Intervista a Sandro Vannucci, conduttore di "Linea Verde"

Scritto da Bruno Santini |    Febbraio 1998    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

La tv in campagna
In un anno in cui la televisione ha "affondato" tutti, o quasi, i suoi divi più acclamati e le loro trasmissioni di punta, i dati di ascolto premiano un programma che settimana dopo settimana, puntata dopo puntata, è riuscito a conquistare milioni di telespettatori.
"Linea Verde", l'appuntamento domenicale di Rai 1 - a partire dalle 12.20 - piace, interessa e coinvolge spettatori di ogni fascia di età. Ma qual è il segreto di un così grande successo? Lo abbiamo chiesto a Sandro Vannucci, il giornalista toscano conduttore del programma.
«Il nostro asso nella manica è la gente. La gente che compare nel programma. Quella che viene raggiunta nel proprio habitat, quella vera, quella che a Roma chiamano "ggente", con la doppia g. Nelle altre trasmissioni televisive viene avvicinata e coinvolta in modo sbagliato: o presa e sbattuta in uno studio e quindi introdotta in un contesto che la snatura, oppure inserita tramite il telefono, diventando così una voce intrusa fra tavole rotonde di specialisti dell'affabulazione. Noi invece andiamo a trovarla nella propria casa e le diamo modo di raccontarsi come vuole».

Gente che guarda e ascolta gente, quindi?
«Esatto. In più ovviamente c'è la ricerca e la rivalutazione di un tipo di cultura che va sempre più scomparendo. Quella del piccolo paese, del singolo contadino... e la riscoperta dei suoi prodotti dimenticati. Un'operazione che al di là delle difficoltà organizzative si deve scontrare con le dure leggi di un mercato al quale non danno tanto fastidio queste realtà, viste le loro esigue dimensioni, quanto invece la realizzazione del nostro progetto in sé. Per un mercato che tende a massificare il gusto, scoprire sapori antichi ma per mille versi nuovi è decisamente uno scomodo ostacolo».

Quali sono gli ostacoli per la valorizzare i prodotti tipici?
«Il mercato propone solo uno o due tipi di prosciutto e noi ci dimentichiamo di tutti gli altri prosciutti che possiamo trovare nel nostro paese. Tutto sembra congiurare per far sì che vengano buttate a mare le nostre tradizioni. Il sindaco di Lastra a Signa, tanto per fare un esempio, tempo fa ha dovuto far fuoco e fiamme per poter permettere di preparare dei sanguinacci all'interno della locale "Sagra dei sapori". Nessuno discute l'intervento delle Usl, l'igiene è una cosa fondamentale, ma se questo deve soffocare il sapore e la qualità della vita, meglio rischiare qualche germe! I formaggi hanno lo stesso sapore: per forza sono fatti tutti quanti con il latte pastorizzato! Il paradosso è che i bambini non possono più portare a scuola, per una festicciola di compleanno, un dolce fatto in casa ma solo delle merendine confezionate».

Vuole forse vestire i panni di un Don Chisciotte che si batte contro i mulini a vento delle multinazionali?
«Sì, io mi batto perché sopravviva un gusto non standardizzato. In questo mio impegno mi è vicina quella gente di cui parlavo prima e al cui servizio ho messo anche "Verde", in edicola proprio a partire da questo mese. E' una rivista nuova, che si muove nell'editoria con lo stesso spirito con cui procede televisivamente il mio programma domenicale. Quando ero un giornalista non sopportavo le crociate ma da quando conduco "Linea verde" mi sento decisamente più dalla parte della gente e faccio di tutto perché abbia delle cose da raccontarmi. E il pubblico ama ascoltarle, forse perché nel passato di ognuno di noi c'è un nonno contadino... Lo faccio anche per le generazioni future: altrimenti come farà il figlio di mio figlio a sapere com'è fatto un sanguinaccio?».

Ritratti di famiglia
Le mille storie del Forteto in un libro scritto da Sandro Vannucci e Betty Barsantini
Sandro Vannucci e sua moglie Betty Barsantini, giornalista Rai, sono autori di un volume dal titolo "Ritratti di famiglia", tutto dedicato alla cooperativa "Il Forteto". Una raccolta di preziose testimonianze di coloro che vivono in questo speciale centro d'accoglienza con le proprie esperienze di solitudine, di abbandono e di violenze ma anche di un'irrinunciabile voglia di vivere e di lottare. Le storie sono state raccolte dalla viva voce dei protagonisti, alcune sono state "rubate", con il consenso dei diretti interessati, alle confidenze più amichevoli, altre sono contenute in un'indagine di carattere scientifico che il sociologo Giuseppe Ferroni sta conducendo sul Forteto e sulla sua capacità di aggregazione. «E' il Forteto il vero autore di questo libro - ammettono generosamente Betty Barsantini e Sandro Vannucci -. A noi è rimasto solo da addolcire il duro lessico familiare, rispettando il più possibile il linguaggio dei protagonisti».