Alla scoperta del paese dagli spazi infiniti. I contrasti ad oltre dieci anni dall'abolizione dell'apartheid

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Il quadretto familiare ha un che di già visto:
il giardino, dove due o tre bambini si rincorrono giocando; la cucina, con la mamma che "spignatta" tra i fornelli; il salotto, e sul divano un cucciolo che dorme teneramente acciambellato. Sorrido mentre penso: proprio come a casa mia. Solo che su quel divano c'è Robin, un cucciolo di leone bianco. Quando non si riposa ama giocare, come tutti i "gattini", con un pezzo di corda, o fare il pane su un vecchio maglione di lana. Sgrano tanto d'occhi mentre la mia amica Cristina mi fa vedere le foto del suo ultimo viaggio in Sudafrica. «Qui siamo nel parco Camhori, una piccola proprietà privata dove si allevano animali selvaggi - racconta -. È meno conosciuto rispetto al parco di Timbevati, famoso proprio per i leoni bianchi, ma anche molto meno caro».

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I parchi

Tra i parchi nazionali il Kruger è il più famoso in assoluto. Ci sono ippopotami, elefanti, coccodrilli, scimmie, giraffe, zebre, rinoceronti, tigri, leoni, bufali, antilopi, gazzelle, ed è possibile osservarli nel loro ambiente naturale, liberi. Ci si sposta in jeep, ed è assolutamente vietato scendere dall'auto. «Le regole all'interno dei parchi sono rigide e i ranger sudafricani molto severi: nel Kruger ci sono addirittura gli autovelox e si può essere multati se si superano i 50 km all'ora», dice Walter, che ha visitato il paese di Nelson Mandela per ben tre volte.
C'è anche chi organizza i safari a piedi, ma Walter e Cristina lo sconsigliano. «L'abbiamo sperimentato di persona, ed è stata una delusione: gli animali fiutano l'odore dell'uomo e se ne stanno alla larga». Con l'auto è più facile avvicinarli: il consiglio è comunque quello di portarsi dietro una macchina fotografica dotata di un potente teleobiettivo, e magari anche un binocolo. Grossi pericoli non ce ne sono, basta fare un po' di attenzione: «per esempio, non mettersi mai fra un ippopotamo e il fiume, o non insistere con un elefante quando comincia a tirare su le orecchie: vuol dire che sta cominciando a perdere la pazienza».
Le distanze all'interno di un parco sono enormi, e a volte non basta guardare la cartina per rendersene conto. «Eravamo già a bordo della jeep quando l'autista ci ha chiesto dove volevamo andare - racconta Maurizio Izzo, giornalista e membro di una spedizione di Unicoop Firenze in Sudafrica per "Il Cuore si scioglie" -. Io ho indicato la zona dei laghi sulla cartina, mi sembrava interessante. Lui ha incrociato le braccia e si è rifiutato di partire. Solo dopo un quarto d'ora, e grazie all'intervento di un ranger che parlava l'inglese, siamo riusciti a capire perché: quei laghi erano lontani più di 600 km!».
D'altronde è così che uno si immagina il Sudafrica: un paese dove tutto è grande, dilatato, infinito. «L'Africa ti rimpicciolisce», dice Izzo, e il concetto rende perfettamente l'idea.

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Le contraddizioni

Il Sudafrica è anche il paese dei grandi contrasti, quello in cui, più che altrove, la differenza tra ricchi e poveri è stridente, intollerabile. L'apartheid - la segregazione dei neri nei ghetti - è stata abolita nel 1994. Ma nella realtà dei fatti continua ad esistere: basta uscire dalle città per rendersene conto.
«Intorno a Johannesburg, Città del Capo, Pretoria, vivono milioni di persone in baracche dove non c'è luce né acqua. Le strade non sono asfaltate, le fogne non esistono - racconta Izzo -. Quando cala il sole tutto viene inghiottito dal buio: sembra quasi di averlo sognato». Soweto, il quartiere di Nelson Mandela dove è cominciata la battaglia contro l'apartheid, è ora una metropoli popolata da milioni di persone. Per molti disperati è diventato addirittura il punto d'arrivo da conquistare, il miraggio di una vita migliore. Si può visitare, naturalmente scortati da una guida, quasi sempre un nero. Ci sono famiglie che aprono volentieri le loro baracche ai turisti: «Una donna ci ha fatto vedere la sua casa, poverissima ma dignitosa - dice Walter -. Tutti hanno il loro giardino: magari al posto delle aiuole ci sono i copertoni, ma il giardino, e il barbecue, non possono mancare. Per i sudafricani il barbecue è una vera e propria istituzione».
Racconta Izzo: «Mi ricordo soprattutto i bambini: molti sono rimasti senza genitori, l'Aids da quelle parti è una piaga terribile. Ci hanno portato a vedere un asilo, chiamiamolo così, un'area recintata dove giocavano bambini dai 2 ai 10 anni. Non avevano paura di noi, ci cercavano. Ma quando hanno visto la loro immagine nel monitor della mia telecamera si sono spaventati. Sembravano chiedersi: "Come ho fatto a finire lì dentro?". Non mi era mai successo, nemmeno nelle favelas brasiliane, dove tutti hanno la tv».
In Sudafrica no, nelle bidonville la corrente elettrica non arriva. Per cucinare le donne usano la paraffina, il bagno è una buca a cielo aperto. Integrazione è una parola sconosciuta, i bianchi hanno paura di questo popolo che di notte scompare, le loro belle villette sono praticamente fortificate, il tasso di violenza e di criminalità è altissimo. I centri commerciali, circondati dal filo spinato, sono l'unico luogo in cui i turisti si permettono di girare da soli, ma nessuno si avventura per strada senza accompagnatore.

Il futuro
Difficile oggi pensare che un giorno le cose potranno cambiare. Ma ci sono tante iniziative che lavorano in quella direzione. Franco Cioni, uno dei dirigenti di Unicoop Firenze, è stato in Sudafrica giusto un anno fa per incontrare Mandela nell'ambito del progetto che ha trasformato il Palasport di Firenze nel Nelson Mandela Forum. «Il contrasto è netto - dice Cioni -. La costa sull'Oceano Indiano assomiglia molto alla California, sembra quasi di essere a San Francisco. Poi guardi oltre, e ti accorgi delle baraccopoli. Entri in un centro commerciale e al bar sono solo i neri a servire, quelli seduti ai tavolini sono tutti bianchi. Questa è la realtà dei fatti. Ma al concerto organizzato a George per il progetto 46664 c'erano tantissimi ragazzi entusiasti, bianchi e neri, che hanno cantato e ballato insieme».
Il 46664 era il numero identificativo di Mandela durante i 18 anni di carcere nella prigione a Robben Island, Città del Capo. Oggi è un progetto nato per far conoscere il problema dell'Aids e raccogliere fondi da destinare alla Fondazione Nelson Mandela. Tra le varie iniziative c'è anche un concerto che ogni anno, in un paese diverso, riunisce grandi nomi della musica leggera internazionale. «Condizioni di salute permettendo, Mandela sarà a Firenze il prossimo giugno», annuncia Cioni. Il filo diretto tra la Toscana e il Sudafrica si fa sempre più forte.



VIAGGI DA SOCI
Natura e solidarietà

Sei partenze di circa 160 partecipanti l'una da Roma, Milano, Bologna e Venezia, via Francoforte. La durata del viaggio è di 10 giorni/7 notti, voli di linea South African Airways per Johannesburg. Date di partenza previste: 26 maggio, 2-9-16-23-30 giugno, 7 luglio.

Il programma
Visiteremo Cape Town (Città del Capo), la penisola del Capo di Buona Speranza, l'Isola delle foche, Simonstown e la sua colonia di pinguini, il parco Kruger, il Blyde River Canyon, le spettacolari Bourke's Luck Potholes e Pilgrim's Rest, il paese dei cercatori d'oro. E ancora Johannesburg, Pretoria, la regione di Mpumalanga, il centro culturale della popolazione Shangaan e Soweto, il simbolo della lotta all'apartheid. Il viaggio prevede anche momenti di incontro con il popolo sudafricano, ed iniziative di solidarietà.

Quota individuale: euro 1.390,00
Supplemento singola: euro 480,00
Riduzione bambini fino a 11 anni (in camera con i genitori): euro 250,00
Costo individuale gestione pratica: euro 40,00
Costo assicurazione annullamento facoltativa: euro 30,00
Tasse aeroportuali: circa euro 250,00 per persona

Sistemazione in camera doppia hotel/lodge 3 o 4 stelle.

Contributo volontario di solidarietà per acquisto materiale didattico da consegnare alle scuole adottate.

Servizi inclusi: voli di linea South African Airways in classe economica, sistemazione negli hotels/lodges con pasti come da programma, tour privato in bus con aria condizionata, guide locali parlanti italiano, ingressi nei parchi, assicurazione sanitaria e bagaglio, assistenza in loco.

Servizi esclusi: le tasse aeroportuali (che hanno un valore elevato, informarsi al momento di fare i biglietti), le mance, le bevande, gli extra in genere.

Per il programma dettagliato contattare Argonauta viaggi, tel. 055 2342777, www.toscanaturismo.net



In Sudafrica il clima è tropicale, il che significa che di giorno fa sempre caldo. Ma c'è una discreta escursione termica, per cui il consiglio è di portarsi dietro almeno un pile ed un giaccone.

Si ringrazia Cristina Corezzi per la gentile concessione delle foto