Intervista all'attrice di "Distretto di polizia"

Scritto da Leonardo Romanelli |    Luglio 2006    |    Pag.

docente e pubblicista. Insegnante all'istituto alberghiero "Buontalenti di Firenze, è sommlier Ais e relatore ai corsi di degustazione di Slow Food. A partire dalla metà degli anni '90, ha iniziato un'intensa attività pubblicistica con una serie di collaborazioni con quotidiani come L'Unità, Corriere di Firenze e Tirreno, e dal '98 è direttore responsabile della rivista Gola Gioconda. Ha preso parte a numerosi programmi televisivi, oltre a condurre due programmi su Canale 10 "Vie del Gusto " e "Di vin parlando". Responsabile toscano della Guida Espresso dei ristoranti e coautore della Guida "Vini d'Italia" di Gambero Rosso e Slow Food Editore.

La poliziotta e i tortellini
Il volto è di quelli che buca lo schermo,
per la naturale simpatia che emana. Daniela Morozzi deve la sua fama recente a "Distretto di polizia", una fiction che è diventata oramai un classico della televisione (in autunno la sesta edizione), ma non bisogna certo scordare il suo lavoro in teatro, con la Lega di Improvvisazione Teatrale, una palestra importante per molti artisti. Ha lavorato a Radio Due insieme a Veronica Pivetti, e dopo l'estate partirà in tournée con il suo spettacolo "Non sulle tue labbra". Curioso immaginarsi il rapporto con il mangiare di un'artista così eclettica.

Daniela Morozzi e il mangiare...
Oddio, questa domanda proprio ora che ho perso quindici chili! È stato un rapporto altalenante, ma sicuramente bello.

Cominciamo dalle origini?
Ho una famiglia fantastica, di matrice tosco-emiliana, per la quale il cibo ha rivestito sempre un'importanza fondamentale: ho ricordi pazzeschi di quando ero piccola, ad esempio di quando si facevano i tortellini. In casa di mia madre erano sette sorelle, e vederle all'opera nell'impastare le uova con la farina, stendere la pasta e mettere il ripieno aveva un che di magico.

Per il sapore dei tortellini?
Non solo, anche per questa intrigante occasione di incontro fra donne che parlavano, discutevano, spettegolavano e intanto continuavano a lavorare. E poi anche la generosità che si manifestava nel regalare il frutto di questo lavoro alle altre persone, soprattutto a Natale, quando partivano i sacchetti per il dottore, gli amici, i nipoti...

Ma, in generale, cosa preparava tua mamma per pranzo o cena?
Nessun piatto particolare, ma il gusto delle verdure dell'orto, della confettura fatta con la frutta fresca mi è rimasto ben impresso. Credo che chi ha veramente avuto difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena sappia dare la giusta importanza al cibo. I bambini dovevano mangiare, ma non davanti ad un televisore. Erano molto divertenti le adunate a tavola, con tutte le pietanze, beninteso.

Ti piaceva mangiare?
Come no! Però sembrava che non fosse abbastanza e quindi dovevo prendere anche le fialette ricostituenti, quelle rosse, che mi ricordo ancora! Quello che ho veramente imparato dai miei genitori è apprezzare il sapore del cibo. Già le merendine erano abolite, si preferiva il pane, vino e zucchero, l'uovo sbattuto o bevuto fresco al mattino. Insomma, pochi fronzoli sulla tavola apparecchiata ma tanta sostanza.

E cucinare?
No, ammetto che non mi piace, lo faccio solo per necessità, brucio la roba sul fuoco, sono sempre distratta. Però adoro invitare, sono sempre stata molto affascinata dall'avere gente a tavola.

Per chi fa il tuo lavoro è normale andare al ristorante o mangiare sul set...
Il cestino del set è spesso così poco accattivante che preferisco prendere solo un panino. Il lavoro che faccio, senza ritmi precisi, non agevola a mangiare bene. Per esempio, non reggo più il ristorante notturno, quello dopo gli spettacoli, dopo esserci andata per molti anni: forse è vero che con l'età cambia anche il modo di alimentarsi. Mettici anche che non sono mondana, preferisco stare in casa con gli amici, e capisci che sono poche le situazioni in cui mi trovo a mio agio. Sicuramente nelle trattorie dove si respira quasi aria di famiglia.

Ti appassiona la cucina etnica?
Ho scoperto da poco il sushi, che adoro. Lo considero un piatto raffinato, sia per l'estetica del taglio che per la delicatezza del gusto. Anche altri piatti della cucina giapponese sono deliziosi, come il tempura, sempre un gusto equilibrato, mai sopra le righe. Amo anche il cous cous.

Nella tua carriera ti sei trovata anche a fare la conduttrice di un talk show gastronomico, il "Gola gioconda show".
È stata un'esperienza bellissima, che mi ha permesso di imparare un sacco di cose. Trovo affascinante conoscere i luoghi attraverso i cibi. In ogni puntata abbiamo presentato una zona di produzione diversa. Ad esempio, un posto che voglio sicuramente andare a visitare è la Lunigiana: presentare sul palco con l'odore dei testaroli che arrivava da dietro le quinte era veramente difficile!