A colloquio con Cristina Acidini soprintendente del Polo museale di Firenze

Scritto da Francesco Giannoni |    Marzo 2013    |    Pag. 42

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Un antidoto contro la depressione dalla crisi economica e sociale: visitare un museo, una mostra, rifarsi gli occhi e l’anima con i colori di un quadro, con le forme di una scultura. In Italia siamo fortunati, l’arte è dappertutto, dalle grandi città ai paesi.

Del resto anche studi scientifici dimostrano che vivere in un ambiente con forti presenze culturali migliora la qualità della vita e aumenta le possibilità di una percezione critica dell’esistenza. Di questo abbiamo parlato con una persona che se ne intende, Cristina Acidini, soprintendente del Polo museale di Firenze.

Ha seguito restauri di grande importanza e curato numerose mostre in Italia e all’estero. Autrice di moltissimi saggi di storia dell’arte, ha pubblicato anche due romanzi.

Qual è l’opera d’arte che può rispecchiare l’attuale momento di crisi?

Cristina acidiniNon vorrei fosse quella, ma mi è venuta in mente subito: Guernìca di Picasso. È vero che si riferiva al momento terribile della guerra, ma in fondo che cosa stiamo vivendo se non la “guerra” del Terzo millennio, fatta di conflitti finanziari, lacerazioni politiche, disagio sociale, timore della precarietà?

Direi che questa immagine di Picasso, di una realtà scomposta in mille preoccupanti frammenti, può rispecchiare lo stato d’animo diffuso oggi.

Viceversa, quale scultura o quadro possono riconciliarci con la vita?

La Nascita di Venere di Botticelli: porta lo sguardo lontano, nella profondità di un orizzonte imprecisato; offre un canone di bellezza femminile che ha attraversato i secoli.

Con le sue immagini d’acqua, di vento e di fiori, e nella luce del mito greco-romano che ha raggiunto sempre la nostra civiltà in tutti i suoi momenti evolutivi, ha la capacità di rasserenare anche nei periodi più cupi.

A volte arte e bellezza sono maltrattate (come a Pompei) a volte marginalizzate: a Firenze, opere di maestri di oggi, come la Paloma di Botero, l’Uomo della pioggia di Folon, la Fontana dellamaternità di Cavallini, sono ridotte ad arredo urbano se non a spartitraffico. Cosa ne pensa?

L’opposto di quello che lei suggerisce. Per quanto riguarda Pompei, lo trovo un esempio ingiustamente inflazionato. Pompei fu distrutta da un vulcano, ma proprio cenere e lapilli hanno conservato per noi questa città.

Certamente è una struttura fragile, e gli scavi stessi, che pure la rendono fruibile, hanno contribuito a indebolirla; quindi fisiologicamente ha punti di debolezza che, pur presidiati e rimediati dal restauro, si manifestano, come in ogni oggetto vecchio e tartassato dalla storia. Quindi non drammatizzerei quanto successo a Pompei, come qualcuno fa, a volte in modo strumentale.

Così come non definirei marginalizzate le manifestazioni dell’arte contemporanea a Firenze o altrove: l’arte di oggi deve trovare i propri spazi; non può, in città che hanno una configurazione così compatta, così decisa da un nobile passato come Firenze, approdare ovunque e occupare tutto.

Dunque, come la città si è estesa, partendo dal proprio cuore storico, così anche la presenza dell’arte contemporanea può investire progressivamente le aree che saranno la storia di domani.

Però, se in piazza della Signoria ammiriamo capolavori della storia dell’arte, l’Uomo della pioggia è al centro di una rotonda.

Possiamo ammirarlo e fruirne nel modo tipico della contemporaneità: entro il dinamismo ereditato dai futuristi e ampliato dalle tecnologie.

Dietrofront michelangelo pistoletto porta romana firenzeMa l’Uomo della pioggia non è arte futurista.

No, ma è il nostro modo di vivere a essere post-futurista, ed è improntato allo spostamento, al dinamismo, allo sguardo veloce, alla cattura dell’immagine. Quindi anche una manifestazione artistica può essere fruita sia attraverso la contemplazione, ma anche attraverso il passaggio e lo scorrimento dello sguardo.

La Galleria diventa grande

La fine dei lavori è subordinata ai finanziamenti, orizzonte ancora non completamente visibile, ma i risultati cominciano ad arrivare. Dopo anni di studio progettuale e di lavori dietro le quinte (nessuno li ha visti, ma la struttura li richiedeva), come l’adeguamento degli impianti climatici, dal 2011 sono cominciate le inaugurazioni.

A breve ce ne saranno altre che amplieranno l’offerta di nuovi spazi espositivi: le Sale blu degli “stranieri”, le Sale rosse della scultura ellenistica e del ‘500, le Sale Verdi con i quadri di piccolo formato dei Manieristi; così le visite arriveranno al primo piano, non visitabile fino al dicembre 2011.

Al tempo stesso si ripensa e si riordina la galleria “storica”, perché man mano che si liberano spazi, si può articolare in maniera più logica le collezioni permanenti (vero manuale di storia dell’arte), integrandone percorsi e significati con opere provenienti dai depositi. Un altro risultato: il restauro e la completa revisione della Tribuna del Buontalenti.

È una fase di grande e intensa attività, che ha avuto un momento clou: la presentazione della nuova sala dedicata al Tondo Doni di Michelangelo e agli artisti di quel tempo.

  • Nella foto lL’intervistata Cristina Acidini, soprintendente del Polo museale fiorentino
  • Foto degli Uffizi di F. Chiantini
  • Foto del Dietrofront statua di maermo di Michelangelo Pistoletti di F. Giannoni

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