Un “incubatoio” nella Tenuta di San Rossore

Scritto da Andrea Marchetti |    Marzo 2012    |    Pag.

Dopo gli studi giuridici, si è occupato di ambiente ed energie rinnovabili: scrive per www.greenme.it, www.greenews.info e per alcune riviste del Gruppo Tecniche Nuove S.p.A. Collabora, inoltre, con la redazione di Pontedera (Pisa) de La Nazione e, dal 2010, con l'Informatore. Ha frequentato il Master in "Scrittura e Storytelling" della Scuola Holden di Alessandro Baricco e oltre a scrivere per i giornali si cimenta come sceneggiatore per cinema e fumetti.      

(Foto di C. Valentini)

A Pisa la pesca delle ceche (o "cèe", alla pisana) ha caratterizzato a lungo l'economia locale, grazie alla posizione tra l'Arno ed il mare. Ma il detto pisano "mi costa una cèa" fotografa bene il passaggio dalla abbondanza alla scarsità di ceche. Le anguille, infatti, sono minacciate dalla pesca intensiva, ma anche dai cambiamenti causati dall'uomo - dighe, centrali idroelettriche, cambiamenti del corso dei fiumi - sia da fattori ambientali. È il caso della diffusione di pesci di origine non locale - gatto e siluro, ad esempio - che si cibano di ceche ed anguille giovani. E se già in passato la pesca delle ceche è stata sottoposta a forti vincoli, adesso si è fatto un passo in più con l'inaugurazione dell'incubatoio nella Tenuta di San Rossore. L'impianto, di proprietà della Provincia di Pisa, ha una potenzialità produttiva di 20.000 avannotti di anguilla (con l'obiettivo di accrescerla fino a 50.000) ed è stato realizzato con la consulenza scientifica del Museo di storia naturale dell'Università di Firenze e con quella tecnica del Cirspe (Centro italiano ricerche e studi per la pesca). Serve per lo svezzamento delle ceche d'anguilla, pescate nelle foci di Arno, Serchio e Cecina, fino allo stadio successivo di ragano, per poi rilasciarle per ripopolare le acque provinciali e regionali.

Vita da anguilla
Le ceche sono le giovani anguille, con sembianze simili a quelle degli esemplari adulti, ma ancora biancastre e trasparenti. Le anguille, infatti, acquistano la loro pigmentazione durante i vari stadi della crescita: dopo quello di larva (leptocefalo), segue lo stadio di ceca, quindi di ragano, poi di anguilla gialla. Quando raggiungono lo stadio pre-riproduttivo, le anguille hanno il dorso scuro con i fianchi e la pancia di colore bianco e argento.
Ed è a questo punto che iniziano il loro formidabile viaggio dall'acqua dolce verso il mare, dove vanno a riprodursi e morire. Gli avannotti, cioè i nuovi nati, compiono il viaggio a ritroso, verso i fiumi e, dopo 6 anni, tornano a loro volta in mare aperto per la riproduzione.


Le anguille
non si possono far nascere in cattività ed il loro allevamento, praticato fin dall'antichità, inizia con lo stadio di ceca o di ragano (dai 5 ai 50 g di peso), quando gli esemplari possono essere pescati. L'Italia è ai primi posti nell'allevamento delle anguille.
«L'incubatoio - afferma Giacomo Sanavio, assessore alla Difesa della fauna della Provincia di Pisa - è tra le iniziative della Provincia volte alla salvaguardia della specie, un tempo comune, oggi a rischio di conservazione in un territorio che vanta una millenaria attività di pesca delle anguille. A partire dai dati raccolti e dai monitoraggi fatti nelle acque provinciali in questi ultimi anni, l'incubatoio può avere una grande importanza per ricostruire le popolazioni naturali e per la conservazione della specie». Si mira, dunque, a distribuire giovani esemplari nelle acque collinari e montane della Toscana, così che aumenti la quantità di quelli che, da adulti, torneranno in mare per riprodursi.

Specialità pisana
Le "cèe" alla salvia sono una specialità pisana, Ancora oggi, nel pisano si sente dire "mi costa una cèa" per indicare qualcosa di prezzo troppo elevato.