Le aperture festive degli esercizi commerciali

Scritto da Turiddo Campaini |    Marzo 2010    |    Pag.

Presidente del consiglio di sorveglianza dell'Unicoop Firenze

Le cause della crisi economica che conivolge il mondo da almeno due anni, non sono imputabili solo agli eccessi della finanza, ma sono in primo luogo crisi di cultura e di valori. Per uscirne s'impongono cambiamenti negli stili di vita a tutti i livelli. Ma per essere coerenti non possiamo fermarci a queste constatazioni generali, bisogna agire di conseguenza anche nelle scelte amministrative e gestionali che compiamo giorno per giorno.

Nel nostro campo, non è possibile continuare ad incentivare il consumismo più sfrenato senza rendersi conto delle conseguenze delle nostre scelte sul piano etico, su quello sociale e ambientale. Continuare a lanciare messaggi secondo cui l'attività più ludica e educativa sia proprio quella dello shopping, vuol dire creare problemi, per esempio, sulla viabilità verso i grandi centri commerciali la domenica. Vuol dire costringere le famiglie di tanti dipendenti a separarsi anche il giorno festivo per eccellenza, perché impegnati a lavorare. Vuol dire aumentare la frustrazione di chi è invitato continuamente a comprare e i soldi non ce l'ha.

Per questo abbiamo sollecitato un confronto pubblico, con i cittadini e con le istituzioni, perché le aperture domenicali assumono, secondo noi, un forte valore simbolico con problematiche importanti come l'aggregazione sociale e la crisi della famiglia.

Secondo noi le aperture attuali offrono già un ottimo servizio ai cittadini: sei giorni la settimana, per 12 ore al giorno, un'apertura domenicale al mese e varie altre aperture durante alcuni periodi dell'anno, per un numero che si attesta sulle 20 aperture annue.

Le aperture domenicali, non dimentichiamo, hanno un costo sociale, economico e di sostenibilità ambientale. Le istituzioni in questo campo hanno un'importante responsabilità, perché devono prendere le loro decisioni in un'ottica d'interesse generale, capace di superare i particolarismi per orientarsi verso una riduzione degli eccessi speculativi e di consumismo indotto. Dovrebbero spingere gli operatori a riflettere attentamente sulle loro scelte. Non è pensabile che le esigenze di due outlet e quattro centri commerciali condizionino gli abitanti di un'intera regione.

Senza contare che spesso l'apertura domenicale non ha un adeguato ritorno economico per gli operatori. Il costo del servizio erogato alla fine aumenta, ed è chiaro che poi chi paga è sempre il consumatore. Un consumatore che deve essere consapevole che i servizi costano e che se non li paga la domenica, il conto gli viene presentato il lunedì, martedì, mercoledì...

Tuttavia, è chiaro che se venisse presa una decisione generale che va nel senso opposto a quello auspicato da Unicoop Firenze, noi non potremmo dare vantaggi competitivi agli altri operatori e ci adegueremo alle scelte.


Disegno di Lido Contemori

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