Ospedale del Ceppo di Pistoia

Scritto da Iacopo Cassigoli |    Aprile 2002    |    Pag.

Giornalista

La medicina com'era
L'Ospedale del Ceppo di Pistoia, fondato alla fine del XIII secolo, divenne nel tempo il maggiore tra gli organismi sanitari e assistenziali della città. La carica ufficiale di spedalingo era una tra le più prestigiose ed ambite dalle nobili famiglie pistoiesi, oggetto talvolta di cruente contese.
L'edificio venne ampliato a più riprese nel corso dei secoli, specie durante la devastante pestilenza del 1348 e poi sullo scorcio del Quattrocento, quando fu costruita l'ala con la facciata aperta dal loggiato rinascimentale, ornato dal magnifico fregio robbiano in terracotta invetriata. Questo manifesto didattico della pietà popolare rappresenta le sette Opere di Misericordia. La sua colorata e brillante vivacità ha da sempre attirato l'attenzione di tanti viaggiatori illustri, che nei tempi andati hanno transitato per la città, come ad esempio Ruskin.
Il nucleo originario su via delle Pappe è costituito dalla corsia detta di Sant'Atto, aperta dalle grandi finestre con gli antichi sportelloni in legno, un'architettura paragonabile a una chiesa, che risale comunque al Cinquecento. Al suo interno c'era anche un altare, perché all'epoca i malati dovevano per prima cosa raccomandarsi a Dio. Nell'altra antica ex-corsia di San Leopoldo sono stati invece ricavati i locali dell'Accademia medica pistoiese. In precedenza era utilizzata come lazzaretto, come si può capire dal lato della facciata sotto al finestrone, dove corre il camminamento da cui passavano i medici "visitando" a distanza gli ammalati contagiosi, calando loro dall'alto medicine e vivande. Alle pareti si trovano resti di affreschi raffiguranti dei capoletti. Sono di età napoleonica e avevano lo scopo di ingentilire un saccone che costituiva il giaciglio dei ricoverati.

Lezioni di anatomia
La medicina com'era
Nei locali dell'ospedale, presumibilmente fin dal primo Cinquecento, si tenevano lezioni di chirurgia. Ufficialmente la Scuola medico-chirurgica di Pistoia, l'unica del Granducato, venne comunque fondata nel 1666. Prosperò specialmente durante il Settecento, quando assieme alle più importanti istituzioni scientifiche granducali, quali ad esempio la Specola di Firenze, divenne anch'essa oggetto di appassionata attenzione da parte di Pietro Leopoldo di Lorena, che nel 1784 ne approvava l'ordinamento. La scuola, suddivisa in tre classi, durava sei anni. Era frequentata da un ristretto numero di studenti, tra i quali anche il celebre anatomo-patologo pistoiese Filippo Pacini, che scoprì per primo, nel 1854, il vibrione che venne poi da Koch descritto come il bacillo del colera. Le lezioni di anatomia fatte sui cadaveri si svolgevano nel Teatro anatomico, rarissimo e inestimabile gioiello architettonico del tardo Settecento, di gusto neoclassico. È un minuscolo edificio che sorge all'esterno dell'Ospedale, in quelli che un tempo erano gli orti a ridosso delle mura. Consta di due ambienti al cui interno, ottimamente conservati, si trovano ancora tutti gli arredi originali. La prima sala, con l'entrata principale, è l'aula dove si teneva lezione. I banchi in muratura per gli studenti sono disposti a ovale, proprio come la cavea di un anfiteatro, attorno al tavolo di marmo bianco su cui veniva collocato il cadavere debitamente sezionato. Secondo il gusto peculiare dell'epoca la saletta è interamente affrescata con grottesche e medaglioni dai delicatissimi colori pastello, tonalità di rosa, azzurrino e verdolino. E il contrasto tra la funzione del luogo e la sofisticata aria da salottino di marzapane suscita un fascino cinicamente straniante. L'altra era invece la stanza "di servizio", con un proprio ingresso dal quale accedeva il cadavere, che veniva così preparato per la lezione su un altro igienico tavolo di marmo, munito degli opportuni scolatoi e nel pavimento sottostante dell'apposito pozzetto.
La scuola fu attiva fino al 1844, quando fu deciso di chiuderla per il basso numero di frequenze. L'Accademia medica pistoiese intitolata al Pacini ne ha raccolto l'eredità. Nel salone, allestito nell'immediato dopoguerra con gli antichi arredi provenienti dalla farmacia dell'ospedale e dalla scuola, è stato radunato un considerevole numero di ferri chirurgici datati tra il XVII e il XIX secolo e appartenuti alla Scuola medico-chirurgica. Il prezioso Museo documenta quanto la fantasia inventiva e sperimentale dei chirurghi dell'epoca fosse pressoché senza limiti. Forcipi, bisturi, cauteri, sonde uretrali in argento, pinze, specilli, uncini e quant'altro dovesse servire più che a curare semmai ad esplorare i recessi del corpo umano vivente. Forse si scampava alla patologia, ma il decesso era comunque assicurato dalle consequenziali infezioni. A Pistoia esistevano officine che producevano sia armi che strumenti chirurgici, che erano diffusi per la loro altissima qualità in tutta Europa. Il termine bisturi proviene infatti da bistorio, il tipico e piccolo coltello fabbricato a Pistoia, che deriva a sua volta da Pistorium, il nome latino della città.

Info - I ferri chirurgici e il Teatro Anatomico si visitano solo su richiesta, telefonando alla signora Gloria Fiorini, al numero 0573 352040. Coi fondi stanziati dalla Regione Toscana per la conservazione e valorizzazione del patrimonio scientifico, documentario e artistico delle aziende sanitarie, è prevista una valorizzazione museale dell'intero patrimonio storico-artistico dell'ospedale.