismo. Una mancante o ridotta sintesi della lattasi può impedire o limitare l’idrolisi del lattosio e, quindi, la sua utilizzazione. L’impossibilità di digerire il lattosio è alla base della cosiddetta “intolleranza al lattosio”, cui si associano sintomi come diarrea, gonfiore e dolore addominale, flatulenza, che di fatto impediscono il consumo del latte o dei suoi derivati. In Europa, la carenza di lattasi è presente nel 5% circa della popolazione».

In questi casi viene proposto il latte ad alta digeribilità. In cosa differisce dal latte normale?

«I prodotti destinati ai soggetti intolleranti al lattosio sono i latti “ad alta digeribilità” o “delattosati”, nei quali il lattosio è stato, a livello industriale, quasi completamente scisso in due zuccheri più semplici, glucosio e galattosio».

Alcuni pediatri sconsigliano il consumo di latte vaccino per i bambini nel primo anno di vita. Perché?

«Il latte vaccino, o un suo derivato, è uno dei primi alimenti che il bambino svezzato riceve in grande quantità. Quindi rappresenta il primo antigene incontrato dal nostro organismo e non appare strano che possa produrre reazioni negative. L’allergia al latte vaccino costituisce uno dei principali problemi nelle allergie alimentari. Ecco perché sia le linee guida europee sia quelle americane raccomandano di evitare il latte vaccino favorendo l’allattamento esclusivo al seno rispettivamente per 4 e 6 mesi e per 6-12 mesi per i bambini predisposti all’allergia. Appare evidente che questa misura è soprattutto utile per la prevenzione dell’allergia al latte vaccino».

Vi sono scuole di pensiero, nel campo della nutrizione, che sconsigliano il consumo del latte, con la motivazione che gli esseri umani sarebbero gli unici mammiferi a far uso del latte vaccino, ovino o caprino in età adulta e che il loro organismo non è attrezzato a digerirlo ed a metabolizzarne i nutrienti. Cosa c’è di vero in tutto ciò?

«Non vi sono informazioni scientifiche attuali che sconsiglino il consumo, nell’ambito delle porzioni raccomandate nella Dieta mediterranea, di latte per motivi salutistici. Le considerazioni fatte negli ultimi anni provengono da correnti di pensiero di ordine più etico-animalista che nutrizionale».

Il latte dunque è un alimento che si può consumare tranquillamente, ma come per ogni cosa non bisogna eccedere. Faccio riferimento alle persone anziane (e spesso sole) che presentano un certo grado di inappetenza e che consumano una cena a base di soli latte e biscotti. Questo è sbagliato perché, in base a quanto detto dal professor Sofi, un pasto di questo tipo non è completo ed alla lunga può provocare una carenza nutrizionale.

L'intervistato: Francesco Sodi, professore associato di Scienze della nutrizione dell'Università di Firenze

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