Tornata al suo nido, trascorrerà con noi tutta l'estate. Ma già cominciano i preparativi per un nuovo, lungo viaggio...

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Si somigliano molto
ma non sono nemmeno parenti alla lontana. Non è solo una vocale, e un accento, a fare la differenza: rondini e rondoni appartengono proprio a due ordini diversi. Quelli che in città, all'alba, ci danno il buongiorno e all'imbrunire, stridendo, si inseguono a tutta velocità, sono rondoni.
«Il rondone non è, come molti pensano, il maschio della rondine - spiega Simona Romano, responsabile dell'Ufficio regionale della Lipu -. Appartiene ad un'altro ordine, quello degli Apodidi, nome che significa "senza piede". La loro vita è molto faticosa: non si posano mai, perché per loro è difficile ripartire da terra, le zampe corte e senza base non gli permettono di stare in piedi, né di camminare. Fanno tutto in volo: mangiano, dormono, si costruiscono il nido acchiappando per aria i ramoscelli tirati dal vento». Anche l'accoppiamento avviene a vari metri di altezza, tra mille acrobazie. Un vero stress.
«Un altro animale che in città viene spesso scambiato per una rondine è il balestruccio. Entrambi appartengono alla famiglia degli Irundinidi ma mentre la rondine ha riflessi blu metallici, il balestruccio è nero scuro, le punte della sua coda sono più corte e ha un inconfondibile striscia bianca sul dorso». Come la rondine, costruisce il nido con fango e paglia impastati di saliva, ma la forma è a coppa quasi chiusa - una sorta di scodellina attaccata al soffitto -, con una sola piccola apertura verso l'alto utilizzata come ingresso. Non è raro trovare un nido di balestruccio nei sottotetti e sui balconi di palazzi a più piani, anche in zone molto urbanizzate, dove sembra trovarsi perfettamente a suo agio.
La rondine, quella vera, con le piume rosse sotto la gola - particolare che si può apprezzare solo se si ha la fortuna di ammirarla da vicino - ama invece la tranquillità, la campagna. In città si trova, ma nelle zone periferiche, dove i giardini e gli spazi verdi sono più ampi.
«Sono un buon indicatore della qualità dell'ambiente in cui vivono - dice ancora Simona Romano -. In venti anni in Europa sono diminuite del 40 per cento, messe in crisi dall'uso (e dall'abuso) di pesticidi in agricoltura, dai cambiamenti nelle coltivazioni, sempre più a monocoltura, dalla trasformazione delle vecchie stalle, dove gli animali allevati all'aperto erano fonte inesauribile di insetti, piatto "principe" nella dieta di una rondine, in asettici edifici».

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Maschi e femmine

Quando la vediamo sfrecciare alta nel cielo oppure vicino al suolo, quasi ad un palmo da terra, subito la riconosciamo per la caratteristica forma a V della coda dovuta alla lunghezza e alla particolare disposizione di dodici penne, le timoniere, utilizzate proprio come un timone.
A primavera i maschi sono i primi ad arrivare, seguiti a pochi giorni di distanza dalle femmine. Tornano sempre allo stesso nido, i giovani dell'anno precedente ne costruiscono uno nuovo nella stessa zona dove sono nati e cresciuti, a pochi metri di distanza da quello dei genitori. In amore è la femmina a scegliere il maschio che canta meglio e ha le code più lunghe, due aspetti che indicano buona salute.
Formano coppie che restano unite per tutto il periodo della prima covata, a volte anche della seconda, ma mai per la vita. Entrambi provvedono a nutrire e difendere i loro piccoli.

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Pendolari del cielo

In questo periodo qualcuna è ancora al nido, ad accudire la seconda covata, ma il grosso dell'esercito rondinino ha già cominciato a radunarsi nei roost, canneti che si trovano nelle zone umide e funzionano come grandi dormitori comuni. La scelta non è casuale, in queste zone gli insetti abbondano e le rondini possono cominciare ad immagazzinare le riserve necessarie per affrontare il lungo viaggio verso le terre africane.
«Nei mesi estivi mangiano in continuazione, con un solo obiettivo: ingrassare - spiega Simona Romano -. Il loro metabolismo si modifica, a fine settembre-primi di ottobre prenderanno il volo. Un viaggio compiuto in gran parte attraverso il mare e sopra il deserto del Sahara, lo scoglio più difficile da superare».
La migrazione resta uno dei più grandi e affascinanti misteri della natura, un'impresa ancor più straordinaria nel caso delle rondini, che con i loro 20-25 grammi di peso e 30 centimetri di apertura alare riescono a coprire fino a 20 mila chilometri. «Hanno la migrazione nel sangue, sono programmate geneticamente - spiega Simona Romano -. E' come se il loro orologio biologico le avvertisse: "E' l'ora di partire!". Non per cercare il caldo, ma le riserve di cibo, che con l'inverno diminuiscono».
La scienza finora ha spiegato solo in parte i meccanismi che indicano agli uccelli migratori la giusta rotta: è ormai certo che si orientano con le stelle - come gli antichi navigatori - e con il sole, ed è stato dimostrato che sono in grado di percepire l'intensità del campo magnetico terrestre (che aumenta progressivamente dall'equatore verso i poli) in modo da capire dove si trovano. «Inoltre hanno una vista molto sviluppata - sottolinea Romano -. Quando arrivano in città riconoscono i luoghi, ritrovano la strada che li porta dritti dritti al loro nido, allo stesso modo in cui noi torniamo a casa».
Purtroppo su tre rondini che partono soltanto una farà ritorno, la prossima primavera.


LIPU
Dalla parte dell'ambiente

La Lipu (Lega italiana protezione uccelli) si occupa di protezione ambientale e di specie minacciate, l'ultima ricerca è sul gabbiano corso, che nidifica nell'arcipelago toscano. In Toscana gestisce quattro oasi - Campocatino (Garfagnana), Santa Luce (Pisa), lago di Montepulciano (Siena) e Massaciuccoli (Lucca) - e due centri di recupero, una sorta di ospedali per volatili, a Vicchio di Mugello e a Livorno. Sua la delibera "salvarondine", dove si ribadisce il divieto di distruggere per qualsiasi motivo i nidi di rondine, reato punibile secondo il codice penale (articolo 544 bis o ter contro il maltrattamento degli animali) con multe da 2 mila a 15 mila euro e la reclusione da 3 a 18 mesi. Purtroppo in Toscana nessuna amministrazione comunale ha ancora adottato questa delibera, ma sono in corso trattative con il Comune di Firenze.

Ufficio regionale Lipu, via San Gallo 32, Firenze, tel. e fax 055 474013, e-mail: ur.toscana@lipu.it, www.lipu.it

LA RICERCA
Le signore degli anelli

In alcune oasi le rondini vengono catturate con le reti e rimesse in libertà con un anello di metallo numerato intorno ad una zampa.

In una scheda vengono raccolti tutti i dati di identificazione: sesso, età (non sempre ben individuabili), peso, lunghezza della penna primaria e del tarso. Una volta schedata la rondine viene rilasciata: se verrà ritrovata - in quella o in altre oasi - potrà essere identificata grazie all'anello e i ricercatori potranno capire da dove viene, quanti chilometri ha percorso e come si è modificata la sua struttura nel periodo compreso tra la prima e la seconda identificazione.

La tecnica si chiama inanellamento, la ricerca va avanti in tutto il Mediterraneo con l'aiuto di appassionati e volontari.
Un importante centro di inanellamento si trova nell'Oasi Wwf Orti Bottagone di Piombino, un'area di 92 ettari poco lontana dalla centrale termoelettrica Torre del Sale.

All'Anconella
I topini (Riparia riparia) appartengono alla famiglia delle rondini, ma nidificano scavando dei corridoi nelle pareti di sabbia che costeggiano i fiumi. A Firenze una grossa colonia si è stabilita lungo le vasche dell'acquedotto dell'Anconella, accontentandosi di una parete di cemento. I numeri
Nel 1997, anno dell'ultimo censimento, a Firenze vivevano 557 coppie di rondini, più o meno quante ce n'erano dieci anni prima. In leggero calo i rondoni, 2287 le coppie censite. I dati sono tratti dall'Atlante sugli uccelli nidificanti.