Amati ma sconosciuti, e a rischio di estinzione. L’ospedale dei ricci

Scritto da Silvia Amodio |    Gennaio 2017    |    Pag. 43

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

riccio

L’allattamento di un piccolo riccio - Foto E. Chiavassa

Mondo animale

«Siamo entrati per caso nel mondo dei ricci molti anni fa quando Giulia, che poi sarebbe diventata mia moglie, ne trovò uno che vagava in un parcheggio a Milano, in una fredda mattina d’inverno. Non era una situazione normale, visto che era il periodo del letargo. Una volta portato a casa ci siamo resi conto che c’erano poche persone esperte in grado di aiutarci».

Chi ci racconta l’episodio è Gerard Mangiagalli, medico veterinario, esperto in chirurgia e ortopedia. «Abbiamo iniziato a interessarci a questi animali da un punto di vista scientifico, grazie al supporto di altri colleghi; in poco tempo, abbiamo raccolto molte informazioni e Giulia è diventata molto esperta nel primo soccorso e accudimento. Il primo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale “Veterinary Patology”, è stato realizzato insieme a Marina Setti, una biologa di Reggio Emilia, e all’Università di Milano. Abbiamo raccolto dei campioni di sangue per capire i parametri di riferimento sullo stato di salute dei ricci».

Questi animaletti hanno un ruolo fondamentale nel nostro ecosistema e sono creature molto amate, eppure di loro si conosce poco. I cambiamenti climatici comportano nascite tardive che compromettono il letargo; i loro habitat vengono distrutti e per questa ragione si avvicinano sempre di più alle città in cerca di cibo, anche perché l’uso indiscriminato di pesticidi elimina gli insetti, parte integrante della loro dieta. I ricci stanno passando un brutto momento, tanto che sono inseriti nella lista delle specie a rischio di estinzione.

Così, riccio dopo riccio, Gerard Mangiagalli è diventato un punto di riferimento internazionale al quale si rivolgono persone da tutta Europa. Un altro incontro casuale ha contribuito a questa crescita.

«Un giorno mi ha chiesto un consiglio Massimo Vacchetta, un collega di Cuneo specializzato in grandi animali, perché aveva trovato un riccio neonato. Da questa esperienza è nata in lui una vera e grande passione che lo ha portato a dedicare tutto il suo tempo e le sue energie a questi animali», prosegue il veterinario. Massimo Vacchetta ha creato per loro a Cuneo un centro di recupero, La Ninna, dal nome del suo primo riccio, che al momento ospita circa 70 individui.

Il suo impegno è stato molto apprezzato dai frequentatori dei social e dai media, rendendolo in poco tempo una persona molto popolare fra “gli addetti ai lavori”.

Da questa esperienza è nato anche il libro 25 grammi di felicità, scritto a quattro mani con Antonella Tomaselli (ed. Sperling & Kupfer), che in poco tempo è salito in cima alle classifiche.

I casi più disperati, alcuni raccontati anche nel libro, sono stati curati nella clinica di Milano, grazie alla strumentazione all’avanguardia e all’esperienza di Mangiagalli. «Quello che mi preme sottolineare - evidenzia il veterinario - è che faccio sempre il possibile: un animale che muore per me è una sconfitta. Un giorno Massimo mi ha portato un riccio incidentato al quale abbiamo amputato e ricostruito una zampina. Ora Piedina, così si chiama, sta benissimo. Un’altra volta ho ricostruito una vagina lunga 2 cm di una riccetta, e anche lei si è rimessa completamente. Ogni primavera, dopo un periodo di riabilitazione, libero insieme ai miei tre bambini e a mia moglie tantissimi ricci che abbiamo salvato. È una magia e un’occasione per spiegare loro che siamo i custodi della natura, che abbiamo il dovere di prenderci cura degli animali, che però non ci appartengono e che devono tornare nel loro ambiente».

Info: Milano Natura, Centro Recupero Animali Selvatici, Centro recupero ricci La Ninna

L’intervistato

Gerard Mangiagalli, medico veterinario, esperto in chirurgia e ortopedia


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