Verdiana: vita, morte e miracoli di una donna dalla forte personalità

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Febbraio 2005    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

La santa sotto chiave 2
La sua vita è costellata di prodigi e miracoli;
qualcuno riuscì a compierlo anche dopo la morte. Se da piccolina era capace di tenere all'asciutto il suo gregge mentre tutt'intorno imperversava la bufera, ormai grandicella ce la fece ad arrivare con alcune sue compagne fino a Santiago di Compostela e a tornare sana e salva (anche questo un vero miracolo, data l'epoca).
Nonostante un'esistenza esemplare per santità e spirito di sacrificio, nonostante anni e anni trascorsi in eremitaggio, in preghiera e in aiuto dei più bisognosi, tutto ciò non impedì anche a lei di commettere un errore. Oddio, forse proprio di errore non è il caso di parlare; caso mai si può accennare ad una omissione, ad un mancato intervento; nella peggiore delle ipotesi, ad una sua trascuratezza.
Insomma, Verdiana, la santa donna amata e venerata fino dal XII secolo da tutta Castelfiorentino, non mosse un dito per evitare che la cittadina dove era nata e dove aveva vissuto gran parte della sua esistenza venisse colpita, nel 1619, dalla scomunica. Anzi, si può dire che fu proprio lei la causa di quella severissima punizione che il Vaticano decretò contro il paese della Valdelsa.

Il fatto è che le spoglie di Verdiana erano oggetto di una tale venerazione che non passava giorno senza che schiere di fedeli volessero vederle, adorarle e toccarle. Addirittura arrivavano richieste da altre chiese o famiglie facoltose (anche un Medici, al quale non si ebbe il coraggio di dire di no), per avere una pur piccola porzione di quel sacro corpo.
In conclusione, anche molti secoli dopo la morte, Verdiana costituiva l'oggetto del desiderio di troppe persone. Fu deciso allora di costruire un tabernacolo - per conservare le sue spoglie, all'interno della chiesa dei SS. Lorenzo e Leonardo - chiuso con una serratura a due chiavi: una in consegna al pievano e l'altra al gonfaloniere. Successivamente le chiavi salirono a tre, perché anche il Comune di Castelfiorentino volle averne una. Bene, passano i decenni e anche qualche secolo.
Nel maggio di quel fatale 1619 l'arcivescovo di Firenze ordina una visita pastorale nella zona della Valdelsa. L'incaricato arriva a Castelfiorentino e chiede di controllare che nel tabernacolo di Santa Verdiana tutto sia in ordine. Ma non si riesce - o non si vuole - mettere insieme le tre chiavi. Manca quella del Comune, perché qualcuno si rifiuta di consegnarla, spalleggiato in questa decisione da "cinquecento popolani irrequieti". L'incaricato della Curia (le cronache del tempo non ne hanno tramandato il nome), non fa una piega: torna a Firenze e redige un severo verbale, forse adombrando il sospetto che dietro quel rifiuto si celasse un sotterraneo commercio di reliquie. L'arcivescovo si consulta con Roma e di lì a poco viene resa pubblica la punizione: scomunica della cittadina fino a quando non recederà dalle sue posizioni.

A questo punto nasce spontanea una domanda: non poteva intervenire Verdiana stessa a dirimere la questione? Non poteva lei, in qualche modo, far comparire la terza chiave? Insomma, perché ha lasciato che la situazione degenerasse fino alle estreme conseguenze? Chissà! Resta il fatto che lei, indifferente, non mosse un dito per evitare la condanna della sua comunità.
Fortuna che ci pensarono i paesani stessi a pentirsi del gesto compiuto. Il 17 luglio, dopo appena due mesi, la condanna venne revocata perché i castellani ammisero la "loro ignoranza più che la loro malizia".

La santa sotto chiave
Tutto rientra dunque nella normalità.
Verdiana ha continuato con i miracoli - gli ultimi due risalgono alla fine dell'Ottocento -, i castellani hanno mantenuto intatta la loro devozione, e anche da Roma, dopo gli attriti secenteschi, sono giunti segnali distensivi: chi visita il santuario dedicato alla santa (costruito nel Settecento), dalla sera del 31 gennaio alla sera del primo febbraio (giorno della sua morte, avvenuta nel 1231 e preannunciata da uno scampanìo di tutti i campanili del territorio senza che nessun sagrestano avesse toccato le corde: ultimo miracolo di lei ancora in vita), potrà godere di un'indulgenza di 100 giorni (ma altre fonti parlano di 1200 giorni) come sconto sulla pena ricevuta per i propri errori.

LA VITA
Murata con le serpi

Poco si sa delle origini di Verdiana. L'ipotesi più probabile è che sia nata nel 1172 da umili genitori e poi sia stata adottata dagli Attavanti, una delle famiglie più illustri di Castelfiorentino.
La bimba era già conosciuta nella valle dell'Elsa per una serie di prodigi, ma quando riuscì a far riempire di fave il magazzino dello zio, che lei stessa aveva svuotato per regalare tutto il contenuto ai poveri, la sua fama crebbe a dismisura.

Dopo il pellegrinaggio a Santiago di Compostela volle rendere omaggio al papa a Roma. Innocenzo III, colpito dalla sua forte personalità, avrebbe voluto trattenerla in Vaticano.
Ma lei preferì tornare nel suo paese natale per mettere in pratica ciò a cui ambiva da tempo: farsi murare in una piccola cella alla periferia del centro abitato e stare lì in preghiera e in meditazione.
Ci rimase per 36 anni, cioè fino alla fine dei suoi giorni, con la sola compagnia di due serpi che quando avevano fame la fustigavano con la coda.
Alla sua morte, oltre allo scampanìo spontaneo, l'aria di Castelfiorentino emanò un prodigioso profumo di viole.

Le cerimonie in suo onore sono due. La prima avviene nel giorno della sua morte, il 1° febbraio, e consiste, oltre ai vari riti all'interno del santuario, in una processione nella quale viene mostrato il busto in argento e quello che si ritiene sia stato il suo cilicio.
Il lunedì successivo alla Pentecoste si svolge un'altra processione alla quale partecipano le parrocchie, circa quindici, del circondario con le loro offerte.


Il regista Luis Buñuel si è ispirato alla santa per il suo film "Viridiana".