Il fotografo dell'alta borghesia

Scritto da Silvia Silvestri |    Gennaio 2004    |    Pag.

Pittrice Ha da sempre associato la sua professione alla ricerca della storia toscana. Attenta ricercatrice della tradizione, a cui si ispira principalmente nelle sue opere pittoriche, essa scrive diffusamente di quegli elementi di curiosità storica di cui è ricchissimo quello che è definito "il giardino d'Italia", la Toscana.

L'atelier in piazza
Domenico Coppi
, a memoria dei vecchi pratesi, è stato il primo fotografo della città, il fotografo per eccellenza e senz'altro il più famoso, con un grande studio in pieno centro. Nasce a Livorno nel 1869 e intorno ai nove anni si trasferisce con la famiglia a Firenze. Nel 1911 lascia definitivamente Firenze per trasferirsi a Prato, ma resta molto legato alla città di adozione attraverso le amicizie con artisti e fotografi che continuò a coltivare per lunghi anni: Barsotti, Alinari e, pare, Brogi. In questo ambiente si è formata la sua sensibilità di fotografo.
La sua famiglia doveva essere però di modeste, se non modestissime, origini o aver subito un tracollo finanziario, perché prima di diventare fotografo aveva fatto il carbonaio e poi il falegname. Non sappiamo come divenne in seguito fotografo e Coppi deve aver tenuto ben nascosto questo aspetto del suo passato. Schivo e riservato, frequenta a Prato il circolo più esclusivo della città, Misoduli, e molti dei suoi clienti fanno parte della migliore società pratese, industriali, professionisti e notabili, soci dello stesso circolo.

L'edificio occupato dal suo studio in piazza Buonamici, accanto alla piazza del Comune, venne costruito appositamente a cavallo del secolo per accogliere lo stabilimento fotografico. L'emergente alta e media borghesia cittadina, desiderosa di mettersi al passo con le nuove mode e in mostra dando un'immagine di modernità e vivacità culturale, deve quindi aver visto di buon occhio il grande atelier fotografico che tanto assomigliava ai più famosi atelier fiorentini.
Lo studio era dotato di accogliente ingresso, tre camere oscure, una sala d'aspetto elegantemente arredata; al piano superiore c'era una grande terrazza che dava sulla piazza, in parte coperta a veranda per dar luce alla sottostante sala di posa e, in corrispondenza dell'ingresso, un grande schermo per proiettare stereoscopie, pubblicità e film, che Coppi aveva chiamato "Luminosissima", una vera novità.

Alla serie dei ritratti eseguiti in studio, di attori e cantanti, signori e signore della buona borghesia, o austeri rappresentanti della Prato "bene", che è quella che meglio rappresenta la sua attività, si aggiunge una serie non numerosa di ritratti in esterno, molto di maniera, tra il bucolico, lo spiritoso e il documentario.
Da ricordare il gruppo di immagini su un'esposizione di tessuti pratesi in Tripolitania, un altro su una delegazione di combattenti e reduci della prima guerra mondiale in Istria.
Domenico Coppi muore a Prato nel 1939, ormai diventato cieco.

Nella foto: L'Assistenza Baliatica - Stampa ai sali d'argento 19,4 x 25,6

Il fondo Coppi, costituito da circa 400 immagini, è conservato presso l'Archivio fotografico toscano ed è consultabile in copia fotografica o digitale per la tutela dei materiali.

Info: Archivio fotografico toscano
Viale della Repubblica 235, Prato
Tel. 0574592228 - www.aft.it