Secondo lo studio di un gruppo di ricercatori pisani, la gelosia delirante sarebbe causata da uno squilibrio biochimico

Scritto da Andrea Marchetti |    Marzo 2013    |    Pag. 47

Dopo gli studi giuridici, si è occupato di ambiente ed energie rinnovabili: scrive per www.greenme.it, www.greenews.info e per alcune riviste del Gruppo Tecniche Nuove S.p.A. Collabora, inoltre, con la redazione di Pontedera (Pisa) de La Nazione e, dal 2010, con l'Informatore. Ha frequentato il Master in "Scrittura e Storytelling" della Scuola Holden di Alessandro Baricco e oltre a scrivere per i giornali si cimenta come sceneggiatore per cinema e fumetti.      

La gelosia è un sentimento estremamente complesso che da sempre attira gli studiosi, gli psicologi su tutti, ma anche gli uomini di lettere: poeti, scrittori e drammaturghi hanno raccontato la gelosia, così strettamente legata all’amore, in molte delle sue sfaccettature e manifestazioni.

L’opera più celebre è senza dubbio Otello di Shakespeare. È il dramma della gelosia per eccellenza in cui Otello, il Moro di Venezia, ossessionato dal sospetto, abilmente instillato in lui dal suo luogotenente, il manipolatore Iago, giunge addirittura ad uccidere l’amata Desdemona.

E, non a caso, è stata chiamata “Sindrome di Otello” una forma di gelosia ossessiva, non più fisiologica e naturale, bensì patologica. Una vera e propria sindrome, appunto, che secondo Sigmund Freud, padre della moderna psicanalisi, è rivolta non solo alla persona che si ama e che si teme di perdere, ma anche all’uomo o alla donna rivale in amore.

Donatella marazziti la sindrome di otello gelosiaLa gelosia è un sentimento molto pervasivo, dunque, che fa soffrire anche chi lo prova oltre a chi lo subisce e che, nelle sue degenerazioni, è protagonista in molti fatti di cronaca, fino alle conseguenze più estreme: eccessi d’ira, aggressioni, a volte anche suicidi od omicidi. Spesso a farne le spese sono le donne, molestate dal partner o dall’ex che non accetta la fine della relazione, la perdita o un rifiuto.

Tanto che è stata coniata anche una nuova definizione di reato, lo stalking, per descrivere e punire tali forme di persecuzione: minacce, pedinamenti, comportamenti ossessivi.

Ma che cosa passa nella mente di uno stalker? Quando la gelosia si trasforma da sentimento in ossessione? Esistono delle avvisaglie? In altre parole, è possibile prevenire comportamenti violenti, cogliendo i segnali di una degenerazione patologica della gelosia?

Un aiuto potrebbe arrivare da un recente studio di un gruppo di ricercatori pisani del Dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell’Università di Pisa.

Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista “Cns Spectrum” della Cambridge University Press, gli eccessi di gelosia delirante sarebbero causati da uno squilibrio biochimico, in particolare dall’eccesso di un neurotrasmettitore, la dopamina, all’interno della corteccia prefrontale, ovvero un’area del cervello che sovrintende ai processi cognitivi ed affettivi.

Il team di studiosi, composto da Donatella Marazziti, Michele Poletti, Liliana Dell’Osso, Stefano Baroni e Ubaldo Bonuccelli è giunto a questa conclusione, grazie alla risonanza magnetica funzionale che permette di osservare il cervello mentre funziona, proprio mentre avvengono determinati comportamenti.

«Abbiamo elaborato un modello teorico - spiega Donatella Marazziti - basato sull’osservazione clinica dei pazienti affetti da schizofrenia, alcolismo e morbo di Parkinson, nei quali sono molto comuni le manifestazioni di gelosia delirante, in particolare nei soggetti che soffrono di morbo di Parkinson, curati con farmaci che incrementano la produzione di dopamina».

Gli studiosi, dunque, hanno fatto due più due, individuando nell’eccesso di dopamina la causa dell’alterazione e della perdita del controllo per cui, da un dettaglio insignificante, si può arrivare alla certezza di un tradimento. «Se la gelosia è un sentimento naturale - continua Marazziti -, il punto è individuare lo squilibrio che trasforma questo sentimento in un’ossessione pericolosa.

Pensare che la relazione con la persona amata sia l’unica cosa importante della propria vita, interpretare erroneamente i comportamenti e i sentimenti del partner e percepire la sua perdita come una totale catastrofe sono sintomi che alla fine possono portare a comportamenti aggressivi ed estremi».

«L’indagine è solo all’inizio e ulteriori studi sono necessari», avverte Donatella Marazziti, che conclude: «la speranza è che una maggiore conoscenza dei circuiti cerebrali e delle alterazioni biochimiche che sottendono la gelosia delirante, possa aiutare nell’identificazione precoce dei soggetti a rischio».

Nella foto l'intervistata Donatella Marazziti ricercatrice del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell'Università di Pisa