A Palazzo Strozzi 100 opere del maestro italiano e degli altri protagonisti dell'arte metafisica e surreale

Scritto da Edi Ferrari |    Febbraio 2010    |    Pag.

Giornalista. Dal 1988 nel magico mondo della comunicazione (uffici stampa, pubbliche relazioni, editoria, eccetera), e con una quasi (senza rimpianti) laurea in Lettere, collabora con Unicoop Firenze anche per l'aggiornamento dei contenuti del sito internet, per le pagine del tempo libero. Ha lavorato anche nella redazione di Aida (attuale Sicrea), dove si è occupata principalmente della realizzazione di trasmissioni televisive, fra le quali anche InformaCoop. Per l'Informatore si occupa delle pagine degli "Eventi".

Lo scopo della pittura, sosteneva Giorgio De Chirico, (nella foto) non è riprodurre più o meno bene quello che vediamo in natura, ma "far vedere ciò che non si può vedere". Non solo, quindi, trasferire e ricreare emozioni, ma indurre nello spettatore le stesse intuizioni sperimentate dall'artista sul significato profondo del mondo e delle cose, aprendo dunque "uno sguardo nell'invisibile", come dice il sottotitolo scelto per la mostra "De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus" che, dal 26 febbraio al 10 luglio, in Palazzo Strozzi a Firenze racconta attraverso 100 capolavori la straordinaria parabola di De Chirico e dell'arte metafisica e surreale, e l'influenza che ha avuto sull'arte moderna.

De Chirico è stato il primo artista a porsi questo obiettivo, e proprio a Firenze nell'ottobre del 1909 l'allora ventunenne pittore ebbe la prima e completa "rivelazione" del misterioso rapporto che intercorre fra le cose che appaiono e il loro significato: "Durante un chiaro pomeriggio d'autunno ero seduto su una panca in mezzo a piazza Santa Croce (...) In mezzo alla piazza si leva una statua che rappresenta Dante avvolto in un lungo mantello (...) Il sole autunnale, tiepido e senza amore, illuminava la statua e la facciata del tempio. Ebbi allora la strana impressione di vedere tutte quelle cose per la prima volta. E la composizione del quadro apparve al mio spirito; ed ogni volta che guardo questo quadro rivivo quel momento. Momento che tuttavia è un enigma per me, perché è inesplicabile. Perciò mi piace chiamare enigma anche l'opera che ne deriva".

Così "statue, edifici, atmosfera e ambiente circostante, visioni precedenti e letture precipitarono nella sua mente - spiegano i curatori della mostra Paolo Baldacci, Guido Magnaguagno e Gerd Roos - convergendo in una visione completamente trasfigurata della realtà che stava davanti ai suoi occhi. Forse anche per questo, De Chirico si dichiarò ‘nato a Firenze' nei primi cataloghi dei Salons parigini, e nella sua pittura aleggia tanta eco del più severo Rinascimento toscano".

Al centro dell'esposizione - con opere provenienti da raccolte private e da alcuni dei più importanti musei del mondo -, le corrispondenze di temi, di soggetti, di sensibilità fra De Chirico e gli artisti che in vario modo hanno raccolto la sua lezione. I lavori selezionati condividono ambientazioni e scenari: strade e stanze pressoché vuote, scatole architettoniche, spazi esterni che si aprono attraverso finestre, o misteriose porte socchiuse, e associazioni incongrue di oggetti inseriti in contesti spaziali stranianti: camini, orologi, treni, strane pavimentazioni e orizzonti lontani, fughe prospettiche, piani ribaltati, rebus e relitti di antiche civiltà perdute.

In mostra opere fondamentali di questo rivoluzionario percorso di De Chirico, come l'Autoritratto del 1911, l'Enigma dell'arrivo e del pomeriggio, la Nostalgia dell'infinito o la Serenità del saggio, o i quadri della serie dei "mobili all'aperto" e delle "rovine nelle stanze".

Nel percorso espositivo De Chirico dialoga con le opere di René Magritte (in mostra capolavori come La condizione umana, Il senso della notte, La chiave dei sogni), Carlo Carrà (con dipinti come Il gentiluomo ubriaco, L'ovale delle apparizioni, Il figlio del costruttore), Giorgio Morandi con le sue nature morte metafisiche, il dadaista tedesco Max Ernst (con capolavori di grande impatto visivo e psicologico come Oedipus Rex e Visione notturna della Porta Saint Denis), il francese di origine polacca Balthus (in mostra il monumentale Passage du Commerce-Saint-André e la Place de l'Odéon).

Infine, oltre a capolavori di Arturo Nathan, Pierre Roy e Alberto Savinio, si potranno vedere per la prima volta in una rassegna italiana un gruppo significativo di nove opere di Niklaus Stoecklin, fra i maggiori e più originali rappresentanti del Realismo Magico di area tedesca.

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 20 (giovedì fino alle 23), ingresso 10 € (8 € per i soci). Previsti anche diversi eventi collaterali.

Info tel. 0552645155, www.palazzostrozzi.org

 


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