Obbligatorio indicare in etichetta la provenienza delle olive. Ma c'è chi dice no

Scritto da Rossana De Caro |    Aprile 2008    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Dal 17 gennaio 2008 in Italia è diventato obbligatorio, per decreto, indicare in etichetta su tutte le bottiglie di olio vergine ed extravergine di oliva la provenienza (se nazionale o estera) delle olive. Gli italiani, salvo contrordini in sede europea, potranno così sapere con quali olive è fatto l'olio che usano.
Il decreto salva-olio italiano è stato fortemente sostenuto dalla Coldiretti e dalle associazioni dei consumatori italiani, desiderosi di una maggiore trasparenza. Se infatti fino ad ora era solo l'olio a denominazione di origine a dover dichiarare la provenienza delle olive da cui è ricavato, adesso anche il resto del prodotto extra vergine deve adeguarsi a questa etichettatura trasparente, in modo che i consumatori sappiano da dove arriva l'olio che portano in tavola.

la guerra dell'olio
Secondo una stima della Coldiretti, quasi la metà dell'olio italiano venduto sul territorio nazionale è realizzato con miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine. Tanto che nei primi 9 mesi del 2007 si è verificato un aumento record del 25% degli arrivi di olio di oliva estero (proveniente appunto da Spagna, Tunisia e Grecia), mentre la produzione nazionale è stimata in calo del 15% sull'anno precedente. D'ora in poi sulle confezioni devono essere indicati: lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato spremuto l'olio. Se le olive sono state prodotte in più paesi andranno indicati tutti, in ordine di quantità decrescente. La nuova etichetta, fino a prova contraria, è obbligatoria per l'olio imbottigliato dopo il 17 gennaio, mentre il decreto concede la possibilità di 18 mesi di tempo per vendere quello imbottigliato prima.

La Commissione Europea si è espressa negativamente sul decreto, giudicandolo in contrasto con il regime della concorrenza. Anche la Spagna si è dichiarata contraria e le stesse associazioni italiane degli industriali dell'olio (Federolio e Assitol) hanno giudicato incompatibile il decreto con il regolamento CE (n. 1019/2002) che già disciplina l'origine degli oli, avvertendo che sussiste addirittura il rischio di incorrere in sanzioni. Una situazione non facile da risolvere.
Con 38 Dop e Igp, il nostro paese è il secondo produttore europeo (dopo la Spagna) di olio di oliva, con una produzione che supera i 5 milioni di quintali, due terzi dei quali extravergine. Un giro di affari intorno ai 2 miliardi di euro. In Italia si stima un consumo nazionale di 14 kg di olio a testa, con una prevalenza al 78% di extravergine. Nei primi nove mesi del 2007 si è registrato però un preoccupante calo dei consumi familiari, che si sono ridotti dell'1,2% (dati Ismea Ac Nielsen-Coldiretti).