I 30 anni della Galleria del costume e della moda di Firenze

Scritto da Rossana De Caro |    Febbraio 2014    |    Pag. 6

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

È un museo unico in Italia, il primo dedicato alla storia del costume e della moda, straordinario scrigno che rivela i vezzi e l’esprit du temps del passato e del presente, perché i vestiti sono “l’autentico specchio dell’anima di un’epoca” (J. Laver) .

La Galleria ha sede nella Palazzina della Meridiana annessa a palazzo Pitti e il 9 dicembre scorso ha festeggiato 30 anni di vita. Attualmente è diretta da Caterina Chiarelli, alla quale abbiamo rivolto qualche domanda sul museo.

Come e quando è nato il museo?

«Nel 1983 da un primo nucleo di abiti di proprietà dello Stato cui si aggiunsero poi altre donazioni. Voglio ricordare, senza sminuire le altre, la donazione nel 1986 di Umberto Tirelli: sarto teatrale, circa trecento capi storici di abbigliamento e novanta costumi di scena. Come pure, fra le donazioni degli stilisti contemporanei, quella fatta da Gianfranco Ferré nel 2003 di circa novanta capi».

Ci descriva la Galleria del costume e della moda.

«È un museo atipico, perché vive essenzialmente sulle donazioni. Inoltre, per la fragilità degli oggetti esposti, cambia allestimento ogni due anni, facendo una selezione di abiti fra quelli che provengono dai depositi. La Galleria si è molto arricchita e ora abbiamo circa settemila fra abiti e accessori».

Quali criteri avete seguito per l’esposizione biennale di abiti?

«Le prime cinque selezioni hanno seguito un criterio cronologico e didattico, partendo da abiti del ‘700 fino agli inizi del ‘900. Alla sesta selezione, nel ’96, gli abiti sono stati raggruppati per tipologia del ricamo e del decoro. Dalla ottava selezione si decise di approfondire temi inerenti l’abbigliamento.

A esempio nella mostra “L’abito e il volto”, erano esposti abiti realizzati per personaggi famosi e importanti del mondo culturale, sociale e del cinema: la Duse, D’Annunzio, Gina Lollobrigida.

In “Moda e stile”, il tema era il rapporto fra il cliente e il sarto (e poi lo stilista), quanto l’uno influenzi l’altro. Nell’ultimo allestimento, (tolto a novembre scorso), “Analogie e dissonanze”, sono stati messi a confronto pezzi e costumi del passato e del presente: ad esempio un abito del ‘700 e uno di Ferrè che lo richiamava, una mostra di abiti di stilisti contemporanei che si ispiravano al passato».

Che differenza c’è fra sarto e stilista?

«Il sarto confeziona l’abito, lo stilista segue tutto l’iter: dal bozzetto alla pubblicità; è una figura recente degli anni ’80 dello scorso secolo».

Qual è il tema dell’ultima mostra?

«La selezione attuale è dedicata a “Donne protagoniste” in vari settori, come Rosa Genoni: milanese, politicamente impegnata, diresse agli inizi del ‘900 una scuola femminile ed ebbe una cattedra di moda. Fu lei a lanciare il Made in Italy, costruì e decorò abiti ispirandosi al Rinascimento italiano, ad esempio alla Primavera del Botticelli. In mostra anche gli abiti della nobildonna siciliana Franca Florio e i vestiti che Eleonora Duse indossava fuori dalla scena, che Mariano Fortuny aveva creato per lei e che riflettono una personalità molto spiccata.

Sono esposti anche quattro abiti indossati da Patty Pravo per il “Festival di Sanremo” (per l’occasione è stata ricostruita anche la scenografia con una grande scala). Ci sono poi le spose protagoniste per un giorno, con abiti di sarti famosi come Cesare Guidi e una sezione dedicata ai gioielli in materiali non preziosi come quelli della fiorentina Angela Caputi».

Nella Galleria sono conservati anche abiti funerari dei Medici…

«Abbiamo in esposizione i vestiti funebri, di eccezionale rarità, del Granduca Cosimo I de’ Medici, di sua moglie Eleonora di Toledo e del loro figlio Garzia, deceduto a quindici anni a causa della malaria. Il restauro è avvenuto nei laboratori dello stesso museo. Gli abiti sono stati recuperati dalle tombe medicee in San Lorenzo negli anni 50, “una massa informe”, e dopo un grande lavoro sono stati restaurati e ricostruiti grazie anche alla collaborazione di specialisti studiosi del costume del ‘500»

Parliamo del compleanno, dei primi 30 anni della Galleria.

«L’anniversario è stato festeggiato con l’esposizione nella Sala bianca di Pitti, solo per pochi giorni, di diversi abiti: quelli donati dalla Maison Coveri, un abito di Ferré realizzato per Dior, uno di Valentino e uno di Pierre Cardin, oltre a tanti altri».

I festeggiamenti proseguiranno ancora per due anni: prossimo evento a giugno con la mostra dedicata a Piero Tosi, celebre costumista teatrale e cinematografico (lavorò anche per Visconti e Pasolini).

All’interno della Galleria funziona anche un laboratorio di restauro, dove i vestiti vengono monitorati prima e dopo l’esposizione, nonché revisionati e restaurati da esperti di restauro tessile.

Le donazioni poi vengono selezionate da una apposita commissione che ha il compito di scegliere l’acquisizione: non sempre infatti gli oggetti donati hanno un interesse storico e artistico adeguato.

 Info:

  • Orari: aperto tuti i giorni tranne il primo e l’ultimo lunedì del mese.
  • Biglietto: 10 euro; comprende Museo degli argenti, Giardino di Boboli, Giardino Bardini
  • Per informazioni, orari e prenotazioni: tel. 055294883, www.polomuseale.firenze.it

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