Buone le prospettive d'occupazione per chi si laurea in una facoltà scientifica

Scritto da Francesco Giannoni |    Marzo 2008    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

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È sbagliato pensare che iscriversi ad una delle facoltà del Polo scientifico fiorentino assicuri un posto da disoccupato o al massimo da insegnante di matematica nelle scuole medie (ammesso e nient'affatto concesso che questa sia un'attività di secondaria importanza). Il sempre maggiore interesse del mondo imprenditoriale nei confronti dei giovani scienziati è confermato dai professori Roberto Casalbuoni e Anna Maria Papini.
Terminando gli studi, compresa la specializzazione, a 27-28 anni (ed è possibile, basta studiare), dopo un anno lavora già un laureato su due, dopo tre anni lavorano due laureati su tre, mentre dopo cinque anni lavora quasi il 90% dei laureati. I giovani scienziati soddisfatti del proprio lavoro e dello stipendio raggiungono percentuali superiori all'80%.


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Chimici, matematici e fisici,
che hanno una buona preparazione di base di tipo matematico, sono ricercati ovunque. Oggi come oggi, per esempio, un matematico o un fisico con competenze di statistica e trattamento dati è richiestissimo da quella branca del mondo bancario che, compiendo analisi dei mercati borsistici, cerca di prevedere l'andamento di questo delicato settore.
«Le imprese biotecnologiche, invece, cercano laureati in matematica, chimica e fisica perché hanno preso coscienza che, senza una preparazione di base fortemente orientata verso queste discipline, si rischia di perdere di vista le problematiche del settore - dice la professoressa Papini -. L'industria farmaceutica toscana, che vanta imprese grandi e piccole: Menarini, Eli Lilly, Sclavo, Molteni, Montale, Baxter, ha bisogno di chimici, ma anche di biologi». Rincara il professor Casalbuoni: «la Procter & Gamble, una grande multinazionale, si è presentata qualche mese fa al Polo per assumere giovani laureati soprattutto in scienze farmaceutiche, chimica e biotecnologie; questa multinazionale assume ogni anno in Europa dalle 30 alle 50 persone. E il fatto che gli stranieri vengano a cercare laureati italiani la dice lunga sulla bontà degli studi impartiti nelle nostre facoltà».
Semmai, aggiunge la professoressa Papini, bisognerà mettersi in testa che «non per forza un laureato a Firenze lavorerà a Firenze: i nostri giovani, quelli che frequentano ora l'università, lo stanno capendo molto bene e hanno voglia di spostarsi anche all'estero»: ci sono persone che lavorano a Dublino; il fine settimana rientrano in Italia e, con i voli a basso costo, spendono meno che se tornassero da Roma.

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Inoltre, il mondo del lavoro è cambiato
rispetto a quando si puntava al posto fisso. «Dovremo entrare nella logica europea secondo cui i posti fissi sono pochi ma c'è una grande flessibilità di lavoro». Si richiede che una persona sia disponibile a cambiare tipo di impiego, pur rimanendo nell'ambito di un'applicazione degli studi compiuti: questo riesce se le persone hanno una buona preparazione di base che le ha educate anche alla flessibilità mentale.
«Non è facile capirlo ma bisogna capirlo: in Europa funziona così e così deve funzionare anche da noi». Non si finisce in mezzo a una strada se sul territorio c'è un tessuto che permette il ricambio e quindi una remunerazione più consona a un laureato, cioè maggiore dei 1200-1500 euro al mese del posto fisso.
È anche vero che non esiste ancora un substrato imprenditoriale pronto ad accogliere i laureati che hanno scelto i corsi triennali, come invece accade in altri stati europei. Quindi lo sviluppo della piccola industria favorita dagli "incubatori di impresa" (incoraggiati dalla stessa università) potrebbe sicuramente aiutare molto i laureati triennali.
Gli incubatori d'impresa sono una realtà che sta crescendo: i laureati che sceglieranno la strada dell'imprenditoria, grazie anche a finanziamenti regionali o ministeriali, potranno essere quelli che fonderanno nuove imprese sulla base della loro tesi di dottorato (vedi box Toscana Biomarkers). Infine c'è la ricerca scientifica, croce e delizia degli studenti delle facoltà scientifiche: meglio un bello stipendio presso un'industria prestigiosa o vincere il Nobel emulando Carlo Rubbia?

A parte i sogni (comunque legittimi e da coltivare) al termine degli studi è realmente possibile svolgere ricerca. Prerogativa indispensabile comunque, sostiene il professor Casalbuoni, è seguire il dottorato di ricerca, "senza il quale poco si fa ma con la consapevolezza che chi è bravo senz'altro sfonda", rimanendo nell'ambito universitario o entrando in quelle istituzioni, prestigiose a livello internazionale, di cui la piana di Sesto è davvero ricca: l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il Centro per le Risonanze Magnetiche, il Laboratorio Europeo per le Spettroscopie non Lineari, gli istituti del CNR, solo per fare qualche esempio.
Per chi invece vuol cercare di restare in ambito universitario basti pensare, aggiunge il professore, che a fisica ci sono 90-100 fra docenti e ricercatori, e complessivamente nell'area del Polo scientifico ci sono circa 500 fisici: è un numero notevole che implica evidentemente un certo ricambio con possibilità di assunzioni. E la provincia di Firenze è privilegiata: non dappertutto c'è una realtà notevole come il Polo scientifico.

Tra scienza e fede
Il saio di San Francesco
Al Polo scientifico esiste un corso di laurea sulla conservazione e il restauro dei beni culturali. Gli insegnamenti impartiti sono di tipo chimico e fisico, e trovano applicazione nei restauri e nelle analisi di reperti archeologici o di oggetti d'arte. Anche se sono studi più di nicchia, a Firenze e in Toscana c'è pane per i denti di questi laureati.
Un esempio: Sesto Fiorentino è sede del Laboratorio di tecniche nucleari per i beni culturali (che collabora con musei quali gli Uffizi e il Louvre) la cui strumentazione è stata usata per l'analisi del saio di San Francesco custodito nella chiesa di Santa Croce, a Firenze. Gli scienziati sono arrivati alla conclusione che quel saio non può essere appartenuto al santo patrono d'Italia perché il tessuto con cui è stato realizzato risale, secondo le analisi del carbonio 14, ad un periodo compreso tra la fine del 1200 e quella del 1300, almeno 80 anni dopo la morte di San Francesco, avvenuta nel 1226.

Ricerca e brevetti
Molecole allo studio
Un esempio di successo lungo il cammino degli incubatori d'impresa è rappresentato dalla società Toscana Biomarkers, nata circa un anno fa presso il Parco Scientifico della Fondazione Toscana Life Sciences (TLS), a Siena, dove la Regione Toscana, in collaborazione con il Monte dei Paschi e altre istituzioni locali, ha creato un incubatore di imprese bio-tech. Toscana Biomarkers nasce da un'idea di un gruppo di docenti delle Università di Firenze e Pisa, da anni attivi nel campo della ricerca di laboratorio sui meccanismi delle malattie quali la sclerosi multipla e l'artrite reumatoide. Accanto alla ricerca di base, negli ultimi anni questo gruppo ha portato avanti con successo un filone applicativo, basato sullo sviluppo di nuove molecole da utilizzare per la messa a punto di innovativi prodotti diagnostici.
La nuova società ha assunto cinque giovani ricercatori che lavorano con grande entusiasmo nei nuovi laboratori dell'incubatore e hanno già ottenuto risultati positivi: Toscana Biomarkers ha depositato la sua prima domanda di brevetto internazionale e prevede di avere i suoi primi prodotti entro due anni. È un bell'esempio di ricerca che si fa impresa, che anche altri ricercatori stanno seguendo.



C'è un'opportunità di lavoro in più: da quello che si legge sui giornali, un problema da affrontare in futuro sarà la carenza dei docenti di matematica alle scuole medie superiori: lo si comincia a sentire già ora per effetto delle scarse iscrizioni in passato alle facoltà scientifiche.

Gli intervistati
Roberto Casalbuoni, presidente di OpenLab e professore ordinario a fisica
Anna Maria Papini, vice presidente OpenLab e professore associato di chimica

XVIII settimana della cultura scientifica in Toscana dal 3 al 9 marzo. Il calendario delle manifestazioni è sul sito internet della Regione Toscana www.cultura.toscana.it e dell'Istituto e Museo di Storia della Scienza www.imss.fi.it