Vicino ad Arezzo, i campi dove vengono coltivati gli abeti per il Natale

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Novembre 2012    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Pochi chilometri dopo il passo della Consuma, venendo da Firenze, un cartello sulla destra indica il paese di Montemignaio, già in provincia di Arezzo. Scendendo quella bella strada, che in alcuni tratti dà la sensazione di trovarsi sul Falzarego o sul Pordoi, invece che sui più modesti contrafforti del Pratomagno, si aprono alla vista piccoli ma frequenti appezzamenti di terreno, dove si osservano, allineati come tanti soldatini in parata, migliaia di abeti, qui alti appena pochi centimetri, là già grandicelli. È in questo territorio che, per antica tradizione, si allevano quelli che a dicembre faranno la felicità di tanti bambini e abbelliranno i salotti di tante case come "albero di Natale".

 

Dal seme alla pianta

Uno dei maggiori vivaisti della zona è Armando Baldi, robusto sessantenne che mantiene l'impegno iniziato dal padre - adesso novantenne ma ancora quotidianamente presente nei campi - e proseguito dal figlio Filippo. Sono circa venti ettari di terreno dedicato agli abeti. Le piante sono di diverse varietà a seconda della provenienza: si va dall'abete nostrale, al normandiano, al costariano. Il terreno è particolarmente vocato per questo tipo di vivaio, perché è "sciolto" e fresco, e l'altitudine, fra i 600 e gli 800 metri, garantisce un clima ideale per lo sviluppo delle neonate piantine.

«Occorrono due anni prima che il seme, deposto in pieno campo, germogli e cresca di qualche centimetro, - spiega Armando -. A quel punto si effettua il primo trapianto per consentire alla piantina di crescere spontanea. Al quarto anno si effettua il trapianto definitivo e solo dopo altri sei anni la pianta è pronta per essere estirpata».

 

Il campo degli abeti

Il procedimento per la raccolta degli alberelli è totalmente manuale e richiede non poca forza fisica. Per prima cosa si opera l'"acciuffamento" che consiste nell'abbracciare i rami, portarli verso l'alto e legarli delicatamente. Poi, con una vanga, si incide il terreno badando a non tagliare le radici, ma nello stesso tempo a lasciargli una buona dose di terra - nel Casentino si chiama "zolla" -, in modo che la pianta possa continuare a vivere, anche se non è nel suo ambiente naturale. Si sistema subito in un vaso di plastica che poi verrà infilato in un sacchetto ugualmente di materia plastica. Adesso l'abete è pronto per la spedizione nei vari punti vendita.

Unicoop Firenze costituisce, per l'azienda di Armando, uno dei clienti maggiori e di più lunga data: l'inizio della collaborazione risale al 1973.

Al termine del periodo natalizio, per molte famiglie si presenta il dilemma su cosa fare di quell'alberello, ancora verde e rigoglioso, che però è condannato a morire se tenuto a lungo in una casa priva di giardino.

«Anche quest'anno abbiamo messo a disposizione un piccolo campo - dice Armando Baldi - dove chiunque può venire e ripiantare il proprio albero; e poi, magari, tornare a riprenderselo l'anno successivo».

 

Anche mele e patate

Ma quali sono le previsioni per il prossimo Natale?

«Noi abbiamo pronte circa 14.000 piante che speriamo verranno assorbite quasi interamente da Coop. Però la produzione è in continuo calo. A metà degli anni '90 eravamo arrivati a produrne anche 45.000. Poi la concorrenza degli alberi in plastica ma anche di quelli "veri" provenienti dalla Cina hanno inferto un brutto colpo alla nostra attività».

Ma la famiglia Baldi non si è fatta trovare impreparata. Se gli abeti non andavano più come una volta, adesso il loro posto è stato preso da un bel meleto di sei ettari e da altri quattro ettari dove si coltivano intensivamente le patate.

«Anche in questo caso - aggiunge Armando - non sono tutte rose e fiori. Perché i nemici naturali sono sempre in agguato. Il meleto è recintato, ma spesso i cacciatori, praticando piccoli fori nella rete, favoriscono l'invasione di cinghiali, daini, caprioli e cervi che mangiano le mele più basse. Per completare l'opera, ci sono le ghiandaie che se ne infischiano di recinzioni più o meno efficaci, e beccano quelle più alte. Ma, dispettose, non fanno pranzo mangiando magari una mela intera. No, loro preferiscono beccarne una, fare un voletto e via verso un'altra».

Forse è vero che l'agricoltore - come si sente dire spesso dalle persone di città - ha la propensione a brontolare sempre, e di non essere mai soddisfatto dell'andamento dell'annata. Quel che è certo è che spesso ha buone ragioni per farlo.

 

Per saperne di più: Tel. 3385306392, e-mail: martinabaldi@inwind.it

 

L'intervistato: Armando Baldi, vivaista

 

Dove lo metto?

Dopo le feste natalizie c'è un campo a disposizione dove per ripiantare gli alberi acquistati e riprenderseli, volendo, l'anno seguente

 

Fotografie di Riccardo Gatteschi


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