I negozi che vendono prodotti stranieri

Scritto da Alessandra Pagliai |    Gennaio 1998    |    Pag.

Uomini,
La spesa degli altri
donne e bambini di ogni angolo della terra, di religione, razza, colore della pelle e abitudini diverse, vivono da anni in Toscana. Le statistiche più recenti parlano di un totale di 60 mila 796 immigrati - di cui 40 mila 700 extra comunitari con permesso di soggiorno sparsi per la regione - e di 11 mila 701 iscritti all'anagrafe di Firenze come residenti, 9 mila 636 dei quali non comunitari. Lo stuolo multi etnico arrivato nella nostra regione si è presto mobilitato per creare centri che potessero rappresentare un forte legame con tradizioni e culture d'origine, forse anche per farsi conoscere meglio da noi, paese ospitante. Esistono infatti templi e sinagoghe per i diversi culti, conosciamo i molti ristoranti che propongono cucine esotiche, ma il fenomeno più recente è l'apertura di negozi dove acquistare prodotti altrettanto esotici.

Sapori d'Oriente
Da quando si è verificato il fenomeno dell'immigrazione, che ha interessato buona parte dei 287 comuni toscani, qualcosa è cambiato anche nei nostri costumi. E a incuriosirci, in particolare, sono stati proprio i negozi, luoghi dove si compra e dove ci si incontra, in una vera contaminazione fra culture diverse. Cittadini cinesi, filippini, marocchini, somali, dello Sri Lanka, brasiliani, peruviani, egiziani, iraniani, senegalesi, indiani, tunisini ed etiopi, solo per ricordare alcune delle etnie presenti a Firenze, li frequentano per ritrovare, almeno in parte, le loro tradizioni. Ma non è difficile incontrarvi anche dei fiorentini.
«Vengono qui per acquistare spaghetti di riso e di soia, liquori, riso di ogni tipo, platano, cosmetici - dice Michele Wong, cinese nato in Italia e proprietario di un market in via del Melarancio, a Firenze - . E' la curiosità a muoverli perché poi a casa si divertono a cucinare piatti diversi». Il suo negozio importa prodotti dalla Cina, Filippine, Giappone, Messico, India, Sri Lanka e Brasile. Molto richiesti sono anche i cestelli per cuocere a vapore e le wok, pentole in ferro a forma concava dal prezzo assai variabile (dalle 19 alle 70 mila lire) usate in cucina per saltare i cibi.

Bellezze in nero
Sempre a Firenze, in via dei Ginori, c'è un negozio specializzato nella vendita di cosmetici di marca inglese e americana soprattutto per gente di colore. Ma non sono solo le "bellezze nere" a frequentarlo per comprarvi profumi, articoli di bigiotteria o addirittura parrucche. Dice uno dei soci, Joseph Adya: «Fra i nostri clienti ci sono anche bianchi, persone ad esempio dai capelli molto ricci che cercano balsami e creme stiranti, oppure animatori della notte che vogliono trasformare il loro look con creme di ogni tipo, rossetti e smalti». Le parrucche di capelli sintetici costano dalle 105 mila alle 295 mila lire; quelle di capelli veri invece vanno dalle 300 mila alle 450 mila. L'importazione di tutti i loro prodotti è diretta.

L'Africa nel piatto
In via Panicale è aperto da tre anni un market che vende prodotti importati dall'Africa e dall'America Latina, frequentato soprattutto da africani, dominicani, cubani e sudamericani. Alcuni di loro mangiano sempre africano ma altri alternano questa dieta con i prodotti italiani, anche perché, come conferma Kouyate Fatoumata, uno dei soci del negozio, un pasto tipo costa un po' più della cucina italiana, visto che la merce è tutta di importazione. Dice Kouyate: «Qui tutti possono comprare il platano, una specie di banana verde da fare fritta o lessa; la manioca, un tubero che si può friggere o lessare, lo jam, dal sapore simile a quello della castagna, ottimo fritto o in forno, e ogni sorta di bevanda tipica africana». Ci sono poi infinite varietà di riso, il cus cus, fagioli brasiliani, messicani e nigeriani.

Per arabi ed ebrei
Carni destinate alla comunità ebraica si vendono invece all'interno del mercato di S. Ambrogio. Dice il signor Bruno, titolare della macelleria: «Gli animali macellati con il metodo casher sono allevati nelle nostre zone da un contadino a cui viene affiancato, nella fase della crescita e della macellazione, un rabbino laureato in veterinaria, la cui presenza garantisce l'effettiva purezza delle carni ai clienti».
Da otto mesi è aperta in via dell'Oriolo una macelleria araba, dove si può acquistare carne, ovviamente locale, macellata però col particolare procedimento islamico. Spiega Allah Brahim, del negozio: «I nostri clienti sono soprattutto arabi, ma serviamo anche persone di altre nazionalità. Oltre alla carne vendiamo infatti cus cus e scatolame vario, per un 90 per cento egiziano, ma anche tunisino e libanese, tutti prodotti etichettati all'origine».
Naturalmente questi sono soltanto alcuni dei tanti negozi dove è possibile comprare articoli difficilmente reperibili altrove. Citarli tutti sarebbe stata impresa assai difficoltosa, per mancanza di tempo e soprattutto di spazio. Ma ci piace pensare che queste informazioni e curiosità possano bastare ad avvicinare un mondo dei consumi tanto diverso da quello in cui viviamo quotidianamente. La conoscenza e il rispetto per gli altri possono partire anche da qui.