Le dieci navi romane restaurate avranno presto un Museo tutto per loro

Scritto da Andrea Marchetti |    Ottobre 2015    |    Pag.

Dopo gli studi giuridici, si è occupato di ambiente ed energie rinnovabili: scrive per www.greenme.it, www.greenews.info e per alcune riviste del Gruppo Tecniche Nuove S.p.A. Collabora, inoltre, con la redazione di Pontedera (Pisa) de La Nazione e, dal 2010, con l'Informatore. Ha frequentato il Master in "Scrittura e Storytelling" della Scuola Holden di Alessandro Baricco e oltre a scrivere per i giornali si cimenta come sceneggiatore per cinema e fumetti.      

Arsenali medicei a pisa

Arsenali medicei a Pisa - Dal sito del Comune di Pisa

Pisa

«Abbiamo approvato un investimento di 5 milioni di euro per il completamento del Museo di Pisa dove saranno esposte le famosissime “navi romane”. Un investimento concreto per uno dei gioielli d’Italia». Così ad agosto il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha annunciato la decisione da tanto tempo attesa dai pisani e da tutti gli appassionati di storia.

Un tesoro inaspettato

Erano i primi di dicembre del 1998, quando alla stazione di Pisa San Rossore furono ritrovati i primi reperti, emersi durante i lavori delle Ferrovie dello Stato per la realizzazione di un centro direzionale. In breve fu chiaro che si era di fronte a un’importantissima scoperta archeologica. I reperti erano infatti i resti di antiche navi, affondate a causa di ripetute alluvioni dell’Arno e di un braccio, oggi scomparso, dell’Auser (Serchio) che non sfociava direttamente in mare ma confluiva nell’Arno.

La stazione di san rossore
La stazione di San Rossore

Si capì che lì sorgeva un importante porto fluviale urbano a servizio dell’antica città di Pisa. Nell’antichità, il paesaggio del luogo era infatti assai diverso da quello attuale. La linea di costa era molto più arretrata: lo testimoniano anche gli scritti dello storico e geografo Strabone secondo il quale la città di “Pisae” distava venti stadi (poco meno di 4 chilometri) dal mare e la zona che la separava dalla costa era caratterizzata da ampie zone lagunari. C’erano l’Arno e l’Auser e molti corsi di acqua minori.

Quando Pisa divenne colonia augustea, i Romani crearono una serie di canali. Una delle navi meglio conservate è stata ritrovata proprio alla confluenza tra Auser e uno dei canali della centuriazione romana. La presenza di falde acquifere e fango e l’assenza di ossigeno hanno fatto sì che i reperti siano arrivati fino a noi: sono stati ritrovati i resti di 30 navi, anche se quelle meglio conservate sono 11. Risalgono a un periodo compreso tra il III-II secolo avanti Cristo e l’VIII secolo dopo Cristo.

Sono stati recuperati anche i resti di ciò che traportavano, uno spaccato della vita quotidiana attorno al mare: grandi quantità di cordame (attrezzature di bordo, cime, gomene, sartie)ancore, borse, cesti, stuoie. E poi anfore, suole di zoccoli, pettini in legno, manufatti in cuoio, chiodi di bronzo, anelli ebracciali, fibbie, un cucchiaio con lamina d’oro e un mestolo con tracce di doratura, ceramiche decorate, boccali, lucerne, bruciaprofumi, coppe, piatti e monete.

Si è stabilito che gli equipaggi provenivano dalla Campania, da diverse zone dell’Adriatico e dalla Gallia. Sono state ritrovate anche molte ossa di animali, soprattutto maiali, e inoltre, pecore e capre, destinati all’alimentazione dell’equipaggio; infine i resti di alcuni cavalli e molti cani. È stato ritrovato anche lo scheletro di un marinaio, adagiato sopra quello di un cane. L’uomo aveva una profonda ferita sul cranio e i suoi denti erano molto consumati, forse perché nella navigazione doveva manovrare argani e funi aiutandosi perfino con i denti.

Va in porto il Museo

Si tratta di un tesoro inestimabile tanto che alcuni si sono affrettati a considerare il sito di Pisa come una sorta di Pompei marina. In attesa di un allestimento museale nei locali degli Arsenali medicei, in corso di restauro, nel 2000 fu creata una mostra permanente con visite guidate agli scavi, ai laboratori e al Centro di restauro del legno bagnato, unico in Europa. L’Unicoop Firenze fu tra le prime a portare visitatori agli scavi delle navi romane di Pisa e al tumulo del “principe-marinaio” etrusco di via San Iacopo.

Il ritrovamento delle navi romane
Il ritrovamento delle navi romane - Foto dal sito del Comune di Pisa

Nel 2004 è iniziata una seconda campagna di scavi durante la quale si è scoperta un’altra nave, la “Alkedo”: il nome è inciso sul legno con grafia greca ma con il nome latino di “Alcedo”, ovverossia “Alcione”. A causa della mancanza di fondi, la realizzazione del museo ha subito dei rallentamenti e stessa sorte ha avuto la campagna di scavi tanto che, nel 2010, il cantiere è stato chiuso.

Tra 2011 e 2012, tuttavia, il Ministero dei beni culturali ha concesso un finanziamento di 4 milioni di euro, 2 per estrarre e restaurare definitivamente le 11 barche meglio conservate e più significative, e 2 milioni per il restauro degli Arsenali medicei e l’allestimento del museo. Una prima porzione degli Arsenali è stata approntata nel 2013 ma i lavori sono ancora in corso. Ad agosto di quest’anno è arrivata la buona novella con la quale abbiamo iniziato l’articolo.

Anche la Regione ha annunciato che destinerà dei fondi. A oggi, 10 navi su 11 sono state restaurate. Manca solo la “Alkedo”, i cui lavori sono stati però assegnati. Secondo la Soprintendenza della Toscana, il finanziamento ministeriale dovrebbe essere sufficiente per terminare il museo e aprirne la prima parte entro l’inizio del 2016. Speriamo quindi che il Museo delle navi romane molli gli ormeggi e prenda definitivamente il largo.

Il cantiere delle navi romane. Intervista al Direttore dei lavori– durata 2’ 59’’– 17.06.16