Liquore ottocentesco, è tornato di moda. Ma senza quella molecola che fece impazzire ben più di un poeta

Scritto da Giulia Caruso |    Ottobre 2005    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

La strega verde
Un nome soave per un liquore
- l'assenzio - dal fascino maledetto ed enigmatico, cui hanno dato il loro contributo Degas e Van Gogh , Oscar Wilde , Baudelaire , Verlaine e Rimbaud , tanto per fare qualche nome. Proprio a quest' ultimo l'assenzio deve il soprannome di Fée verte (fata verde), fin da quando, a metà Ottocento, divenne sinonimo di genio e sregolatezza, fino a sprofondare nelle nebbie della leggenda e dell'oblio, dopo che il governo francese, sull'onda di gravi fatti di cronaca, lo mise al bando nel 1915, bollandolo peggio dell'oppio come fonte primaria di delitti, follia e morte.
Da allora la "fata verde", che in Italia conobbe il suo momento di gloria tra poeti decadenti e scapigliati nella Milano di fine Ottocento, è sopravvissuta nell'anonimato, dimenticata paccottiglia di un passato polveroso. Fino al 1996, quando fu ripescata e rilanciata da Radomil Hill , produttore di liquori cecoslovacco, alla ricerca di soluzioni brillanti per risollevare le sorti della distilleria di famiglia.

L'idea gliela suggerì una bottiglia di absenta, lontano parente del vecchio liquore, comprata durante una vacanza in Spagna. Da qui il progetto di rilanciare la moderna versione dell'assenzio, prima a Praga e poi a Londra. Nel 1998, in seguito ad una furba campagna promozionale, il suo Hill' s Absinth, un'esclusiva di The Green Bohemia Group, conosce un vero e proprio boom, diffondendosi nei bar di Soho come il "drink del terzo millennio, l'incarnazione dello spirito della libertà" e imponendosi come star indiscussa di party esclusivi nei migliori club della capitale britannica.
Da allora l'assenzio, in versione riveduta e corretta, è tornato a spargere il suo rapinoso fascino in mezza Europa. Tant' è che l'antica distilleria Pernod a Pontarlier , dal 1805 prima produttrice in Francia, ha deciso di riprenderne la produzione. Negli ultimi tempi, sull'onda di un tam-tam giovanile, amplificato via internet, la fata verde sta diffondendosi anche in Italia nelle discoteche alla moda e si prevede un pericoloso aumento dei suoi cultori anche presso un pubblico più adulto.

Certo, non è più l'assenzio dei tempi di Verlaine, che nelle sue "Confessioni" del 1895 ribattezzò la fata verde la «peggiore delle streghe», dopo che, in preda ai fumi dell'alcool, aveva sparato un colpo di pistola al suo amato Rimbaud.
All'epoca l'assenzio distillato da Pernod-Fils Absinthe , ricavato dall' Artemisia absinthium, raggiungeva i 65-70 gradi. L'assenzio di oggi ha una gradazione ben più leggera. Inoltre la thujone , molecola considerata responsabile di danni al sistema nervoso, presente nell'originale, è stata isolata ed eliminata. Ne resta vivo solo il fascino "dark" col quale, speriamo, nessuno vorrà eccedere.