Gli accorgimenti per prevenire la diffusione delle zanzare. Come distinguere quella comune dalla "tigre"

Scritto da Letizia Coppetti |    Giugno 2003    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

La tigre fra noi
Volete prima la notizia buona
o quella cattiva? Iniziamo dalla seconda: la zanzara tigre è arrivata anche in Toscana. Poi quella (quasi) buona: la sua presenza è ancora circoscritta a piccole aree, situate soprattutto nella fascia litoranea e nei grandi centri abitati, purtroppo per i loro abitanti. Infine, la notizia buonissima: è da sfatare il mito che la dipinge come portatrice di terribili e mortali malattie. Questo è vero, ma solo nelle sue zone di origine, dove esistono focolai endemici di brutte malattie tropicali, come la dengue o febbre emorragica. Da noi la "tigre" produce soltanto - fortunatamente - ponfi estesi e particolarmente dolorosi. Il che però non è poco, visto che la stagione invoglia a vestirsi leggeri e a trascorrere più tempo all'aperto. Per non trasformare la nostra estate in un incubo, vediamo quali accorgimenti e precauzioni possiamo prendere.

La tigre fra noi 2
Attenti all'acqua

Il Comune di Firenze, come altre amministrazioni comunali toscane, sta diffondendo un depliant per spiegare ai cittadini come combattere insieme questa battaglia. Per contrastare lo sviluppo delle larve di zanzara, soprattutto della tigre (il suo nome scientifico è aedes albopictus), bisogna eliminare l'acqua che rimane stagnante, anche in piccole quantità, per periodi superiori ai tre giorni. Attenzione quindi all'acqua che rimane in tombini o grondaie ostruite, in recipienti come i sottovasi dei fiori o gli annaffiatoi, in vasche e bidoni in orti e giardini, come pure nei contenitori dei fiori nei cimiteri (chi non ci va spesso farebbe meglio a sostituire i fiori freschi con quelli finti). Anche un semplice telo di nylon, lasciato all'esterno e riempito nelle pieghe di acqua piovana, può diventare un focolaio di infestazione. «L'introduzione di filamenti di rame (10-20 mg per litro d'acqua, più o meno una barretta lunga 5 cm) - suggerisce il dottor Angelo Tamburro, del servizio di zoologia ambientale della Asl di Grosseto -, ad esempio nei sottovasi, contrasta lo sviluppo delle larve. Ricordatevi però di cambiarlo quando si ossida, o almeno una volta al mese». Chi possiede vasche o fontane può invece collocarci alborelle o pesci rossi, che si nutrono delle larve di zanzara, oppure collocarci sopra delle zanzariere. Nessun problema invece per le piscine: il cloro funziona anche da repellente. Un altro consiglio è quello di applicare reti antizanzare alle aperture d'areazione di cantine, sotterranei e locali caldaie, luoghi dove la zanzara sverna in attesa di ricominciare a colpire quando il clima si fa più caldo. D'estate utilizzate le zanzariere alle finestre di casa.

Mai a piedi nudi nel parco
I Comuni, da parte loro, si occupano della disinfestazione delle caditoie stradali, con prodotti che impediscono la crescita e lo sviluppo delle larve: l'acqua sporca delle fogne urbane è infatti l'ambiente ideale per lo sviluppo della zanzara più diffusa nelle città, culex pipiens molestus (un nome, un programma). Zone a rischio sono anche gli argini di fossi e torrenti, dove però non possono essere effettuati trattamenti con insetticidi, per non danneggiare altre specie come anfibi, rettili e pesci. L'unico sistema in questo caso è la prevenzione, tenendo pulite e sfalciate le sponde.
In città i principali focolai di sviluppo della zanzara comune sono costituiti dai tombini e dalle caditoie, ma si possono trovare anche larve nelle fontane e occasionalmente anche in pozze di acqua stagnante che si formano durante il periodo estivo nei corsi d'acqua secondari. La tigre colonizza invece zone ricche di vegetazione, caratterizzate da umidità elevata. Predilige luoghi freschi e ombreggiati quali parchi, giardini e aree verdi. Le uova vengono deposte in prossimità di qualsiasi raccolta d'acqua, anche piccoli volumi come quelli contenuti nei sottovasi dei fiori o nei recipienti abbandonati. Le uova sono nere, molto piccole, e sono in grado di resistere a lungo in periodi sfavorevoli, in assenza di acqua o anche a basse temperature.
Rispetto alla zanzara comune, aedes albopictus è particolarmente aggressiva ed è in grado di pungere rapidamente e più volte le persone, soprattutto a livello degli arti inferiori. Le punture inducono la formazione di estesi ponfi, particolarmente dolorosi, dovuti ad una reazione cutanea più intensa di quella scatenata dalla zanzara comune.

Metti la tigre nel copertone
Alla fine la colpa è del detersivo al limone. Sembra infatti che la zanzara tigre - una specie di origine orientale che si è poi diffusa in Giappone, Stati Uniti e Brasile - sia arrivata qui facendo l'autostop su un carico di pneumatici usati, trasportati in nave fino al porto di Genova. Grazie all'acqua ristagnante nei vecchi copertoni, le zanzare hanno trovato un ambiente ottimale per la loro crescita e riproduzione. Da lì, poi, la diffusione in gran parte d'Italia. E il detersivo, che c'entra? I copertoni servirebbero all'industria chimica per riprodurre, con processi di sintesi, una sostanza presente naturalmente nella scorza degli agrumi. «Da dove viene la quantità di limoni necessaria - sostiene infatti un esperto del Wwf, Stefano Petrella - per produrre le tonnellate di detersivo al limone? Semplice, dai copertoni. Si grattugia il copertone, lo si distilla ben bene e si ottiene un idrocarburo terpenico, il limonene, che aggiunto a un comune detersivo lo fa diventare 'al limone'».

Tigre: dove e quando
Ma la notte no...

Se punge di giorno, allora è molto probabile che sia una zanzara tigre. Questa specie infatti non ama 'lavorare' di notte. Particolarmente attiva nella fascia mattutina (tra le 9 e le 11) e pomeridiana (tra le 15 e le 17), 'smonta' con il calar del sole per lasciare il posto alle zanzare comuni, che prediligono - ahinoi - le ore notturne e le camere da letto. Anche fisicamente le due specie si distinguono chiaramente l'una dall'altra: la tigre, di dimensioni più piccole, è caratterizzata da una colorazione molto scura del corpo, con una tipica linea bianca sul dorso ed evidenti fasce bianche sulle zampe e sull'addome. Raramente penetra negli appartamenti, se non in quelli situati al pianterreno o al primo piano: questo perché la sua limitata capacità di volo non le permette di raggiungere i piani più alti.

Per riderci su
Zanzare e tigri

Un passerotto appena nato si posa a terra e vede un cane: «Ciao, chi sei?», gli domanda. «Un cane lupo», risponde quello. 'Deciditi, sei un cane o sei un lupo?», fa l'uccellino. «Vedi - spiega pazientemente il cane - tra i miei antenati ci sono sia i cani che i lupi. Per questo mi chiamo così». Il passerotto vola via poco convinto e si posa su un ramo. Accanto a lui c'è un piccolo insetto. «Ciao, chi sei?», fa l'uccellino. «Una zanzara tigre», gli risponde quella. «Allora ditelo...», sbotta il passerotto.

Direzione ambiente Comune di Firenze, tel. 0552625385
Asl Firenze, tel. 0556263655
www.zanzaratigre.it