Opera d'arte e simbolo di fede, fu progettata negli anni '60 da Giovanni Michelucci

Scritto da Renzo Cassigoli |    Gennaio 2001    |    Pag.

Giornalista

La tenda sull'autostrada
L'hanno definita in molti modi la chiesa intitolata a Giovanni Battista, costruita da Giovanni Michelucci nei primi anni sessanta a Campi Bisenzio. Per Gio Ponti è "austera ma non altera", "musicale di poetici silenzi" e "di quella modestia e dignità con cui soltanto si può pensare alla casa di Dio". Per tutti è la chiesa-tenda dell'Autostrada, come quelle che nel Medio Evo accoglievano i pellegrini. Sembra volata lì, per caso, sorta come un albero da una semente portata dal vento, ma per chi s'avvicina dalla Piana di Sesto è ormai nello "skyline" di Firenze, come la Cupola del Brunelleschi.
Ma è anche qualcosa di più. Scrive ancora Gio Ponti: «Per questa chiesa l'Autostrada del Sole si riattacca alle nostre strade che menano per famose architetture attraverso città, luoghi e castelli. Autostrade orfane d'architettura». L'idea ha la semplicità disarmante dell'opera d'arte. Quella chiesa è una grande lezione d'architettura: «L'invenzione di una forma - sostiene Michelucci - è un fatto accademico che non mi ha mai interessato. Non dovevo inventare nulla, dovevo solo preoccuparmi di approfondire la conoscenza dell'ambiente, che già conoscevo, e di accompagnare i visitatori per un percorso tanto "eloquente" da suscitare in essi un progressivo interesse all'oggetto e al suo significato, in rapporto alla vita dell'uomo».
E' "l'intonazione dell'ambiente", dunque, il problema di Michelucci: «Il pensiero dell'architetto - scrive - è orientato da ciò che circonda o circonderà la sua "fabbrica": un "organismo generale" concepito per suscitare il graduale progressivo interesse del visitatore». Così la chiesa si presenta oggi al viaggiatore che, dopo averla scorta sull'autostrada, decida di fermarsi e visitarla.
L'incontro con il sagrato costituisce il primo invito alla sosta, o almeno — dice Michelucci — "ad una minor fretta a rientrare sull'autostrada". Da quel sagrato, attraverso un percorso interno, si accede al Battistero, mentre alla chiesa vera e propria, all'Aula, si può arrivare attraverso un'altra strada coperta. In queste due strade, o gallerie, figurano opere d'arte in bronzo di grande rilievo, come nel Battistero e nell'Aula.
Gli altari sono quattro: tre si trovano al piano terra, un quarto destinato ai matrimoni è in una cappella al piano sopraelevato. Nell'idea di Michelucci l'altare non sta più in alto rispetto ai fedeli ma più in basso, a significare non un Dio che giudica e punisce, ma che comprende e vuol essere compreso dall'uomo.
La costruzione è in pietra, le strutture portanti sono in cemento armato. La copertura è costituita da catenarie con spinte eliminate da contrappesi e tiranti ed è tutta ricoperta da lamiera di rame. A tratti è stata fatta a mano, con l'utilizzo di superstiti scalpellini e vecchi muratori, un mix di tecniche nelle quali il moderno si unisce all'antico. Basta pensare alla modernissima e ardita struttura in cemento armato della volta a tenda e dei puntoni, sempre in cemento, che la tengono alta. «Una copertura in cemento armato che non è una struttura, ma un telo teso», ha scritto Leonardo Ricci, che di Michelucci fu allievo con Detti e Savioli. «L'impiego del cemento non è in termini di soggezione ad una economia tecnico-strutturale, ma è al servizio della volontà dell'architetto di creare e configurare spazi con ritmi e modi da muratore più che da calcolatore».
Una chiesa che evoca la tenda sta a significare la provvisorietà del nostro "transitare" terreno. Qualcuno ha avvertito in essa, oltre al senso di un percorso, anche il pensiero e la "presenza" della morte. «Io non ho proposto questo tema - rispose a suo tempo Michelucci a Gio Ponti che, in qualche modo, l'aveva sollevato -. Ma so che le forme architettoniche che sto realizzando sono il risultato di un dialogo che ho stabilito con gli uomini, con la natura, gli oggetti, i materiali e tutto ciò che riguarda la vita. E quindi la morte. Così molte cose prima oscure mi si sono chiarite o mi sono apparse nuove».
La chiesa dell'Autostrada fu un fatto straordinario nella vita di Giovanni Michelucci. In una lunga conversazione che ebbi con lui nei mesi precedenti la sua scomparsa, il Grande saggio dell'Architettura, ormai centenario, spiegò che quella chiesa nasceva da una speranza di pace. «Nasce per dare una risposta al nuovo nomadismo dell'uomo che cerca la pace. Nasce da una chiesa itinerante che è frutto di questa ricerca di pace. Nasce da un bisogno di rivoluzionare lo spazio sacro».
Cosa significò, per l'architetto Michelucci, quella sfida? «Mi fu chiesta una consulenza per rivedere il progetto di una chiesa che la Soprintendenza aveva bloccato - mi raccontò in quella conversazione -. Rifiutai. Allora decisero di rinunciare definitivamente al progetto in esecuzione e di affidarmi l'incarico di un nuovo progetto. Devo dire che la chiesa dell'Autostrada arrivò al colmo della mia crisi più disperata, quando dovetti abbandonare l'insegnamento per raggiunti limiti d'età. E' questo che intendo quando parlo di fatti che giungono improvvisamente a risolvere le mie crisi».
La lunga vita di Giovanni Michelucci è costellata dai travagli sofferti per tentare di accostarsi a "una verità". Sono questi travagli, sostiene ancora Gio Ponti, che «in una professione intesa come missione, hanno fatto di chi scrisse la "Felicità dell'architetto", l'architetto più ammirevolmente e nobilmente infelice fra tutti noi».

La storia
Così nacque la "tenda"
Con una delibera del 23 luglio 1958 la società Autostrade del gruppo Iri commissionò all'ingegner Stoppa la progettazione di una chiesa nell'area direzionale Firenze Nord, fra Milano e Roma e l'autostrada Firenze-Mare. La mediocrità del progetto e le critiche di ordine paesaggistico, nel settembre 1960, bloccheranno i lavori di fondazione.
Il consigliere delegato dell'Iri, Giacomini, si rivolse allora a Giovanni Michelucci che si rifiutò di revisionare il progetto di Stoppa. Solo nell'ottobre del 1960 accettò di preparare un nuovo disegno. Nasce così l'idea della chiesa del Giovanni Battista, o dell'Autostrada, che, fin dai primi disegni, si presenta come aulica lettura dell'archetipo tenda.
La successione dei modelli, dal 1960 al 1961, scandisce la sofferta modellazione della grande vela. A quel punto la chiesa coincide quasi per intero con una sequenza di falde che evocano i fianchi scoscesi di una montagna: il Calvario, piuttosto che i panneggi di una tela. Solo nella primavera del 1961 è pronto il progetto di massima, assai vicino all'opera costruita e, nel 1963, lo schizzo 74 restituisce l'immagine che oggi vediamo della cattedrale-tenda gonfiata dal vento, a stento trattenuta al suolo dalla coppia di cavi. Il manufatto ostenta un muraglione di pietra, alto e sinuoso, con un tetto metallico appuntito sulla cui copertura di rame il tempo ha depositato una patina verde-azzurra dal sapore antico, efficace contrappunto alla carica provocatoria dei tumultuosi volumi.