Restaurato il fregio robbiano dell’ospedale il Ceppo

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Novembre 2015    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Foto R. Gatteschi

Pistoia

È grazie a una pia leggenda se possiamo conoscere le motivazioni che hanno determinato a Pistoia la nascita dell’ospedale del Ceppo, forse l’unico fra gli antichi nosocomi toscani a non essere dedicato a una entità religiosa ma soltanto a un anonimo e modesto tronco d’albero. Anche se, è d’obbligo precisarlo, il famoso ceppo si materializzò soltanto grazie all’intervento divino.

Siamo nella seconda metà del XIII secolo. A Pistoia, fra i suoi circa undicimila abitanti, vi è una coppia di sposi molto facoltosi, ormai avanti negli anni, senza figli e preoccupati per non aver ancora individuato a chi lasciare, alla loro morte, il sostanzioso patrimonio. Una notte fanno un sogno (tutti e due? la stessa notte? non è dato sapere.

Del resto le leggende sono così: prendere o lasciare); appare loro un angelo (o addirittura la Madonna, secondo altre versioni) che gli dice di cercare in città un tronco d’albero abbandonato e che, nonostante l’inverno, stia fiorendo. I coniugi si mettono alla ricerca e lo trovano sul greto del torrente Brana. Ecco, la voce divina li invita a costruire proprio in quel punto un edificio che avrebbe alleviato le pene ai malati, agli invalidi, a chi non aveva niente.

Nasce così il Ceppo, un ospedale che nel giro di pochi anni acquisisce sempre maggior importanza e prestigio in àmbito cittadino. Ma un prestigio e una onorabilità che vengono scalfiti dalle innumerevoli e talvolta sanguinose lotte fra le varie fazioni cui appartenevano le maggiori famiglie pistoiesi.

Foto R. Gatteschi

A un certo punto Firenze, che già deteneva il controllo politico sulla città per averla conquistata, dopo un lungo assedio nel 1306, decide di togliere la gestione dell’ospedale da mani locali e invia a Pistoia un personaggio di sua fiducia: ser Leonardo Buonafede, uomo di grande autorevolezza, già responsabile dell’ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova, buon collezionista di opere d’arte e amico dei maggiori artisti del momento.

Infatti, uno dei primi atti che compirà all’indomani del suo insediamento, sarà proprio quello di commissionare una serie di tondi e un fregio in bassorilievo in terracotta invetriata lungo tutto il loggiato che aggetta sulla facciata dell’edificio. E per creare queste opere chiama i due artisti che, in quegli anni e per quei particolari compiti, godevano del maggior prestigio nel mondo dell’arte toscana: Giovanni della Robbia  per i sette tondi e Santi Buglioni per i sei pannelli sopra l’ingresso (il settimo verrà aggiunto, sessant’anni più tardi, per opera del pistoiese Filippo Paladini).

I tondi robbiani sono chiaramente ispirati a quelli che il fratello Andrea aveva creato, pochi anni prima, sulla facciata dell’Ospedale degli Innocenti a Firenze. A differenza però dei fiorentini, che sono monotematici – piccoli puttini in fasce – i tondi pistoiesi hanno ognuno  un significato diverso, e cioè: lo stemma pistoiese, quello dell’ospedale e quello dei Medici, mentre i medaglioni centrali raffigurano l’Annunciazione, l’Assunzione e la Visitazione.

Il fregio invece rappresenta le sette opere di misericordia, alternate da pannelli più piccoli e verticali che raffigurano le virtù cardinali e teologali. E, piccola curiosità, in ogni pannello il committente ha chiesto all’artista di venire raffigurato in primo piano e in bella evidenza.

Tutta la facciata è attualmente al termine di un restauro, e proprio nel corso di questo mese di novembre le impalcature che nascondono l’intera facciata dovrebbero essere tolte e dunque tornare visibile a chiunque transiti per piazza Giovanni XXIII.

«Si tratta senza dubbio dell’opera d’arte più significativa presente a Pistoia», afferma Lorenzo Cipriani, giovane storico dell’arte e autore, insieme al padre Alberto, di un interessante studio, pubblicato nel 2013, proprio sullo Spedale del Ceppo.

L’intervistato Lorenzo Cipriani storico dell’arte

«Forse, più dell’altare di Sant’Jacopo o della Cattedrale di San Zeno, la facciata dell’ospedale, con i suoi tondi e il suo fregio, è l’opera che meglio rappresenta la città di Pistoia nel mondo. E non a caso una sua riproduzione è presente nel Museo Puskin di Mosca e anche al Victoria and Albert Museum di Londra».

Come si è accennato nelle prime righe di queste note, l’ospedale del Ceppo fu costruito proprio sopra il letto del torrente Brana, così come chiedeva, secondo la leggenda, la volontà divina. Dunque le fondamenta dell’edificio poggiano sulle due rive del corso d’acqua e a sostenere il peso del grande complesso fu costruita una galleria in laterizi ad arco, detta “a voltoni”. Quando, in epoca successiva, il torrente fu deviato, la galleria divenne una sorta di discarica dei rifiuti del soprastante ospedale.

Dopo secoli di abbandono, a partire dal 2005, una parte della galleria è stata ripulita (gli scarti dei manufatti ceramici sono stati in gran parte recuperati e raccolti), restaurata e attualmente è visitabile, dietro prenotazione, con l’ausilio di una guida. Durante il percorso di 650 metri, su una lunghezza totale di circa due chilometri, si possono anche osservare un antico frantoio e un altrettanto vetusto mulino.

Info: 0573368023; info@irsapt.it

Il restauro del fregio robbiano all'ex ospedale del Ceppo. Dal canale Gutenberg Multimedia Gruppo Editoriale – 3’ 21’’ – 16.05.15