Luci ed ombre di un settore vitale per l'economia aretina

Scritto da Andrea Santini |    Marzo 2008    |    Pag.

Dipendente di Enti pubblici ha svolto per molti anni attività ispettiva nel controllo degli alimenti. Ha partecipato a corsi e convegni anche in qualità di docente. Si è occupato in particolare del settore micologico dirigendo il servizio di vigilanza, formazione e certificazione dei funghi commercializzati nei mercati. Ha curato una pubblicazione per le scuole elementari di educazione ambientale e al consumo dei funghi dal titolo"I funghi dal bosco al consumatore". Collabora da vari anni con l'Informatore dell'Unicoop con articoli sull'igiene e la merceologia alimentare. Ha curato per l'Unicoop un sito sui funghi: "Di tutto un po', commestibili, non commestibili, controlli, leggi, ricette, letteratura. Si occupa, in generale, delle problematiche relative ai prodotti alimentari sotto l'aspetto legislativo.

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"La febbre dell'oro" e "Corsa all'oro contro la crisi" titolava il quotidiano "La Repubblica" nei primi giorni dell'anno, in un ricco inserto a firma di Federico Rampini. «È un termometro sensibilissimo della congiuntura geopolitica mondiale - si legge a proposito del metallo giallo -, le tensioni militari o i pericoli inflazionistici hanno riacceso la febbre del lingotto fra gli investitori in cerca di un bene-rifugio». In parole semplici: più l'economia reale va a picco, e le Borse sono in preda al pessimismo, più il lingotto torna di moda.

Ai primi di gennaio l'oro ha stabilito un record toccando il prezzo di 900 dollari l'oncia (che poi ha saputo polverizzare nelle settimane seguenti)... e c'è già chi profetizza che nel corso di questo 2008 si raggiungeranno i 1000 dollari l'oncia.
È in questo panorama che da sabato 29 marzo a mercoledì 1° aprile si terrà al Centro affari e convegni di Arezzo, "OroArezzo" la mostra internazionale dell'oreficeria, argenteria e gioielleria, alla sua XXIX edizione, riservata agli operatori del settore.
«Anche quest'anno OroArezzo conferma le sue caratteristiche e il suo ruolo proponendosi come una mostra di qualità, importante sia per il comparto orafo nazionale che per il distretto aretino - assicura Franco Fani, vicepresidente del Centro promozioni e servizi che da sempre organizza la manifestazione». Distretto, piace ricordarlo, che rappresenta l'area di produzione più importante del paese con numeri da capogiro: nei primi nove mesi del 2007 il valore delle sue esportazioni di gioielli e articoli di oreficeria ha superato il miliardo di euro, con un incremento del 24,5% rispetto allo stesso periodo del 2006.
Risultati importanti, anche se devono essere valutati con cautela e senza facili e inopportuni trionfalismi. «Perché è un po' come avviene nel cinema - spiega Fani cercando un paragone che semplifichi il tutto -, dove gli incassi sono maggiori rispetto agli anni passati ma i biglietti strappati sono un numero inferiore». Le cifre non evidenziano infatti l'incidenza dell'euro forte e dell'elevato prezzo dell'oro né tanto meno tengono conto del fatto che nel 2006 l'export aveva fatto registrare un bilancio fortemente negativo.
«A rendere positivi questi dati c'è per esempio il vero e proprio boom di acquisti da parte di paesi come gli Emirati Arabi Uniti che s'impongono, con 260.121.601 di euro (fonte: Ufficio Studi della Camera di Commercio di Arezzo - Dicembre 2007), come il primo cliente dei produttori aretini. Ma - spiega ancora Fani - questa instabilità dell'oro preoccupa e condiziona fortemente, specialmente un distretto come quello aretino che punta nella sua quasi totalità ad un prodotto per consumatori meno esigenti». Perché la realtà pare essere questa: il rischio crisi è accentuato per quei prodotti che hanno una diffusione più popolare; per intenderci la catenina che si regala per la comunione, la spillina per il battesimo o l'anellino che si scambiano due giovani fidanzatini rischia di costare ormai troppo e scoraggiare i potenziali clienti distratti anche da una sempre più invadente concorrenza di altri prodotti, come per esempio quelli legati alla telefonia mobile.

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Un'ulteriore conferma arriva anche dall'ulteriore calo numerico delle imprese orafe del distretto di Arezzo: dalle 1.527 aziende attive al 30 settembre 2006 si è passati in un anno a 1.449, con una diminuzione di poco superiore al 5%.
«Inoltre stiamo assistendo ad un curioso paradosso: ci sono sì giovani che entrano nel mercato, immettendo idee imprenditoriali e artistiche nuove che fanno solo bene al settore - sottolinea Fani -, ma non provengono da famiglie orafe».
Non sono però queste nubi a condizionare la XXIX edizione di "OroArezzo", dove si attende l'arrivo di circa 600 espositori che adeguatamente rappresenteranno tutti i principali poli produttivi italiani. Una vetrina importante, aperta al confronto, l'occasione per testare e presentare nuovi modelli ai tradizionali clienti italiani ed esteri «ma anche - conclude Fani - agli operatori provenienti da quelle aree che sembrano destinate a svolgere un ruolo di primo piano nel mercato mondiale dei prossimi anni».

Oro e curiosità
In natura e nella storia
Probabilmente è stato il primo metallo usato dall'uomo, per ornamenti, gioielli e rituali. Già descritto in geroglifici egiziani del XIV secolo a.C., è più volte menzionato nell'Antico e nel Nuovo Testamento, da re Mida ai Re Magi (è infatti uno dei doni portati al Bambino Gesù). Da un punto di vista chimico è un metallo di transizione, duttile, di colore giallo. È talmente malleabile che un grammo d'oro può essere battuto in una lamina da un metro quadrato. L'oro è troppo tenero per poter essere lavorato normalmente: viene indurito perciò legandolo ad altri metalli, rame e argento sopra tutti. Allo stato naturale si trova sotto forma di pepite, grani e pagliuzze nelle rocce e nei depositi alluvionali. Viene usato per coniare monete, si usa inoltre in odontoiatria, gioielleria e nell'industria elettronica. Inattaccabile dalla maggior parte dei composti chimici, viene corroso dal cloro, dal fluoro, dall'acqua regia (una miscela composta da un volume di acido nitrico e tre volumi di acido cloridrico concentrati) e dall'acqua ossigenata. Lo scopo principale degli alchimisti era di produrre l'oro da altre sostanze, come il piombo, tramite una mitica sostanza chiamata pietra filosofale. Sebbene questi esperimenti non abbiano avuto successo, l'alchimia ha attirato l'attenzione sulla trasformazione delle sostanze, ponendo le basi per lo sviluppo della chimica moderna.

L'intervistato
Franco Fani
vicepresidente del Centro promozioni e servizi di Arezzo
Info: www.oroarezzo.it