Tessuti e dintorni

Scritto da Alessandra Pesciullesi |    Febbraio 2014    |    Pag. 19

Esperta in scienze dell'alimentazione e merceologia alimentare, lavora nella formazione professionale di cuochi, pasticceri e camerieri-barman. Nel 2000, insieme a Monica Galli, ha costituito uno studio associato che si occupa della divulgazione di informazioni sull'alimentazione e la merceologia alimentare, tenendo corsi per il Comune di Firenze e alcuni quartieri cittadini. In quest'ambito nasce anche la collaborazione con l'Informatore.

Composizione: il termine generico senza ulteriore specificazione indica la fibra tessile ricavata dai peli del manto di alcune razze di pecora domestica. Esistono però anche lane di particolari razze di capra, cammello, coniglio. La sostanza che la costituisce è la cheratina, proteina caratteristica di peli e unghie.

Al microscopio la fibra appare fatta a strati: quello più esterno, squamoso, di cellule piatte sovrapposte (la cuticola), uno intermedio, fibroso ed elastico che avvolge lo strato più interno, il canale midollare, ricco di cellule gonfie d’aria. Le caratteristiche dei vari tipi di lana dipendono dal rapporto tra i vari strati, dal tipo di cheratina ed anche dalle operazioni fatte per ottenere le fibre finali.

Produzione e lavorazione: la pecora da lana è allevata soprattutto in Australia, ex URSS, Cina, Nuova Zelanda, Argentina, Sud Africa e Regno Unito; viene poi lavorata nei paesi trasformatori, tra i quali l’Italia è tra i più importanti, seguita da Giappone, Inghilterra, Germania, Francia. La tosatura è l’operazione con cui si taglia la lana dalle pecore, effettuata in genere una volta l’anno, in primavera. Talvolta viene fatta una seconda tosatura in autunno ottenendo fibre più corte (lana bistosa). La lana può essere ottenuta anche da pelli di animali macellati, lana da concia.

Durante la tosatura la lana viene suddivisa secondo le parti dell’animale dal quale viene tosata (fase di cernita). La lana di spalla è più lunga e pregiata, quella dei fianchi e della schiena è di qualità intermedia, mentre la lana di ventre, gambe e testa è corta e meno pregiata.

Alla cernita segue il lavaggio, ottenendo la cera di pecora o lanolina, usata nell’industria chimica e farmaceutica. Dopo l’asciugatura le fibre sono districate e pettinate e poi passate alla lavorazione di filatura, cioè tutte le operazioni che trasformano i peli dell’animale in un filo resistente e continuo. La tecnica di filatura più antica è a mano, ma oggi è fatta a macchina, in grandi stabilimenti, le filande.

Filatura: le lane fini e lunghe (da 8 a 20 cm) sono prima pettinate, cioè messe in parallelo, avvolte su se stesse assialmente e poi trasformate in un lungo nastro resistente e fine. Le fibre più corte, allontanate durante il processo di pettinatura, sono invece cardate, cioè incrociate, trasformate in nastro e poi filate. Si ottiene poi un filo corposo ma meno resistente del precedente. Generalmente si hanno prodotti finiti compatti e caldi da filati cardati, e freschi e leggeri da quelli pettinati.

Caratteristiche fisiche: la lana conduce poco il calore, quindi è un buon isolante sia dal caldo che dal freddo, riuscendo a tenere quasi costante la temperatura del corpo che avvolge; è igroscopica, assorbendo fino al 30% del suo peso in acqua; è traspirante, cioè assorbe l’umidità in eccesso e la restituisce all’ambiente esterno; è antistatica, così non attira né incamera troppa polvere; è flessibile, allungandosi/allargandosi dal 20 al 50% per poi ritornare alla forma originale.

Tipi di lana: Mohair: da capra d’Angora, regione della Turchia, fibra lunga, soffice e resistente. Cachemere: da capra originaria del Tibet, finissima calda e leggera, ma delicata e facile all’usura. Cammello: dai peli morbidi e lanosi che alcuni cammelli perdono in primavera; generalmente usato al naturale, senza tintura, di grande pregio commerciale.

Alpaca: dal pelo morbido e lunghissimo del Lama che vive sugli altipiani dell’America meridionale; mescolato con lana comune, è usato per il tessuto tipo loden. Vigogna: dal pelo del Lama Vicuna, animale raro che vive sulle Ande a 4000 metri di quota; è una fibra fine, leggerissima e calda, rara da reperire per la diminuzione degli animali.

Angora: dal pelo lungo e morbido del coniglio d’Angora, molto fine e pregiata ma delicatissima e poco resistente. Merina: dalle pecore Merinos, allevate in Spagna e Australia; è tra le migliori, perché è morbida, fine e calda.

Istruzioni per l’uso: la scritta pura lana vergine insieme al simbolo del gomitolo a strisce bianche e nere, indica un capo fatto al 100% di lana nuova, di tosa. Quando manca questa specifica, può trattarsi di lana rigenerata, ottenuta dalla lavorazione di stracci di lana. La pura lana è più resistente al freddo e traspirante, ma almeno il 30% di fibre artificiali assicurano una maggior resistenza ai lavaggi.

Per evitare l’infeltrimento, evitare la temperatura sopra i 35 °C, la centrifuga sopra i 600 giri ed usare saponi solo leggermente acidi molto diluiti. Non usare candeggianti e non stendere i capi appesi per evitare l’allungamento. Stirare usando un panno tra il ferro ed il capo e lasciare che poi l’umidità si asciughi prima di riporre.

Foto di l. FAttorini


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