Il castagno

Scritto da Francesco Giannoni |    Novembre 2006    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

La tana delle bisce
Fra i numerosi castagni toscani
citati nei testi sugli alberi monumentali, due suscitano il nostro interesse: il "castagno di Fredi" in frazione Roccatederighi, nel comune di Roccastrada, e il "castagnon d'la Rena", in località Cervara, vicino a Pontremoli.
Non spiccano per particolare bellezza: l'età e le avversità naturali sono tiranne. Ma, in vario modo, sono degni di attenzione e di rispetto. Il primo avrebbe (il condizionale è d'obbligo) addirittura 2000 anni! Il fusto, cavo, è alto solo qualche metro, ma ha una circonferenza di quasi 10 metri. La sua tormentata corteccia è ricoperta di muschio, dove sono cresciute le felci.
Come per ogni albero che si rispetti, una leggenda è nata alla sua ombra. Fredi era un rampollo degli Ardengheschi, signori di Roccatederighi nel XII secolo; amava, riamato, la giovane figlia di Peppone, feroce signore di Sassoforte e crudele nemico degli Ardengheschi. I due ragazzi si incontravano di nascosto ai piedi del castagno. Ma una notte, anziché il suo amore, Fredi incontrò i sicari di Peppone che non ebbero pietà del giovane. Ancora oggi, nell'anniversario della tragedia, si dice che i due innamorati escano dall'ombra, tenendosi per mano, accompagnati dal canto dei grilli e dal barlume delle lucciole.

Il secondo castagno, pur avendo "appena" 1000 anni, detiene il primato del fusto più massiccio di tutta la Toscana: oltre 12 metri di circonferenza. Nel 1999 una serie di tempeste provocarono il crollo della parte superiore del tronco centrale; ma l'albero, pur assai provato, è ancora vivo.
La base del fusto è dotata da secoli di un'enorme cavità in cui si può comodamente entrare. Per questo in passato tale cavità esercitava una duplice funzione: quella di gabinetto pubblico della comunità di Cervara (e quanto concime avrà ricevuto il castagnon...), e quella di rifugio per colonie di bisce (ma come avranno fatto i cervaresi ad "accomodarsi" in un bisciaio?). Negli ultimi decenni, per cercare più moderne agiatezze, i cervaresi se ne sono andati; al loro posto sono arrivati i cinghiali che hanno trovato nelle bisce un ghiotto boccone: e anche quelle sono sparite.



LA SCHEDA
A mezza quota

Alto fino a 30 metri e capace di lunga vita, il castagno (Castanea sativa) ha tronco robusto molto ramificato, con una chioma ampia e folta.
Le foglie, lunghe, dentate e con numerose nervature, hanno un colore verde scuro; sono lucide e glabre nella parte superiore, opache e pallide nella parte inferiore.
Quello che volgarmente è chiamato riccio, in realtà si chiama cupola: contiene una o più castagne che, commestibili in vario modo, hanno costituito in passato un'importante base alimentare. L'antica e diffusa coltivazione di questa pianta fa sì che l'areale originario di questa specie sia di difficile ricostruzione.
Il castagno si trova in tutto il Mediterraneo e in tanti altri paesi extraeuropei. In Italia cresce fra i 200 e i 1000 metri di quota su Alpi e Appennini; sull'Etna arriva fino ai 1500 metri.

Il legno, semiduro e di lunga durata, è usato per travi e tavole, mobili e botti; nell'industria cartaria serve a produrre cellulosa al solfato. Come combustibile ha uno scarso valore: brucia male, con molta cenere e poca fiamma.