Allergie ed intolleranze alimentari

Scritto da Alma Valente |    Marzo 1997    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Allergie ed intolleranze alimentari. Intervista a Gaetanino Molino, specialista in allergologia e immunologia clinica
Sembra proprio che dentro ai cibi che mangiamo qualche volta possa nascondersi un pericolo. Stando, infatti, ad alcuni dati raccolti dall'Istituto superiore di sanità e da altri gruppi di ricerca, circa il 20 per cento della popolazione ha problemi di intolleranza a uno o più alimenti regolarmente consumati. E la situazione negli ultimi anni sembra notevolmente peggiorata, forse anche a causa delle numerose manipolazioni che subiscono i cibi dal momento della produzione a quello del consumo.
«Bisogna però distinguere le allergie vere e proprie dalle intolleranze - spiega il dottor Gaetanino Molino -. Nel primo caso le manifestazioni sono più acute e scoppiano all'improvviso. I sintomi, poi, variano a seconda dell'età: nel lattante è maggiormente interessato l'apparato gastrointestinale; nel bambino l'organo bersaglio è la cute e successivamente l'apparato respiratorio, mentre è nell'adulto che si riscontrano i sintomi più diffusi che vanno dall'orticaria ai disturbi respiratori fino ad arrivare, in qualche caso, a veri e propri shock anafilattici. Nell'intolleranza invece le reazioni, pur essendo molto simili, sono meno diffuse, più lievi e possono insorgere anche dopo 24 ore dall'ingerimento del cibo incriminato».
Insomma una forma più subdola, quella delle intolleranze, ma non meno preoccupante visto che può tradursi, come pure nelle allergie, anche in veri e propri stati d'ansia accompagnati da depressione e stato di affaticamento costante. «Anche la cefalea può essere un segno di reazione da sensibilità a uno o più alimenti - prosegue il dottor Molino -. Si è osservato infatti che all'eliminazione dell'intolleranza spesso consegue un notevole miglioramento del mal di testa».
Ma perché in alcune persone i sintomi compaiono subito e in altre si rendono visibili solo in età adulta?
«Innanzitutto è bene sottolineare che allergici, in qualche modo, si nasce e non si diventa. Esiste infatti una predisposizione genetica alla malattia che può manifestarsi in maniera e forme diverse da soggetto a soggetto. In altre parole, al di là dell'insorgenza più o meno precoce dei sintomi, se in famiglia c'è un parente allergico esistono fortissime probabilità che anche i discendenti lo siano».
Ma se prevenire le intolleranze alimentari è impossibile, si può almeno fare qualcosa per guarirle?
«Purtroppo in allergologia il termine 'guarigione' ha riferimenti assai relativi. Si può senz'altro migliorare, e se la terapia è eseguita in maniera corretta, si può anche uscirne. I tempi però sono sempre molto lunghi e il paziente deve essere estremamente collaborativo. Solo nei bambini e nei neonati qualche volta l'intolleranza può regredire spontaneamente negli anni o alla pubertà. E' comunque sempre importante sottoporsi agli esami specifici».
Quali sono, allora, i test più affidabili?
«La diagnosi allergologica è assai complessa, presuppone infatti un'accurata raccolta della storia clinica del malato, un'attenta visita medica e i test cutanei (i migliori sono quelli che utilizzano l'alimento fresco). Qualora si voglia avere una conferma ulteriore dei risultati ottenuti attraverso i test si può ricorrere al Rast. Si tratta di un esame che serve a identificare la presenza di immunoglobuline E (sostanze prodotte dal sistema immunitario quando scatta la reazione di intolleranza) specificamente rivolte verso una sostanza. Successivamente, se la storia clinica del paziente ci indirizza sicuramente verso un alimento ben preciso, si possono eseguire i test di 'scatenamento' attraverso l'assunzione controllata dell'alimento incriminato».
Fermo restando che la migliore terapia consiste, una volta individuata, nell'evitare il consumo della sostanza allergizzante, vediamo adesso quali sono i cibi ai quali è opportuno prestare maggiore attenzione.
Secondo le statistiche sono il latte, le uova, la farina di frumento, la soia, il pesce e i crostacei. Ma la lista potrebbe allungarsi all'infinito visto che c'è anche chi non tollera la cipolla, l'aglio o gli additivi utilizzati nei prodotti industriali. Attenzione però anche a tutti quei cibi che in maniera 'nascosta' possono contenere il colpevole. Il latte, ad esempio, è uno degli alimenti più insidiosi perché possiamo trovarlo in tutte quelle preparazioni industriali che ne sfruttano anche una sola componente. Non solo dunque formaggi, panna o yogurt ma anche dolci, prodotti per l'infanzia e insaccati. Quest'ultimi, infatti, fatta eccezione per il prosciutto crudo, la coppa, la bresaola e il culatello, contengono siero di latte.
Anche per le uova vale lo stesso discorso. Per evitare spiacevoli sorprese non è sufficiente rinunciare ad una frittata, bisogna fare attenzione a tutti i prodotti che contengono uova come pasta, pane, carni insaccate, zuppe commerciali, gelati, carne in scatola, glasse e salse.
Insomma, come dice il vecchio detto: una bella gatta da pelare!

Belli senza allergia
Nonostante i test severissimi a cui sono sottoposti, qualche volta anche i cosmetici più costosi possono procurare fastidiose allergie. Pruriti, gonfiori e arrossamenti, causati dall'ipersensibilità a qualcuno dei componenti del prodotto. Che fare dunque per utilizzare in totale sicurezza e senza spiacevoli sorprese questi strumenti così preziosi per la nostra bellezza? Proviamo a seguire i consigli dell'Unipro, l'associazione nazionale dei produttori di cosmetici, saponi da toletta e affini.
Sapone - Il viso va lavato con delicatezza usando saponi senza tensioattivi né alcol: una pulizia troppo energica può disidratare e irritare la pelle. Sciacquarsi sempre abbondantemente, possibilmente con acqua non troppo ricca di calcare.
Shampoo e bagnoschiuma - Per non alterare il manto idrolipidico della pelle scegliere sempre prodotti a pH fisiologico (5,5). Prima di essere utilizzati sia shampoo che bagnoschiuma vanno diluiti il più possibile. Sciacquare abbondantemente.
Latte detergente e gel per il viso - Scegliere sempre quello adatto al proprio tipo di pelle. E' consigliabile testare il prodotto su una zona del viso prima dell'utilizzo.
Profumi - Alcuni fissatori e aromi sintetici al contatto con i raggi ultravioletti del sole possono provocare il cosiddetto fenomeno di fotosensibilizzazione. Dunque niente profumo quando si sta stesi al sole. Lo stesso consiglio vale per creme e latti detergenti profumati.
Tinture per capelli - Visto che possono provocare reazioni allergiche anche piuttosto violente è sempre bene richiedere al proprio parrucchiere la prova al tocco: consiste nello stendere all'interno dell'avambraccio un velo di tintura e attendere la reazione. In caso di arrossamento scegliere un prodotto a base di pigmenti naturali, come henné o camomilla.
Deodoranti - E' sempre bene non abusarne. Per lenire l'effetto irritante dei deodoranti stick bagnarli velocemente sotto un getto di acqua fredda.
Trucco per occhi e viso - Quando è possibile è sempre bene provare un campioncino omaggio prima dell'acquisto definitivo. Alcuni componenti potrebbero provocare effetti indesiderati.