Modena City Ramblers: una storia di musiche e impegno. Un percorso comune con la Coop per promuovere solidarietà

La solidarietà cantata

di Matteo Pucci

Un ex complesso caseario nella campagna attorno a Rubiera (Reggio Emilia), ristrutturato secondo forme fantastiche, a metà tra la realtà e il sogno. Un casale, una torre per la stagionatura del formaggio convertita in studio di registrazione, lo scheletro di una lunga serra con dentro i vagoni di un treno. C'è uno splendido sole autunnale, la vendemmia del Lambrusco è agli sgoccioli: ci sediamo sotto un piccolo patio a parlare con Cisco (al secolo Stefano Bellotti), la voce dei Modena City Ramblers. La voce, non il leader: qui non ci sono leader, ma un gruppo di persone nate per stare assieme, affiatate, cresciute con dentro gli stessi valori, sogni convergenti, spiriti affini. Così le parole si sovrappongono, le risposte si moltiplicano: ed è bello così.

Allora Cisco, come nascono i Modena City Ramblers?
«I Modena nascono in maniera strana e casuale. Correva l'anno 1991: c'erano persone un po' deluse dal proprio passato, dalla propria storia musicale, che hanno trovato un modo di stare assieme sulla base della musica irlandese. Molti di noi erano stati in Irlanda, scoprendo un nuovo mondo, un modello di vita e di divertimento lontano anni luce dal nostro di quei tempi. Un divertimento fatto di musica acustica suonata ovunque, per strada, nei pub, 24 ore su 24, che noi abbiamo cercato di ricostruire una volta tornati nelle nostre zone. Come gli irlandesi abbiamo tante tradizioni: solo che mentre loro ne godevano, noi le avevamo scordate. In Irlanda c'erano i Dublin City Ramblers, i Cork City Ramblers... A Modena sono nati i Modena City Ramblers.
Abbiamo iniziato a suonare Bella ciao, abbiamo ramblerizzato Contessa, Figli dell'officina, La locomotiva. Un paio d'anni dopo abbiamo cominciato a scrivere i nostri pezzi, a suonare dal vivo in un modo che io definisco 'da cazzoni': non eravamo né bravi musicisti né artisti completi, ma sul palco ci divertivamo e la gente si divertiva assieme a noi. Nel giro di due anni abbiamo costruito un 'giro' che nessuno si sarebbe mai aspettato».

Modena City Ramblers e politica: siete un gruppo schierato o politicizzato?
«Siamo un gruppo resistente. Noi non tiriamo le elezioni a nessun partito (anche se qualcuno ce l'ha pure chiesto): facciamo quello in cui crediamo, suoniamo alle feste dell'Unità, di Liberazione, di Legambiente, ovunque. Siamo critici e coerenti: chi riduce i Modena City Ramblers a un gruppo politico o politicizzato o ha paura di noi, non ci ha proprio capiti. Probabilmente oggi siamo scomodi: ci vedete poco in televisione, sui giornali 'sbagliano' pure le date dei nostri concerti. Ci hanno perfino vietato di cantare Bella ciao al concerto del 1° maggio a Roma, per la festa dei lavoratori!».

Uno dei vostri punti di forza è sempre stata la capacità di esibirvi sul palco: c'è differenza tra la gente che viene a vedervi oggi e quella che veniva negli anni passati?
«Tantissima, è anche un fatto legato alla nostra storia. Agli inizi avevamo un pubblico quasi coetaneo, di persone sui 25-30 anni che ci venivano a vedere perché avevano i nostri interessi, avevano fatto e vissuto le nostre esperienze. Oggi siamo cresciuti e a vederci vengono un sacco di ragazzi giovani, che si identificano nelle tematiche che trattiamo. E' una cosa stupenda, ma non nascondo che amiamo vedere ai lati del palco (davanti no, perché ai nostri concerti si 'poga' forte) le famiglie, genitori con i bambini in braccio».

Come rispondete a chi vi giudica un gruppo "retorico"?
«Rispondiamo che la retorica può essere vista in tanti modi: noi usiamo certi linguaggi, certe parole, il dialetto modenese, perché le storie che raccontiamo ce lo chiedono, ci obbligano. Noi stiamo molto attenti alla retorica, all'uso delle parole, ma secondo la nostra sensibilità: forse chi ci accusa di essere retorici non ci ha capiti, non viaggia sui nostri codici, o forse ha semplicemente paura. Magari è scomodo che qualcuno abbia riscoperto storie, tradizioni, canzoni di lotta e ribellione».

Come saranno i Modena City Ramblers del futuro?
«Con 'Radio Rebelde' si è iniziato un nuovo cammino. C'è stata una grande spinta che ha tracciato un nuovo solco dove i Modena hanno trovato suoni, idee, gente. Il prossimo disco (che uscirà nei primi mesi del 2004) si collocherà lungo questa nuova strada. Noi non abbiamo mai amato fare dischi uguali, ma figli di quello che viviamo al momento».

La chiacchierata finisce qui: i Modena City Ramblers tornano in studio a registrare, a cambiare il mondo nel modo che conoscono, come fanno ormai da oltre dieci anni a questa parte: con la musica. Raccontando i loro sentimenti, le emozioni, esperienze che grazie al loro impegno diventano patrimonio di tutti. Piano piano, goccia dopo goccia.

SOLO NEI PUNTI VENDITA COOP
Cd per l'acqua e la pace

Gocce è il titolo di un nuovo mini cd che i Modena City Ramblers hanno appositamente registrato a sostegno della campagna di Coop "Acqua per la pace". Ecco i cinque pezzi. "Al fiòmm", dedicato al Po, simbolo di vita e di prosperità, ma anche forza della natura che impone rispetto e cura da parte degli uomini. Questa versione anticipa quella che sarà inclusa nel nuovo cd "Viva la vida, muera la muerte" di prossima pubblicazione. Un inedito dunque, che accompagna "Madre Terra", ispirata al tema più che mai attuale del rapporto tra la nostra civiltà, il suo progresso e le conseguenze per il pianeta. Seguono "In un giorno di pioggia", "Una perfecta excusa" e "Bella Ciao", in versioni inedite e particolari: un biglietto da visita per chi li ascolta per la prima volta.
Il mini cd sarà in vendita esclusivamente nei negozi Coop dalla seconda metà di novembre, primo passo di un percorso comune tra i Modena City Ramblers e la Coop: l'obiettivo è promuovere solidarietà e sensibilizzare i giovani, e non solo, sui temi dell'ambiente, della pace, della giustizia e della fratellanza tra i popoli di tutto il mondo.