Il notaio di Affari tuoi è uno dei 14 produttori del Consorzio di Carmignano

Scritto da Francesca Magnelli |    Ottobre 2009    |    Pag.

Le sue citazioni accompagnano ormai da anni le cene dei milioni di italiani che ogni sera si sintonizzano su Rai1 per giocare con i pacchi di Affari tuoi. Ma se tutti lo conoscono come il notaio della Rai, pochi sanno che Luigi Pocaterra appena può scappa dalla capitale per raggiungere il suo podere a Bacchereto, sulle colline di Carmignano. Un amore, quello per la campagna toscana, che gli ha trasmesso la famiglia della moglie Maria Pia, che quelle terre le coltiva da generazioni.

 

Nei campi col nonno

«Avevo 18 anni quando l'ho conosciuta, a Roma, dove lei è nata perché il padre aveva dovuto trasferirsi per motivi di lavoro. Abitavamo nella stessa via, a pochi portoni di distanza l'uno dall'altra», ricorda il notaio, classe 1954, una laurea in giurisprudenza, un fratello gemello che lo ha seguito nella carriera televisiva e due figli, Elisabetta e Gabriele, che agli studi in legge uniscono la passione per le vigne toscane. «Mi piace andare nei campi con il nonno - interviene Gabriele -. Mi spiega come si devono pulire gli olivi, come si cura una vigna, come si fa a capire quando un albero soffre». Nonno Luigi, che ha 84 anni e tiene ancora saldo il bastone del comando, conta molto su questa nuova generazione per il futuro dell'azienda. Dal 2002 Colline San Biagio è uno dei produttori del Consorzio vini di Carmignano, un territorio che ha saputo "affrancarsi" dal Chianti per riconquistare una propria identità, recuperando una storia e una tradizione vecchia di secoli.

«Abbiamo prodotto il primo Carmignano nel 2004. Per l'occasione sono state rifatte le vigne, la cantina, l'orciaia. Quella che era la vecchia casa dei contadini, ristrutturata, è diventata un agriturismo di alto livello, e nuovi appartamenti sono stati ricavati da altri casali - racconta Luigi Pocaterra -. Il vino per noi è una grande passione, e tanto, tanto lavoro: una fatica che però ci appaga, e libera la mente».

Come è diventato il notaio della tv?
Era il 1986, ed io ero un giovane notaio. Una mattina squilla il telefono, è la Rai: «Abbiamo bisogno di un notaio il sabato e la domenica mattina, ma deve essere in studio alle 6.30 in punto". Mio fratello mi guarda e mi dice: "Non se ne parla proprio: io lavoro dal lunedì al venerdì come un matto e il fine settimana mi voglio riposare...". Ho capito che anche tutti gli altri notai avevano risposto "picche" e telefonata dopo telefonata la Rai era arrivata fino a me. All'inizio è stato un grosso sacrificio, non lo nego: ma certi treni passano una sola volta nella vita e bisogna acchiapparli al volo...

E' stato l'inizio di una bella carriera...
Ho partecipato a tutte le più importanti trasmissioni televisive, Pippo Baudo è un neofita in confronto a me. Carramba che sorpresa, Scommettiamo che?, Il lotto alle otto, Domenica in, I cervelloni, I raccomandati, e soprattutto 16 anni di Piazza Grande, diventato poi I fatti vostri. Michele Guardì, regista fiorentino, mi chiamò e mi disse: "mi serve un notaio che venga in studio tutte le mattine...". "Che problema c'è? - gli risposi - noi siamo in due...". È stato allora che anche mio fratello si è dato alla televisione.

Ma come nasce l'idea del notaio filosofo?
E' stata un'idea di Paolo Bonolis. Con lui, per la prima volta, il notaio è uscito dalla sua torre d'avorio ed è entrato a far parte del programma: un'intesa che si è rafforzata con "Affari tuoi", dove Paolo aveva bisogno di qualcuno che gli facesse da "spalla" per le sue battute folgoranti: indimenticabile "belli capelli", al concorrente che aveva il parrucchino...

Le frasi: gliele scrivono?
Magari! Macché, devo cercarmele da solo, una faticaccia! Le trovo sui libri di grandi pensatori e filosofi, ma anche su internet... Ne ho già pronte un bel po' per questo autunno (la nuova edizione di Affari tuoi è iniziata il 14 settembre, ndr), le più belle saranno dedicate all'amicizia: che dice, piaceranno al pubblico?

 

I produttori

Quelli del Consorzio

Caratteristica principale dei vini rossi di Carmignano è la presenza del Cabernet, in una percentuale che va dal 10 al 20 per cento. Oltre al tipo di uva a renderli diversi sono anche il territorio e il suo microclima, simile alla regione francese del Bordeaux. L'identità del vino di Carmignano fu messa a dura prova nel 1932, quando l'intero comprensorio fu inglobato nella denominazione Chianti Doc, con il marchio Chianti del Montalbano. Finché la testardaggine e l'impegno di alcuni produttori, riuniti in una Congregazione, aprì un nuovo capitolo nella storia del vino di Carmignano: tornato al suo vecchio nome, nel 1975 ottenne la Doc, quindi la Docg nel 1990.

Oggi le aziende del Consorzio sono 14, l'età media dei produttori è tra i 40 e i 50 anni, circa un terzo sono donne. «Ci sono aziende storiche in cui le nuove generazioni hanno proseguito la tradizione di famiglia - dice Serena Contini Bonaccossi, presidente del Consorzio e nipote di uno grandi vecchi del vino di Carmignano, Ugo Contini Bonaccossi, 88 anni e ancora attivo sul campo -. Ma ci sono anche volti nuovi, imprenditori provenienti dall'industria tessile e riconvertiti alla campagna». Come nelle altre vigne della Toscana anche nei 104 ettari della tenuta di Capezzana quest'anno si è vendemmiato ai primi di settembre. «L'uva era molto zuccherina, abbiamo dovuto anticipare per non rischiare di avere un vino dalla gradazione troppo alta - conclude la presidente Bonaccossi -. Il 2009 sarà una buona annata, con un vino dalla bella tenuta, fresco e non troppo maturo».

 

Il primo con la Doc

Nel 1716 il granduca Cosimo III de' Medici emise il decreto che stabiliva precise e severe norme per la vendemmia del vino di Carmignano, delimitandone anche la zona di produzione.

 

Per saperne di più

www.consorziocarmignano.it

www.collinesanbiagio.it

 


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