Ritualità pagana e cerimoniali di origine cristiana nell'evento clou del febbraio sardo

Scritto da Giulia Caruso |    Febbraio 2007    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

La stella di Carnevale 2
I tamburi rullano senza sosta
mentre il cavaliere con il volto coperto da un'enigmatica maschera bianca impugna la spada tenendola dritta davanti a sé. Si alza in piedi mentre il cavallo è lanciato al galoppo. Pochi secondi dopo il boato del pubblico lo accompagna mentre infila la punta del fioretto in una stella sospesa a mezz'aria. La folla ormai impazzita acclama "su componidori" che esibisce con orgoglio la stella sulla punta della spada.
È questo il culmine del toccante e superbo spettacolo di "Sa Sartillia", la Sartiglia di Oristano, che ormai da secoli, l'ultima domenica e il martedì di Carnevale, ritorna elettrizzando la città sarda. Da via Sant'Antonio, passando per il Duomo fino a via Vittorio Emanuele e piazza Mannu, un vero e proprio torrente di folla proveniente da ogni parte dell'isola e da fuori regione si accalca ai bordi del tracciato di terra battuta e paglia, dove i cavalieri si esibiscono in una gara di destrezza ai limiti dell'impossibile. E un fragore di urla e applausi guida le gesta del cavaliere, quando la spada trafigge la stella.

La stella di Carnevale 1
La Sartiglia non è una semplice celebrazione
di riti carnevaleschi né un'esibizione di abilità da parte di cavalieri particolarmente spericolati, ma un vero e proprio rituale in cui vibrano le note ancestrali dell'anima della gente del luogo. In questa manifestazione che Oristano, da più di 500 anni, vive ancora oggi con intensità emotiva indescrivibile, sopravvivono elementi misteriosi di ritualità pagana e cerimoniali di origine cristiana. Vi ritroviamo la sacralità medievale della vestizione del cavaliere, il significato arcano della maschera che indossa, che lo fa diventare uomo e donna al tempo stesso, né femmina né maschio. E poi c'è la stella, antico simbolo di fertilità. Il fascino della Sartiglia viene esaltato dalla regale compostezza esibita dai cavalieri prima di lanciarsi nel dinamismo estremo della giostra.
L'organizzazione spetta, per diritto consacrato dalla tradizione, alla corporazione artigiana dei falegnami, detta Gremio. Il rito comprende diverse fasi prima della gara vera e propria, alla quale i cavalieri si preparano con religiosa dedizione, durissimi allenamenti e autentico sprezzo del pericolo.
La vestizione del capo dei cavalieri, il "componidori", ha un sapore quasi liturgico e viene effettuata da alcune ragazze, le "massaieddas", guidate da "sa massaia". Il componidori indossa una giacca senza maniche chiusa da fermagli d'argento, una camicia bianca con maniche ampie, un cinturone con fibbia sempre d'argento e pantaloni di pelle. Il volto è nascosto da una maschera di legno fermata da un fazzoletto di seta annodato dietro la testa. Il capo è coperto da un velo triangolare ricamato, quasi da sposa, e da un cappello nero a cilindro che ha sostituito l'originario berretto rosso.
Lo stile degli abiti è di chiara derivazione spagnola, come spagnolo è il nome della festa che deriva da "sortija", un amuleto portatore di grande fortuna. La stella viene sospesa in alto sul terreno di gara e tutti i cavalieri devono infilarla lanciando i cavalli al galoppo, con la spada o con un bastone("su stoccu").
Secondo l'antico rito, più stelle i cavalieri riusciranno a centrare, più abbondante sarà il raccolto e la prosperità del popolo di Oristano.

Il componidori accede alla casa del "majorali", il capo del Gremio dei falegnami. Sale sulla "mesitta", una specie di palco decorato con rose e chicchi di grano dove avverrà il rito della vestizione, diretto da "sa massaia", una donna adulta e coniugata, coadiuvata dalle "massaieddas", scelte tra le ragazze nubili di Oristano. La nomina del componidori, primo cavaliere, capo della gara, spetta al primo majorali (quest'anno è il maestro Giovanni Mugheddu) che, riuniti i membri del Gremio, chiede il loro parere sulla persona da nominare.
Con l'approvazione del consiglio, il majorali, accompagnato da una delegazione, il 2 febbraio, festa della Candelora, si reca dal prescelto per formulargli l'invito, portandogli in dono una candela decorata da nastri colorati.

Prima di salire sul cavallo, il componidori, aiutato dalle massaieddas, indossa l'antico "coiettu", il corsetto di pelle con alamari d'argento, e brinda insieme al majorali per la buona riuscita della corsa. Subito dopo le ragazze gli pongono sul viso la maschera rituale che lo trasforma in una sorta di divinità. Un velo bianco - che le massaieddas chiudono fermandolo con una camelia e su cui verrà apposto un cappello nero a cilindro - suggella il rito.
Il componidori sale in sella e il majorali gli consegna "sa pippia de maju", una specie di scettro decorato da un mazzolino di violette all'estremità, simbolo dell'imminente primavera, con il quale benedirà la folla. A questo punto "su componidori" esce reclinato sul cavallo. Entra in lizza insieme ai suoi aiutanti di campo, "su segundu" e "su terzu". Il corteo arriva sul luogo della gara. Su componidori e su segundu vanno sotto la stella per il rito dell'incrocio. Le spade si toccano per tre volte, il torneo ha inizio.
A su componidori spetta il compito di aprire la corsa alla stella. Il cavallo è lanciato al galoppo. Si avvicina all'anello col braccio destro teso, stringe la spada, prende la mira, si alza in piedi sulle staffe. Un urlo prorompe da migliaia di petti. La stella rotea intorno alla lama lampeggiante. Alla fine, il capo corsa e i suoi due vice proveranno ad infilzare la stella con su stoccu, un'asta di legno lavorato.
Ancora un ultimo rito (sa remada), con su componidori costretto a percorrere di corsa la pista disteso di schiena sul dorso del cavallo. La Sartiglia può essere dichiarata conclusa e lasciare il posto all'esibizione della Pariglia dei cavalieri, una vera e propria girandola mozzafiato di acrobazie: come per esempio la pariglia a cinque, con i partecipanti che si esibiscono in piedi sul cavallo o a ponte sulle spalle dei compagni.

Al tramonto, ad un cenno del componidori, i giochi equestri s'interrompono. Il rituale della svestizione chiude la giornata e rompe l'incantesimo: su componidori torna ad essere soltanto un uomo.

La Sartiglia 2007

18 e 20 febbraio
Centro storico di Oristano Info: www.sartiglia.org

Ente provinciale per il turismo, tel. 078336831
Pro loco, tel. 078370621

L'edizione 2006, che ha visto nel ruolo di su componidori Giampiero Puddu, si è chiusa con un raccolto di 14 stelle



Foto dall'archivio fotografico dell'assessorato al Turismo della provincia di Oristano