A fine settembre la kermesse sul rapporto della lingua italiana con il fiorentino

Scritto da Silvia Gigli |    Settembre 2016    |    Pag. 6

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Soci in visita all’Accademia della Crusca - Foto D. Tartaglia

Accademia della Crusca

Il letterato senese Girolamo Gigli sosteneva che a Firenze si mettesse un ferro nella gola dei bambini altrimenti non si sarebbe spiegato il perché di quella terribile “C” aspirata.

La provocatoria posizione dell’autore del Vocabolario Cateriniano (opera che fu bruciata in piazza a Firenze nel 1717 e che oggi, nelle rare copie originali rimaste, vale una fortuna) gli costò il posto all’Accademia della Crusca (che di recente ha invece rieditato il suo Vocabolario) e quello all’Università, nonché l’esilio.

Era il ‘700 e sulla lingua si scherzava poco. Siena contestava il primato di Firenze e Gigli se ne faceva ardimentoso alfiere. A costo di morire a Roma quasi in povertà.

Del primato della lingua fiorentina, della sua evoluzione storica e della sua attualità, si parlerà dal 29 settembre al 2 ottobre in occasione della decima edizione della “Piazza delle lingue”, la manifestazione organizzata dall’Accademia della Crusca in collaborazione con Unicoop Firenze.

«Dopo anni trascorsi a guardare l’Europa e il resto del mondo - spiega il presidente dell’Accademia, Claudio Marazzini - con il decennale abbiamo deciso di rovesciare la formula e di approfondire il rapporto tra l’italiano e Firenze».

Lo sguardo di studiosi ed esperti si focalizzerà quindi sulle radici del legame tra la lingua di Firenze e quella nazionale e sull’attualità del fiorentino, dal mondo dell’arte a quelli della moda e della politica.

Giovedì 29 settembre alle 15.30 nella Sala Giordano di Palazzo Medici Riccardi, a Firenze, ad aprire i lavori sarà proprio il professor Marazzini parlando di “La parte di Firenze: avversari, sostenitori e convertiti”: un viaggio attraverso la relazione del fiorentino con la lingua italiana da quando, nel ‘300, tutto ha avuto inizio, fino al ‘500, con Pietro Bembo che contesta il primato di Firenze, per giungere all’epoca in cui letterati come Alfieri, Manzoni o padre Giambattista Giuliani decidono di convertirsi al fiorentino.

Nel corso della stessa mattinata il professor Luca Serianni illustrerà la connessione tra il fiorentino e il toscano, la professoressa Teresa Poggi Salani approfondirà la questione del vocabolario fiorentino e la professoressa Anna Nesi si soffermerà su “L'italiano regionale di Firenze".

Il 30 settembre, dalle 10, “La piazza delle lingue” si sposterà al Centro*Ponte a Greve, dove un gruppo di docenti analizzerà il legame fra la lingua del capoluogo toscano e il cinema, la canzone, la poesia e la letteratura del Novecento, con un curioso approfondimento del professor Paolo D’Achille su “Gli ‘errori’ dei fiorentini”.

«Nel pomeriggio, nel Salone dei Cinquecento, a Palazzo Vecchio, - spiega Marazzini -, dopo l’intervento della professoressa Paola Manni su “Il fiorentino che si fa italiano. Il fiorino, Dante e le origini del percorso”, si terrà una tavola rotonda con le istituzioni nazionali e internazionali che hanno sede a Firenze, dall’Istituto geografico militare alla Scuola superiore della magistratura, dal Centro di produzione dei radiodrammi Rai alle cinquanta università straniere che si trovano in città. È un modo per testimoniare il ruolo attuale di Firenze sul piano della lingua e la sua internazionalità. Il rapporto con la Scuola superiore della magistratura, per esempio, è molto interessante. Quest’anno ci siamo già incontrati quattro volte con i magistrati che vengono a fare i corsi da noi alla Crusca per approfondire il tema della chiarezza della lingua nello scrivere le leggi».

Se ci avessero pensato prima forse non sarebbe stato male, visto che la Crusca è avamposto e custode della lingua italiana dal 1583. Di tempo ce ne sarebbe stato, insomma.

Un’altra tavola rotonda di sicuro richiamo sarà quella di sabato 1° ottobre, dalle 15,  presso la sede dell'Accademia della Crusca, a Villa di Castello, con attori e attrici fiorentini.

«Dagli uomini e dalle donne di spettacolo vogliamo sapere come si confrontano con la loro lingua natia, se sia un viatico o un impaccio nella loro carriera, se serva loro solo a far ridere o altro».

Nella stessa mattinata, alle 12, sarà proiettato il filmato La stagione di Renzi: Michele Cortelazzo, il toscano nella politica, mentre il 2 ottobre si terranno visite guidate all’Accademia della Crusca.

Il programma prevede anche alcune rappresentazioni teatrali con il Laboratorio Nove di Sesto Fiorentino.

«Si tratta de La Tancia di Michelangelo Buonarroti il giovane - conclude il presidente della Crusca -, un viaggio nel toscano rustico che si parlava nel Seicento nelle campagne intorno a Firenze messo a confronto con la lingua dei cittadini di allora, e di un’opera teatrale del toscano Ugo Chiti, tutta dedicata al fiorentino di oggi».

Passato, presente e futuro di una lingua viva che ha fatto e farà discutere a lungo.

L’intervistato

Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca

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