Un fotoreporter nella zona off limits del disastro nucleare

Scritto da Annarita Morelli |    Maggio 2012    |    Pag.



(Odaka-Ku, Fukushima No-Go Zone - Foto di P. Mittica)

Al referendum del dodici e tredici giugno 2011, gli italiani hanno deciso: no al nucleare. Determinante per la scelta è stata la tragedia del mese prima, con il Giappone in ginocchio davanti all'orrore, prima del terremoto e successivamente del disastro nucleare. Ed è così che il carosello mediatico entrava in azione: telegiornali, speciali, dossier montati con ingegnosa minuzia di dettagli, tutto studiato apposta per colpire nel profondo l'opinione pubblica.
Poi è arrivata la volta dell'ennesimo avvenimento di cronaca nera e tutto quel fumo sollevato dai media si è dissolto in un cumulo di ricordi dimenticati. È trascorso un anno da quell'11 marzo 2011, e parliamo di Fukushima grazie alla testimonianza di Pierpaolo Mittica, fotoreporter friulano che con coraggio si è intrufolato nella zona off limits della centrale, ed ha documentato con i suoi scatti quanto è successo in Giappone.
Gli scatti realizzati raccontano di una città svuotata, ormai in bianco e nero.
«La situazione a Fukushima è ancora drammatica. I livelli di contaminazione sono molto alti, non solo nella zona di esclusione, ma fino a 100 km dalla centrale. Ci sono due grosse città di 300.000 abitanti ognuna, Fukushima e Koryiama che non sono state evacuate, ma dove in alcune zone la radioattività raggiunge i livelli che a Chernobyl hanno indotto le autorità a evacuare per sempre».

Come è riuscito ad entrare nella zona off-limits?
«Non è per niente facile. Io sono riuscito ad entrare nella zona d'esclusione in varie maniere, la prima in maniera ufficiale con un permesso, insieme al corrispondente di Sky tg 24 Pio D' Emilia, grazie alla sua amicizia con il sindaco di Minamisoma, una cittadina vicina a Fukushima. Un'altra volta siamo entrati grazie a un subappaltatore della Tepco, la società che gestisce la centrale. La Tepco, venuta a conoscenza del fatto, non gli ha rinnovato gli appalti. Questo per far capire che clima gira intorno alla zona d'esclusione. Le ultime volte sono entrato in maniera non ufficiale, insieme ad alcuni animalisti che vanno all'interno della zona di esclusione per cercare di salvare gli animali abbandonati».

Cosa ha trovato nei pressi della Centrale?
«Tutto si è fermato. Le case, gli edifici. È una città fantasma. Tutto funziona, anche i semafori, ma mancano le persone. Sono entrato in una casa, ti aspetti di vedere qualcuno da un momento all'altro. Ogni cosa è riposta come se i suoi residenti si fossero allontanati 5 minuti prima».

Quali sono i sentimenti degli abitanti della zona?
«Una perdita totale di fiducia nei confronti del loro governo e questo per un giapponese è molto grave. Hanno anche paura per il loro futuro, perché purtroppo non gli viene raccontata la verità e i controlli sulla contaminazione non sono così frequenti. Inoltre c'è un sentimento antinucleare che cresce di giorno in giorno: gli ultimi sondaggi davano il 70% della popolazione contro il nucleare, in uno stato dove prima di Fukushima il 99% della popolazione era favorevole».

Quali sono stati i sentimenti e le emozioni che l'hanno accompagnata durante questo viaggio?
«Sicuramente un misto di emozioni molto forti e, all'interno della zona di esclusione, la sensazione di essere gli ultimi sopravvissuti sulla terra, sensazione decisamente non piacevole».

Dopo quello su Chernobyl, prevede la pubblicazione di un libro anche su Fukushima?
«Adesso stiamo preparando un libro che verrà pubblicato in Giappone dall'editore Kashiwa Shobo e in Inghilterra dall'editore Trolley; poi spero di trovare un editore anche in Italia».

L'intervistato è Pierpaolo Mittica, fotoreporter