Salvò i beni della famiglia Medici dall'ingordigia delle potenze straniere. Ma non tutti l'amarono...

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Ottobre 2005    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

La paladina degli Uffizi
Troppo lungo sarebbe stilare un elenco
degli uomini e delle donne che, nel corso del tempo, hanno contribuito a rendere le città della Toscana quello che sono: un contenitore di tali e tanti gioielli - architettonici, artistici, ambientali, anche naturalistici - da renderle davvero uniche nella ristretta schiera delle città "speciali" della Terra, Firenze in testa. Su tutti, però, emerge la forte personalità di una donna, Anna Maria Luisa (o Ludovica) de' Medici, l'ultima rappresentante di quella famiglia che per tre secoli ha tenuto in mano le redini non solo del capoluogo ma anche di gran parte del territorio toscano, nel bene e nel male. Nel bene - dicono gli estimatori - perché sono riusciti a mettere insieme un numero tale di opere d'arte che per qualità non ha uguali in nessun altra città di simili dimensioni. Nel male - dicono i detrattori - per quella loro maniacale attitudine ad accentrare tutto nel capoluogo, spesso spogliando senza scrupoli città o paesi del territorio.

Anna Maria Luisa riunisce in sé questo doppio carattere dei suoi predecessori. Anche lei volle godere - ecco il difetto - in maniera quasi esclusiva dei vantaggi materiali che il suo nome e rango le permettevano, ma sul finire della vita terrena - e qui sta il suo grande pregio - espresse la volontà (e combatté perché fosse rispettata) che niente dell'immenso patrimonio venisse alienato ma, al contrario, che fossero gli stessi abitanti della città a goderne.
È dunque grazie ad Anna Maria Luisa se il Museo degli Uffizi o quelli di Palazzo Pitti, se gli arredamenti e i gioielli di famiglia, se le varie ville che punteggiano il territorio toscano possono essere considerati patrimonio comune.
Ma quali furono le ragioni che determinarono quella particolare situazione, nei primi decenni del XVIII secolo? Semplice: perché la famiglia stava perdendo la sua linfa vitale, perché i Medici, maschi o femmine che fossero, non riuscivano più a procreare. Con i tre figli di Cosimo III - Ferdinando, Anna Maria Luisa e Gian Gastone, tutti e tre sposati e tutti e tre sterili - la nobile e orgogliosa schiatta non era più in grado di perpetuare la propria progenie.

Fu a quel punto che tutte le potenze europee cominciarono a guardare con ingordigia a quel piccolo staterello dell'Italia centrale, economicamente insignificante ma di enorme prestigio artistico e culturale. Per prima fu l'Austria ad accampare non chiari diritti; poi sbucò fuori la Spagna a sostenere la candidatura dell'infante Don Carlos , figlio di Elisabetta di Parma. Infine (ma quando l'ultimo granduca era ancora in vita), come conclusione di complicatissimi giochi di potere, fu deciso che la Toscana sarebbe andata a Maria Teresa, figlia dell'imperatore Carlo VI, che l'avrebbe portata come dote di nozze al suo promesso sposo, il duca Francesco di Lorena. Puntualmente, all'indomani della morte di Gian Gastone, avvenuta il 9 luglio 1737, in rappresentanza dei Lorena si insedia in città monsieur de Beauveau, principe di Craon. Mentre Anna Maria Luisa si ritaglia un appartamento in un'ala di Palazzo Pitti, i nuovi signori prendono dimora nel palazzo di via Larga, proprio quel palazzo che per duecento anni era stato il quartier generale della famiglia Medici e costituiva un vero e proprio pozzo senza fine di memorie, cimeli, documenti, opere d'arte.

Fu probabilmente questo particolare a far scattare un campanello d'allarme nella mente di Anna Maria Luisa. «Cosa ne sarà di tutti i beni di famiglia?», avrà pensato con un brivido. Sapeva che i Lorena avevano estremo bisogno di denaro contante e temeva che non si sarebbero peritati ad alienare parte di quelle ricchezze per rimpinguare le magre casse.
Ad evitare questa eventualità, l'Elettrice Palatina compilò quel famoso "Patto di famiglia" con il quale dispose che i Lorena potessero usufruire del patrimonio - "mobili, effetti e rarità della successione del Serenissimo Gran Duca suo fratello, come gallerie, quadri, statue, biblioteche, gioie ed altre cose preziose, siccome le sante reliquie, i reliquiari e loro ornamenti." a patto però che "per utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei forestieri, non ne sarà nulla trasportato e levato fuori della Capitale e dello Stato del Gran Ducato".

Nonostante molti ci abbiano provato, nessuno finora è riuscito a calcolare con esattezza quanto, nonostante la volontà di Anna Maria Luisa, sia andato perso.
Ma è possibile stilare un elenco - ancorché approssimativo - di quello che, grazie al lascito dell'ultima Medici, qualsiasi visitatore della città di Firenze può ancora oggi ammirare; un elenco che comprende, oltre ai già citati musei degli Uffizi e di Palazzo Pitti, la maggior parte delle opere d'arte che costituiscono il Museo del Bargello, le Cappelle Medicee con i capolavori di Michelangelo, le raccolte di libri della Biblioteca Palatina e Laurenziana , la quasi totalità dei reperti oggi raccolti nel Museo archeologico, lo stesso palazzo di via Larga...



LA VITA
La moglie dell'elettore

Anna Maria Luisa de' Medici nacque nel 1667, quattro anni dopo Ferdinando e quattro anni prima di Gian Gastone.
A ventitre anni andò sposa, senza nemmeno conoscerlo, a Giovanni Guglielmo di Sassonia, elettore palatino. Il matrimonio, seppur riuscito, fu immalinconito dalla mancanza di un erede.

Quando, nel 1716, Anna Maria Luisa rimase vedova, tornò a Firenze e subito dimostrò il suo amore e attaccamento alla città.
Collezionò opere d'arte, continuò nel mecenatismo dei suoi avi, dette una definitiva sistemazione e arricchì le Tombe Medicee, fece costruire ex novo il campanile della basilica di San Lorenzo.

Con l'avvento dei Lorena, pur mantenendo la residenza a Palazzo Pitti, prese l'abitudine di trascorrere alcuni mesi dell'anno nel convento delle Montalve a Castello.

Morì il 18 febbraio 1743, e la tradizione ci tramanda il ricordo di un forte temporale che imperversò proprio mentre lei esalava l'ultimo respiro.
Chi l'amava interpretò quell' evento come un segno del cielo, dolente per la sua dipartita. Chi l'aveva in odio sostenne invece che il diavolo stesso avesse scatenato la bufera per portarsi via indisturbato la sua anima.


Per saperne di più G.F. Young, I Medici, Salani, € 19,63
M.Vannucci, I Medici, una famiglia al potere, Newton & Compton, € 11,90