La lunga vita di un Caffè a Pisa

Scritto da Pier Francesco Listri |    Gennaio 2002    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Pisa si è a lungo fondata su due numeri in crescendo: i millimetri di pendenza della sua celebre Torre (ma ora la pendenza è stata per sempre fermata), e il numero degli studenti universitari, sempre in aumento,
La storia passa dall'Ussero
tanto quasi da equiparare quello dei suoi abitanti.
Gloria di Pisa è la piazza dei Miracoli, che alle rinomate bellezze dei suoi monumenti aggiunge la singolarità di un Duomo, caso unico in Toscana, fondato non al centro ma quasi agli antipodi del vero centro cittadino che qui - è risaputo - sono i lungarni. I lungarni pisani sono i più belli di cui il fiume dispone nel suo corso, è naturale quindi che i migliori Caffè di Pisa sorgessero, ieri come oggi, quasi tutti in vista dell'Arno.
C'erano, nell'Ottocento, il Caffè Mediceo, il popolare Caffè della Ebe (lo ricorda nei suoi versi il Fucini), il Caffè Pietromani, frequentato nel dopo teatro e meta di artisti come Mascagni e Viani. Ancora sui lungarni, il Caffè Ciardelli (ora sede del Monte dei Paschi), roccaforte degli universitari e prediletto dalla borghesia per i suoi ottimi gelati.
Il più celebre Caffè storico pisano è senz'altro il Caffè dell'Ussero. Presente già nella seconda metà del Settecento, apre ancora oggi i suoi lucenti sporti sul lungarno. Ma quante cose sono cambiate! Intanto, la stagione pisana non era l'estate: si veniva in questa città a 'svernare' da molti luoghi del Granducato. Anche gli stranieri vi erano attirati dal mite clima, dai lungarni eleganti, dagli alberghi rinomati come il Regina Vittoria. I nomi illustri si sprecano. Shelley, Byron (che saliva a cavallo fin sullo scalone del suo palazzo), Alfieri, Leopardi (a Pisa nacque "A Silvia"), e alla fine anche Mazzini (in incognito) sostarono nella città tranquilla. Gli universitari (allora poco più di quattrocento) elessero nell'800 - e la tradizione dura ancora - il Caffè dell'Ussero a sede di baldorie e di ribollenti propositi patriottici.
Intanto, le bevande mutavano nel tempo: per quasi tutto il Settecento dominò la fumante cioccolata in tazza, poi fu la volta del caffè; né Pisa perse mai il gusto del "ponce nero". Il Caffè dell'Ussero - raro privilegio - non ha mai cambiato la sua sede: Lungarno Pacinotti, palazzo Agostini Venerosi Della Seta. Specchi, stucchi, dorature abbelliscono le eleganti salette.
Quanto al nome derivava da un reggimento di Usseri, che qui avevano stanza al seguito di Francesco Stefano Granduca (l'unica volta, nel 1738, che il sovrano lorenese si fece vedere nel suo granducato) e dell'amata consorte, l'imperatrice Maria Teresa d'Austria.
L'irrequietezza degli studenti fu da sempre tenuta d'occhio dai poliziotti granducali. Circolavano all'Ussero giornali giacobini, e il giovanissimo universitario livornese Francesco Domenico Guerrazzi anticipava il suo appassionato carattere di tribuno con concioni rivoluzionarie, crescenti col montare dei primi moti liberali.
Alla fine lo dimisero (espulsero) dall'università, e dovette lasciare anche il Caffè, dal quale poco dopo anche gli altri studenti - e fu causa di un quasi decennale appannamento del locale - decisero di disertare, tanti erano ormai i poliziotti che lo presidiavano. Fra i disertori, accanito frequentatore, il giovanissimo Giuseppe Giusti. Finché non arrivò il patriottico '48. Adunate e dimostrazioni per l'Italia unita si fecero frequenti fra i goliardi e l'Ussero tornò ad esserne il quartier generale. Lo ribattezzarono "Caffè dell'Unione" per il concorso anche di studenti di altre città toscane, come Lucca e Siena. Non pochi di loro partirono dall'Ussero con la brigata - ricordata anche oggi nei libri di scuola - che si batté poi a Curtatone. Oggi, negli eleganti locali dell'Ussero, queste memorie, conservate in effigi, bacheche e cimeli, conferiscono calore solenne e vecchiotto all'ambiente, ancora gremito di goliardi.
Ai tempi dei coniugi Feroci - la signora Flaminia al banco di mescita, Pietro 'diacciatore, confettiere, liquorista' che badava all'insieme - buona parte della cultura toscana passò o sostò all'Ussero.
Enrico Panzacchi, studente di più di un secolo fa, confessò nelle sue lettere di aver più volte preferito i tavoli di questo Caffè ai banchi universitari: Giosuè Carducci, a Pisa scolaro di lettere e filosofia, nello stesso periodo divideva le sue soste fra l'Ussero e il Caffè della Ebe: Renato Fucini, anche lui universitario pisano, all'Ussero ci lasciò il cuore ricordando più tardi 'le burle, le chiassate, e la sconfinata e spensierata libertà'.
Nulla oggi è più come una volta. Ma i bei lungarni pisani, le specchiere dell'Ussero e le brigate dei goliardi continuano a far di questo Caffè un emblema di Pisa, non meno che i candidi marmi posati sul verde del prato di Piazza dei Miracoli.

Il Caffè dell'Ussero è anche su internet, al sito www.localistorici.it, una rassegna completa dei Caffè e degli altri ritrovi che fanno ormai parte della storia italiana.