Leggende e racconti legati agli olivi millenari della Toscana

Scritto da Francesco Giannoni |    Ottobre 2006    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

L'albero degli zoccoli
Tanti dicono che gli olivi toscani
danno il miglior olio del mondo; può essere, ma in quanto a dimensioni e a bellezza gli olivi del meridione sono decisamente superiori: alti anche il doppio di quelli nostrani, sono delle vere e proprie sculture vegetali il cui tronco contorto esprime la sofferenza della loro vita secolare.
Anche nella nostra regione, però, non mancano antichi e scenografici esemplari.

A Magliano, per esempio, vive un olivo con una ceppaia ridotta a un informe ma spettacolare ammasso ligneo dal diametro di nove metri; la sua età è stimata in tremila anni e sarebbe quindi contemporaneo dei Tirreni, i nostri più lontani antenati; i polloni (rami nati dopo la morte della pianta originaria) hanno invece un paio di secoli di vita.
Il vetusto albero è conosciuto come l'Olivo della Strega: nel Medioevo, infatti, le streghe della Maremma si ritrovavano ai suoi piedi per glorificare il diavolo con scatenati sabba infernali; ancora prima, al tempo degli Etruschi, in onore di divinità campestri e silvestri, feste e orge venivano gaiamente celebrate alla sua ombra.

Olivo dei Trenta Zoccoli è invece il soprannome di un esemplare cresciuto a Pian del Quercione, nel comune di Massarosa. George Christoph Martini, viaggiatore inglese del '700, racconta di avere visto, durante la raccolta delle olive, ben 13 contadini arrampicati sulla pianta per la bacchiatura. Le sole scarpe che i contadini del tempo si potevano permettere erano gli zoccoli; 13 per 2 fa 26, ma questo è un numero che dice poco ed è stato arrotondato a 30: da qui il soprannome.
Rispetto all'Olivo della Strega ha mille anni di meno ed è quindi un giovincello. Ha una circonferenza di oltre 10 metri e un'altezza di 9, ma ai tempi del Martini era ben più grande; è successo che intorno agli anni '70 del secolo scorso, durante alcuni lavori svolti nei pressi dell'olivo, un'autogru ha perso una gran quantità di gasolio impregnando il terreno circostante la pianta, danneggiandola e provocando una consistente rarefazione della chioma.

Infine, vale la pena una gita a Santa Caterina, nel comune di Pietrasanta, per vedere un olivo davvero speciale: anche se in realtà si tratta di due alberi con le radici a contatto, gli oltre 14 metri di diametro del tronco sono un vero spettacolo.



La scheda
Mediterraneo doc

L'olivo (Olea europaea) è un albero sempreverde, alto in genere sino a 10 metri, dal tronco irregolare e con corteccia grigio chiara. Le foglie hanno una forma ellittica e allungata, un colore verde-glauco nella parte superiore, più chiaro in quella inferiore. Fiorisce da aprile a giugno; dà un frutto di forma ovale (dapprima verde, nero nella maturità), commestibile e capace di fornire il miglior olio vegetale, dalle notevoli proprietà alimentari e medicinali. L'olivo è una specie prettamente mediterranea; non si sa con certezza se in Italia sia autoctono o se sia stato introdotto da paesi orientali ma sempre di ambito mediterraneo. Preferisce i terreni calcarei e vulcanici, cresce molto lentamente ma è assai longevo. Il legno, dal bel colore giallo bruno, essendo durissimo può essere perfettamente levigato: viene impiegato, perciò, in lavori fini di tornio, intarsio ed ebanisteria. È anche un combustibile assai pregiato.