Le donne e la scienza: Ipazia, matematica ed astronoma nel IV sec. d.C.

Il 2009 è dedicato all'astronomia in ricordo delle prime osservazioni telescopiche di Galileo avvenute nel 1609.
Ma, senza nulla detrarre al grande scienziato, dovremmo ricordare che in quello stesso anno furono pubblicate le prime due leggi dell'astronomia planetaria da parte del tedesco Johannes Keplero. Il progresso di una scienza è un fenomeno corale, dove tutti danno il loro contributo, le grandi personalità hanno avuto la fortuna (o la sfortuna) di trovarsi al momento giusto per poter riassumere i risultati del lavoro collettivo.

Per questo motivo è importante dare a tutti la possibilità di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione, come detta la nostra Costituzione, perché così è più alta è la probabilità che emergano individui capaci di ottenere importanti risultati.
A questo processo corale di formazione del pensiero scientifico hanno partecipato anche luminose figure femminili che, fortunatamente, si stanno moltiplicando nei tempi moderni. Tra quelle del passato, vogliamo ricordare la sfortunata Ipazia.

Ipazia, vissuta nel IV secolo d.C. era figlia del matematico Teone di Alessandria in Egitto da cui aveva ereditato la prestigiosa cattedra nella Biblioteca di quella città.
Quella biblioteca era stata concepita sia come un grande centro culturale dove raccogliere tutti i libri esistenti ma anche come il luogo dove impartire gli insegnamenti di scienza e filosofia.

Ipazia era giovane e bella, insegnava matematica ed astronomia, scienze odiate dagli integralisti cristiani guidati dal vescovo Cirillo, i quali non potevano tollerare che, in quei tempi, si insegnasse una disciplina basata sul libero esercizio dell'intelligenza e, in quanto scienza, non fondata sui dogmi della loro religione.
Per di più da parte di una donna, essendo anche controverso allora, in campo cristiano, se le donne possedessero un'anima o meno.

L'odio degli integralisti esplose un giorno che Ipazia si trovò a passare per il mercato andando ad insegnare: fu uccisa e orribilmente smembrata.

 


L'autore

 

Alberto Righini
Dipartimento di Astronomia e di Scienza dello Spazio
Università di Firenze

 


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