Scritto da Giorgio Celli |    Aprile 1999    |    Pag.

Entomologo e saggista

La storia di Nettuno
Nettuno non era, nel nostro caso, il dio della mitologia, ma un ragazzo di una città balneare, che la madre, per sfizio, aveva voluto chiamare così. Nettuno aveva vent'anni ma era, come suol dirsi, un po' "tocco". Amava molto sognare ad occhi aperti e stava per ore e ore immobile sulla spiaggia, o da qualche altra parte, a inseguire le sue fantasticherie. Non sapendo cosa farsene di quel figlio così strano, i genitori, che erano proprietari di un albergo posto in riva al mare, l'avevano destinato alle lavatrici, una decina di macchine ronzanti che Nettuno governava nei sotterranei dell'edificio. Nettuno, ogni giorno, riempiva le vaschette con il detersivo, metteva a punto il programma di lavaggio e andava a sedersi nell'angolo più appartato per ricominciare a sognare. Perché Nettuno, ci credereste!, in una bella notte di luna piena aveva incontrato, tra gli scogli, una piccola sirena. Chi l'avrebbe detto che queste graziose creature esistessero davvero! E che non fossero malefiche come racconta Omero! Sono rare, ma è perché le vedono solo quei ragazzi che hanno una grande capacità di sognare, e che sognano così intensamente da conferire un corpo ai loro miraggi. Nelle sere di plenilunio Nettuno usciva furtivo dall'albergo e andava all'appuntamento con la sua sirena, che gli parlava con la voce fluida del mare, come se il ragazzo portasse all'orecchio una grossa conchiglia. Ma da una certa sera in poi la sirena cominciò a mostrarsi sofferente. Il suo corpo era screziato di alghe, la coda aveva perduto, qua e là, le sue squame lucenti, e il viso era invaso da una schiuma bianchiccia che simulava una lebbra liquida. Con stupore Nettuno apprese che proprio quei detersivi, che lui manipolava ogni giorno, finivano in mare, e il loro fosforo, per dir solo di quello, ipernutriva le acque, provocando un eccesso di alghe. Queste, consumando tutto l'ossigeno, strangolavano a morte i pesci. Anche la sirena soffriva del "mal di fosforo", e se non si provvedeva subito avrebbe potuto passare a miglior vita. Nettuno era, forse, un po' tonto, ma capì la faccenda al volo. Decise così di impiegare i detersivi con grande parsimonia, e di scegliere quelli con soltanto l'un per cento di fosforo. Ma perché poi non optare per i prodotti che avevano completamente abolito il fosforo, rinunciando ad avere lenzuola bianchissime? Bastava, disse ai genitori, che le lenzuola fossero ben pulite, il resto era superfluo, e ricordò che i pesci morti sulla battigia non erano di sicuro uno spettacolo tale da invogliare i bagnanti a ritornare. Vogliamo ascoltare anche noi i consigli di Nettuno? Se non credete alla sua sirena, considerate almeno che il mare è pieno di vita e che dipende anche da noi se conserverà nel futuro la sua straordinaria biodiversità.

Dal decalogo del "Consumo sostenibile"
4. Usare detersivi con parsimonia e privilegiare prodotti naturali per la pulizia.