Dal teatro al cinema, il percorso di Barbara Enrichi da Tavarnelle Val di Pesa

Scritto da Silvia Amodio |    Febbraio 2017    |    Pag. 11

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Barbara Enrichi

Barbara Enrichi - Foto S. Amodio

Il personaggio

È stato Il Ciclone, il film di Leonardo Pieraccioni, a renderla famosa al grande pubblico e a consacrarla alla critica con il premio David di Donatello. La carriera di Barbara Enrichi, però, parte da lontano, con un lungo percorso teatrale insieme a Ugo Chiti, mai abbandonato nonostante i successi televisivi e cinematografici.

Donna colta, sensibile e poliedrica, scrive anche testi teatrali; fra le regie ha firmato Variabili Femminili, un documentario girato nel Chianti che raccoglie, e mette a confronto, le testimonianze di tre generazioni di donne.


Vent’anni fa

«Mi piace tornare a parlare de Il Ciclone - ci racconta Barbara - perché abbiamo festeggiato da poco i 20 anni dall’uscita del film, con feste, eventi in tutta Italia e anche un libro. È stata un’occasione per ritrovarsi e per verificare a tanti anni di distanza il grande affetto del pubblico per questa pellicola, diventata un vero e proprio film di culto. Credo che il successo sia dovuto alla scelta dei personaggi, tipicamente toscani, in cui lo spettatore può riconoscersi. La forza del film è stata la toscanità condita di ironia e di uno stile diretto e pragmatico. Io sono molto legata al personaggio di Selvaggia che, qualcuno lo ricorderà, nel film è la sorella omosessuale di Pieraccioni. Un ruolo che mi è stato letteralmente cucito addosso dopo aver interpretato, sempre sotto la sua regia, I Laureati, dove avevo i capelli cortissimi. Personalmente sono contenta di aver dato un contributo alle battaglie per la rivendicazione dei diritti delle persone gay. Un tema interessante e audace, se si pensa che sono passati molti anni. Forse è stata la prima volta in cui nel cinema italiano si parlava così apertamente di questa condizione».

Pieraccioni è stato un bravo regista e la Enrichi ricorda che «sul set creava un’atmosfera complice e affiatata fra gli attori: noi per primi dovevamo divertirci. Questo è stato fondamentale per superare la stanchezza delle molte ore di lavoro sotto il sole di agosto. A proposito del David di Donatello vi racconto un aneddoto: quando ti consegnano la statuetta, placcata oro con il basamento di malachite, non c’è scritto il nome, perché il vincitore è svelato solo durante la premiazione. Io avevo paura a farci scrivere il mio: temevo lo sbagliassero. Ho aspettato 20 anni per farlo, dopo che ci siamo ritrovati tutti insieme per celebrare il film».


Il piacere d’insegnare

Il rovescio della medaglia di tanto successo è il rischio di essere etichettati per lo stesso ruolo e di avere difficoltà a trovarne altri. Barbara, invece, è riuscita, con la sua esperienza e il suo rigore professionale, a superare l’ostacolo. Approfitta per ricordare che «questo è un mestiere bellissimo, ma bisogna sempre studiare molto, anche se dotati di un talento naturale. Dal 2005 insegno recitazione e regia nelle principali scuole di cinema. Il rapporto con i ragazzi è stimolante e al centro sperimentale di cinematografia di Milano, dove attualmente lavoro, ho visto realizzare progetti davvero interessanti. Mi piace insegnare».

Recentemente la Enrichi ha girato il film Maremmamara di Lorenzo Renzi, insieme a Giancarlo Giannini: interpreta Brunella, la mamma di due ragazzi di cui uno affetto dalla sindrome di Down, una donna forte che deve farsi carico di una gestione familiare complicata. Una commedia ancora in attesa di distribuzione che speriamo di vedere presto.



Alla base del successo de Il ciclone ci sono le tante battute e citazioni diventate ormai un cult. Per chi volesse ricercare le più famose per citarle alla giusta occasione ecco il link.


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