Percorsi di educazione al consumo

Scritto da Bruno Santini |    Settembre 2002    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

L'assistente della strega
AAAA giovane laureato offresi. Sotto il tendone di un circo sgangherato di provincia, un improvvisato domatore impaurito, all'inizio del suo numero, indicando i tre malmessi leoni in gabbia, bisbiglia al presentatore: «Dici che si accorgeranno che sono solo un architetto?». «Chi?! Quelli? - risponde l'altro - Guarda che non sono belve vere: sono architetti anche loro».
Pensavamo che questa barzelletta "specchio dei tempi" avesse in qualche modo a che fare con la presenza, nel gruppo degli operatori del Centro di educazione al consumo consapevole di Pisa, di Ernesto Guglielminetti, 34 anni ed un dottorato, appunto, in architettura... Invece quella di lasciare ponti, strade e palazzi a favore del mondo dell'infanzia non è una scelta forzata, ma voluta ed intrapresa da tempo. «E' dal 1988 che mi occupo di bambini prestando servizio in campi solari, ludoteche, ludobus, campeggi, e adesso da quattro anni faccio parte della cooperativa Meta che gestisce per conto di Unicoop Firenze alcuni Centri di educazione al consumo consapevole. Mi piace stare con loro anche se, me ne rendo conto, la presenza maschile in questo settore, e mi riferisco anche al più generale mondo della scuola materna ed elementare, è davvero una rarità». Una mosca bianca, quindi, e questo in qualche modo crea imbarazzo? «A me? Ci mancherebbe altro. Dobbiamo accettarla come un'eredità della società maschilista. Ci hanno sempre abituati a credere che questo compito, quello di educare i piccoli, fosse appannaggio esclusivo della donna. Mia suocera le chiama ancor oggi: 'le signorine' o 'le maestre di giardino'. Un dato di fatto che abbiamo accettato passivamente e poi la routine ha fatto il resto. Gli stessi bambini sono un esempio di tutto ciò; sapesse quante volte mi chiamano 'maestra' e poi ovviamente subito si correggono».
L'assistente della strega 2
Ma al di là di qualche comprensibile lapsus il fatto di essere un maschietto non complica il compito di un operatore. «Infatti, lo agevola. Prendiamo il caso dei nostri interventi: i percorsi rompono la consuetudine scolastica ed il fatto di essere condotti da un uomo rappresenta un ulteriore elemento di novità».
«A volte questo - precisa Guglielminetti - ha generato, è vero, un po' di confusione. Mi ricordo, per esempio, durante un incontro della 'Strega pasticcia', la delusione di bambini e maestra nel vedermi comparire in aula. In quel caso mi ha salvato la prontezza di spirito; dissi di essere il suo assistente e che la strega era una donna grassa rimasta fuori della scuola. Destino volle che proprio in quel momento passasse sul marciapiede una signora che rispondeva perfettamente alla descrizione appena fatta e tutti i bambini alla finestra, additandola, la salutarono chiamandola strega». «Adesso però per fortuna qualcosa sta cambiando nel nostro quotidiano e sempre più padri si occupano dei propri figli anche in età infantile. Bene, vorrà dire che ciò ci permetterà, forse, di avere un maggior numero di educatori maschi».
Cosa determina il successo o meno di un dato intervento? «Certamente il numero degli alunni in classe. E' innegabile che meno sono gli studenti e più facile è ottenere il loro coinvolgimento. Altro fatto da non sottovalutare è rappresentato dalla durata della loro presenza a scuola: è sicuramente più facile coinvolgerli la mattina piuttosto che il pomeriggio. In ogni caso, sei persuaso e soddisfatto di aver dato stimoli nuovi di riflessione». Anche gli extracomunitari, sempre più frequenti tra i nostri banchi, mostrano di gradire gli interventi proposti? «Certamente, anzi a volte da loro ottieni un'insperata mano. Mi ricordo che in una media,
L'assistente della strega 3
durante un percorso sul relativismo dei gusti, qualcuno asserì che 'i cinesi mangiano i cani'. Nella classe c'era una ragazzina di quella regione, figlia di ristoratori che, portatrice di un suo vissuto, fu ben lieta e orgogliosa di sfatare questo sconveniente mito». E chiudiamo la nostra chiacchierata parlando degli insegnanti: sospettosi colleghi o preziosi complici? «Decisamente questi ultimi... anche se a volte per il troppo entusiasmo diventano involontari ostacoli alla realizzazione di un dato progetto, come quando in una scuola media nella provincia di Lucca, durante il percorso 'La via dell'orto', una professoressa si mise a zappare come una forsennata portando a compimento l'opera tutta da sola».