Gli studi sulla sensibilità e intelligenza vegetale

Scritto da Silvia Amodio |    Aprile 2015    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Foto di S. Amodio

Vivono sulla terra da molto più tempo di noi e il 99,7% della biomassa del pianeta è rappresentata proprio da loro: dalle piante, queste sconosciute, è il caso di dire.

Per qualche strana ragione, infatti, nonostante dai vegetali dipenda la nostra esistenza, siano alla base della catena alimentare, producano l’ossigeno che respiriamo e siano in grado di fare cose straordinarie, degne di un film di fantascienza, godono di poca considerazione da parte dell’uomo.

«Vengono considerate più prossime al regno minerale che a quello animale, anche il termine vegetare ha una connotazione negativa nell’uso corrente – ci spiega il professor Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale -. Eppure le piante sono dotate di una straordinaria intelligenza, diversa ma in alcuni casi anche superiore a quella degli animali».

Lo scienziato, fra i numerosi incarichi, è professore presso l’università di Firenze, direttore del Linv, Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale che vanta una sede anche a Kitakyushu in Giappone e una sull’isola Mauritius, ed è stato inserito da “La Repubblica” nella lista dei venti italiani destinati a cambiarci la vita.

Foto di S. Amodio

Una ragione c’è: attraverso i suoi studi, Mancuso ci apre gli occhi su queste creature svelandoci informazioni utilissime. Per prima cosa ci invita a giudicare il resto dei viventi spogliandoci della nostra visione antropocentrica: per esempio i tempi delle piante sono diversi dai nostri, ci sembrano creature statiche (cosa che non è), ma questo non significa che siano meno complesse di noi.

«Il fatto che non abbiano gli organi di senso, cioè una bocca per gustare, un naso per annusare, orecchie per sentire e occhi per vedere - continua il professore -, non significa che non abbiano queste facoltà, anzi a dire il vero oltre ai nostri cinque sensi ne hanno almeno altri 15! Per esempio, sanno misurare l’umidità, sentire la gravità, i campi elettromagnetici, e sono in grado di individuare un elevatissimo numero di sostanze chimiche presenti nel terreno e nell’aria. Gli animali hanno concentrato le varie funzioni nei singoli organi, mentre le piante le hanno distribuite sull’intero corpo».

Noi siamo più vulnerabili, un danno minimo agli organi di un animale ne può causare la morte, una pianta può essere predata fino al 95% e non solo non muore, ma in molti casi cresce più forte, basti pensare agli effetti della potatura.

«Studiare l’intelligenza delle piante – ci fa riflettere il neurobiologo - ha messo in evidenza la difficoltà dell’uomo di comprendere sistemi viventi che ragionano in modo diverso dal nostro. L’intelligenza è la capacità di risolvere problemi: nella storia evolutiva chi non è in grado di farlo viene spazzato via.

L’intervistato: professor Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale - Foto di S.Amodio

Le piante possono vivere tranquillamente se l’uomo si estingue, ma il contrario non è possibile, dopo pochi giorni saremmo spacciati. Una pianta è banalmente più sensibile, perché, se un animale è minacciato può darsi alla fuga, mentre una pianta, che è una creatura sessile, cioè non si muove, è costretta ad avvertire il pericolo e ciò che la circonda con anticipo.

Percepiscono la presenza di altri organismi viventi e che cosa succede intorno a loro. Pensate a due fagioli che crescono e che sono in competizione per lo stesso supporto: fanno a gara a chi arriva per primo! E sono pure in grado di prevedere il futuro. Esiste un comportamento che si chiama sindrome di fuga dall’ombra, quando una piantina è ombreggiata da un’altra, inizia a crescere molto più velocemente per superarla, si tratta di un investimento in energia molto grosso di cui si avvantaggerà nel tempo. In un certo senso la pianta è in grado di fare un calcolo imprenditoriale: “investo ora, se mi va bene riceverò un dividendo nel futuro”.

Foto di S. Amodio
Foto di S.Amodio

Le piante competono o cooperano se sono parenti e della stessa famiglia, comunicano e parlano moltissimo fra di loro, attraverso molecole chimiche, allo stesso modo di come fanno i cani, ma in maniera più sofisticata, mandandosi messaggi di allarme e pericolo sullo stato dell’ambiente anche a molti chilometri di distanza».

«Si può affermare - conclude Mancuso - che sono organismi coscienti a tutti gli effetti. Come gli animali anche le piante dormono e sono sensibili all’anestesia, infatti le loro cellule sono molto simili. Le molecole che hanno attività anestetica negli animali le hanno anche nelle piante. Sono un modello straordinario da studiare.

Le piante producono anche suoni, le radici in particolare. Esse rappresentano un apparato molto complesso che ragiona in modo coordinato, si tratta di una sorta di intelligenza collettiva simile a quella delle termiti e delle formiche. Una piccola pianta di grano può avere un miliardo di radici, un albero di tiglio o un abete arrivano a centinaia di miliardi. Una complessità che supera il numero di neuroni del nostro cervello. Insomma se una pianta potesse parlare forse la prima domanda che ci rivolgerebbe sarebbe: vegetale a chi?»

Per approfondire

  • S. Mancuso e A. Viola, Verde Brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale, Giunti Editore
  • Stefano Mancuso, Uomini che amano le piante. Storie di scienziati del mondo vegetale, Giunti Editore

Info:  www.linv.org

L’intervistato: professor Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale

L’intelligenza delle piante: gli studi dell’Università di Firenze - Da Superquark – Rai 1 – 18.07.13 – durata 7’ 07’’