L'accademia che studia come cambia e si trasforma l'italiano con i nuovi mezzi di comunicazione, la tecnologia, l'immigrazione.

Scritto da Rossana De Caro |    Maggio 2010    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Si chiamavano Impastato, Riscaldato, Rinvenuto. Erano i primi Accademici della Crusca, ovvero i tutori della lingua italiana, emeriti studiosi e linguisti, un po' burloni, che così si soprannominavano, evidenziando il legame con il mondo della coltivazione, macinazione e panificazione del grano. Per vezzo, ogni accademico aveva una sua "pala" di legno dipinta con soggetti rustici su cui erano riportati una frase ripresa dalle opere dei maggiori poeti e letterati e il proprio nome accademico.

L'Accademia della Crusca, antica istituzione eretta a baluardo della lingua italiana, nata a Firenze nel 1583, possedeva una simbologia e un programma che si basava sull'idea della "buona lingua" come farina che viene separata dalla crusca. Tanto che l'opera maggiore degli accademici è stata il vocabolario che dette un contributo decisivo all'unificazione e diffusione della lingua italiana, primo dizionario moderno in Europa (pubblicato in 5 edizioni dal 1612 al 1923). L'attività dei "cruscanti" venne interrotta bruscamente nel 1923, mentre era in corso la stesura del nuovo Vocabolario, alla parola Ozono, cupo presagio dei tempi moderni.

Il presidente è donna
Gli Accademici della Crusca hanno il compito di tutelare, osservare, e registrare come sismografi, le metamorfosi linguistiche in atto. Ne parliamo con la professoressa Nicoletta Maraschio, la prima presidente (si dice così, come ci ha confermato lei stessa) donna a capo dell'Accademia dalla fondazione, eletta nel 2008, nonché docente di Storia della lingua italiana all'Università di Firenze.

Quali sono i cambiamenti più evidenti del linguaggio attuale e a che cosa sono dovuti?
La Crusca studia la lingua del presente con ricerche specifiche. Nel 2006 abbiamo fatto, ad esempio, uno studio sulla lingua della politica: il "politichese", che utilizzava una terminologia oscura per la maggior parte degli italiani, e che era rivolto agli addetti, non esiste più. La tendenza oggi è quella di usare l'italiano della gente comune per porsi, almeno apparentemente, allo stesso livello. Il "berlusconismo" e il bipolarismo hanno portato a questo cambiamento e soprattutto i mezzi di comunicazione, radio e televisione, attraverso i quali si diffonde il messaggio. C'è la ricerca dell'effetto speciale, della spettacolarizzazione, con uso di slogan e formule che si ripetono.

Come influiscono sulla lingua attuale i nuovi mezzi tecnologici di comunicazione, tipo internet, telefonini, blog?
Indubbiamente il linguaggio di radio, televisione, e degli altri mezzi tecnologici di comunicazione, ha grande potere sulla trasformazione della lingua. Ad esempio sulla lingua dei giovani che è quella più in movimento. Da parte dei ragazzi c'è, infatti, una grande apertura ai neologismi. La tendenza però è quella di usare una lingua gergale, chiusa, comprensibile solo a loro. Purtroppo molti hanno delle difficoltà, soprattutto nella scrittura: non possiedono i mezzi per fare una scelta "libera", che gli consenta di cambiare la lingua a seconda delle situazioni e delle circostanze. Occorre tener conto che se negli sms, nei blog o sulle chat si può utilizzare una lingua vicina a quella parlata, in altri contesti è necessario usare una lingua più articolata e strutturata.

Qual è il futuro dell'italiano?
Come Accademia stampiamo La Crusca per voi , giornale semestrale, per ampliare il dialogo con il mondo della Scuola e con gli "amatori" della lingua italiana, attraverso le risposte ai quesiti linguistici dei lettori sull'italiano contemporaneo. Abbiamo anche un nostro sito, un portale dedicato interamente all'italiano, con un apposito spazio di consulenza linguistica per gli utenti: dalla sua apertura, nel 2002,  ha avuto oltre 2 milioni di visitatori per un totale di circa 70 milioni di contatti. Due validi strumenti, dei termometri, per capire dove va l'italiano e dove si annidano le paure più frequenti: il congiuntivo, la punteggiatura e l'utilizzo di troppe parole straniere.

Che impatto ha l'immigrazione sulla nostra lingua?
Il contatto con queste nuove minoranze linguistiche a scuola porterà a un arricchimento, ci sarà un confronto interlinguistico e interculturale, avremo un italiano "rinnovato". Ci vuole però la collaborazione della scuola e degli insegnanti, si dovrebbero investire maggiori risorse. Noi ad esempio realizziamo corsi per insegnanti L2, cioè Lingua seconda per insegnare l'italiano agli immigrati e favorirne l'integrazione linguistica a partire dalla scuola.

Come si pone l'italiano in Europa?
La nostra lingua parte svantaggiata nelle istituzioni europee dove prevalgono l'inglese, il francese e il tedesco. Purtroppo noi italiani parliamo poco le altre lingue, e dobbiamo quindi impegnarci prima di tutto ad ampliare il plurilinguismo individuale. Peraltro l'italiano è una lingua molto studiata all'estero (la 4° o 5° al mondo), a esempio nei paesi dell'Est, ma non solo. Il turismo è un forte stimolo, ma anche la cultura e le opportunità di lavoro sono tra i motivi che spingono molti stranieri a imparare l'italiano. Anche le comunità di emigrati all'estero sono importanti: tra i figli e i nipoti c'è un forte desiderio di recuperare le proprie origini.

Avete fatto uno studio sulle parole italiane utilizzate nelle lingue straniere? Con quali risultati?
Lo studio è stato realizzato su inglese, francese e tedesco. Abbiamo trovato 4400 italianismi, soprattutto legati all'arte, all'architettura, alla musica. Come sonetto, balcone, banca, graffiti... Questo rivela come il nostro paese abbia avuto un importante ruolo culturale nella storia, fortuna che prosegue ancora oggi con la moda e il cinema. Basti pensare al termine Paparazzo; dal nome di un fotografo della Dolce vita di Fellini (1961), diventò nome comune per designare il fotografo d'attualità mondana, e in questo stesso significato fu immediatamente usato anche in francese, inglese e tedesco.

 

Piazza delle lingue
L'italiano degli altri

Dal 27 al 31 maggio si svolgerà la 4ª edizione della "Piazza delle Lingue", una manifestazione, anche divulgativa, di livello internazionale, organizzata dall'Accademia della Crusca, con tavole rotonde, letture e veri e propri momenti di spettacolo: in piazza della Signoria il 27 maggio, sul Ponte Vecchio il 28, al Teatro della Pergola il 29 con una serata dedicata a Pier Paolo Pasolini.

Il tema di quest'anno sarà "L'italiano degli altri", quello di chi vive fuori d'Italia e parla italiano perché è la lingua nazionale del proprio Paese o di Stati (Svizzera, San Marino, Città del Vaticano) dove si parla l'italiano, o perché di origine italiana, emigrato o figlio o nipote di emigrati; ma anche insegnante di lingua, di letteratura, di cultura italiana all'estero.

Ma l'italiano degli altri è anche quello di chi, oggi sempre con maggiore frequenza, nato altrove, è spinto dalle necessità della vita a migrare in Italia, e costretto a confrontarsi con una nuova lingua e una diversa cultura.

 

Storia
La Crusca in villa

Nel corso dei secoli l'Accademia ha avuto oltre 1.200 membri italiani e stranieri, tra i quali Galilei, Redi, Muratori, Voltaire, i granduchi di Toscana Pietro Leopoldo e Leopoldo II, Metastasio, Manzoni, Capponi, Leopardi, Tommaseo, Carducci, De Amicis, D'Annunzio e Luzi. Attualmente è formata da 49 accademici fra ordinari, emeriti, soci corrispondenti italiani e soci corrispondenti stranieri.

Oggi la Crusca è un importante centro di ricerca, tutela e studio della lingua italiana. Ha una propria attività editoriale, possiede un importante archivio, storico e moderno, una biblioteca con oltre 120.000 volumi di linguistica, un sito web con uno spazio di consulenza linguistica aperto agli utenti; organizza incontri, seminari e convegni sull'italiano.

Dal 1972 l'Accademia ha sede nella villa Medicea di Castello, che fu dimora di Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco de' Medici, cugini di Lorenzo il Magnifico, dove conserva  le famose "pale": 154 dipinti su tavola a forma di pala da fornaio nei quali sono raffigurati gli emblemi degli accademici.

 

L'intervistata: Nicoletta Maraschio, presidente dell'Accademia della Crusca

Info: 055454277/78/79 (fax), segreteria@crusca.fi.it
www.accademiadellacrusca.it

Orario di apertura: lunedì e mercoledì 9-17; martedì, giovedì e venerdì 9-14


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