Scritto da Giulia Caruso |    Settembre 2005    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

La signora sorriso
Con la sua dirompente, istrionica vitalità,
Maria Cassi calca il palcoscenico ormai da vent'anni, in coppia con Leonardo Brizzi - Aringa e Verdurini, per la cronaca. Lei, verve da clown, mimica unica e sorprendente, regista e autrice dei testi. Lui, con la sua bravura di pianista e compositore, autore delle musiche.
Dal fortunato esordio nel 1986 con "A Saintrotwist", tanta acqua è passata sotto i ponti. Mille repliche, in giro per il mondo, Inghilterra, Stati Uniti, Giappone, Thailandia e Malesia.
«Festeggeremo l'anniversario ad aprile per un mese di seguito», annuncia. Tutti insieme allegramente, al Teatro del Sale a Firenze dove lei è di casa e dove il palcoscenico si incontra con la buona cucina.
«È stato mio padre a trasmettermi l'amore per la buona tavola, per i piatti semplici e gli ingredienti genuini, come il pane e l'olio».

Maria è una buongustaia, ma confessa candidamente di non avere proprio il tempo per stare dietro ai fornelli. A cucinare - tra l'altro in maniera egregia - ci pensa suo marito, Fabio Picchi, patròn del Teatro del Sale e del Cibreo, quasi un'istituzione per la gastronomia fiorentina.
«Pane olio sale e una passatina di pomodoro, una merenda favolosa dei tempi della mia infanzia e che ancora oggi riesce a farmi felice», ammette. Cibo senza tanti fronzoli, schietto e un pochino all'antica per un'attrice poliedrica.
Con la sua faccia birichina e malinconica, capace di colorarsi e scomporsi in mille sfaccettature espressive.
«Un clown straordinario», l'ha definita qualcuno. Lei ha semplicemente assimilato, filtrandola attraverso la sua particolare sensibilità, la lezione di Nola Rae, una delle più grandi donne mimo di tutti i tempi. E anche di Jacques Lecoq, celebre mimo francese ideatore del Teatro del Gesto. Maria ne ha appreso la tecnica tramite l'insegnamento di Alessandra Galante Garrone, direttrice della scuola del Nouveau Cirque di Bologna, scomparsa lo scorso anno.

Dai Beatles a Erasmo da Rotterdam, a Bertold Brecht, fino a Cesare Zavattini, tanto per fare qualche nome. Maria li ha rivisitati con grazia, muovendosi sul filo della leggerezza, del sorriso e dell'ironia.
Come è riuscita a fare con "Zavattini!", suo personalissimo omaggio al grande autore di tante sceneggiature che hanno fatto la storia del cinema italiano.
«L'affascinante opera artistica di "Za" mi dà ancora una volta l'occasione di salire su un palco felice - spiega -. Attraverso questo universo così vario posso confrontare ancora il mio amore per la vita, per la "follia"».
Maria sta già pensando ad un nuovo tema: l'adolescenza, un mondo difficile ma ricco di fascino che sarà l'argomento del prossimo spettacolo.
A proposito, l'anno scorso è stata eletta assessore alla cultura della Provincia di Firenze. Incarico che affronta con la sua consueta carica di simpatica, briosa energia.