Le ragazze di Re-Cubo: una esperienza imprenditoriale e artistica

Scritto da Giulia Caruso |    Marzo 2010    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

Si respira aria nuova in città. Alla faccia della crisi economica, molte giovani donne si muovono, creano, inventano, costruiscono il loro futuro. Come per esempio, Francesca Pagni, Mikaela Vasilake e Francesca Guidi che, unendo fantasia e voglia di fare, hanno fondato una piccola ma intraprendente realtà imprenditoriale tutta al femminile che riesce a fare del riciclaggio una vera e propria forma d'arte.

Artigianato artistico è il termine giusto per definire la loro impresa; è la parola chiave che esse stesse usano per presentare i loro prodotti. Un termine che lascia ben sperare per il futuro della neonata azienda, un fantasioso microcosmo in divenire, nato da un sogno di Francesca Pagni, pittrice e designer. Si chiama Re-Cubo e si declina in tanti deliziosi accessori. Eccentrici bijou, stole trompe-l'oeil e soprattutto borse, concepite all'insegna dell'urban style più raffinato e innovativo.

La piccola, effervescente fucina creativa delle tre artigiane-artiste è al primo piano di una palazzina degli anni ‘30, in via Aretina, a Firenze.

Un luogo dove convivono differenti esperienze di imprenditoria giovanile. Al piano terra per esempio, un gruppo di ragazze francesi realizza originali creazioni riciclando la gomma. «Una specie di cohousing lavorativo oltre che abitativo, come succede nel Nord Europa, soprattutto nei paesi scandinavi, dove questo tipo di esperienze è molto diffuso tra le ultime generazioni», dice Francesca che è diventata mamma per la seconda volta il mese scorso.

Tutto comincia nel 2009 quando, per dare un nuovo e produttivo impulso alla sua attività, la giovane imprenditrice partecipa ad un concorso della Comunità Europea e della Provincia di Firenze per l'utilizzo di fondi per l'avvio di imprese. «Mi sono trovata così, per la prima volta, alle prese con termini come business plan, che non sapevo neanche cosa fosse - confessa scherzando -. L'idea che mi frullava nella testa era quella di sfruttare la mia produzione artistica, dipinti su tela, oggetti di designer, illustrazione e grafica, per la realizzazione di piccole collezioni di oggetti creati con i materiali di scarto da me preferiti, cioè i tessuti».

Indossare riciclando

«Ogni oggetto Re-Cubo è contraddistinto dal mio tratto grafico», spiega Francesca. Un inconfondibile marchio, una firma d'arte, realizzato come un patchwork tramite applicazione, usando la macchina da cucire o ricamandolo direttamente sulla stoffa.

Una vulcanica collezione all'insegna del cosiddetto street style, lo stile urbano pescato direttamente dalla strada. Un canale d'ispirazione che conosce molto bene, visto che da sempre alimenta le sue creazioni di artista metropolitana, writer senza bomboletta spray, ma che sa usare bene il pennello e i colori come ogni brava pittrice che si rispetti.

Insieme a lei, le altre abitanti del pianeta Re-Cubo, Francesca Guidi e Mikaela Vasilake. «Due angeli caduti dal cielo che mi hanno affiancata strada facendo, sorride Francesca. Mikaela, per esempio, con la sua sensibilità legge i miei dipinti ed è capace di estrapolare particolari da applicare sulle borse, con il ricamo o tramite applicazione diretta. E poi c'è Francesca Guidi che contribuisce non solo creando oggetti ma si occupa anche della comunicazione».

Un aspetto, quest'ultimo, ovviamente non trascurabile, anche perché la diffusione della cultura della sostenibilità e il rispetto per l'ambiente fa parte della missione della neonata azienda.

«Per questo, riteniamo fondamentale coinvolgere i più giovani, soprattutto alunni e studenti di tutte le scuole con iniziative e raccolte di materiali di scarto. Vogliamo divulgare e promuovere con i nostri prodotti i saperi artigiani spesso a rischio d'estinzione o di difficile visibilità. Offrire opportunità alle generazioni più anziane di rilanciare il proprio mestiere utilizzando un linguaggio contemporaneo». Così, Re-Cubo ha stretto una specie di alleanza con alcune ditte del territorio che le forniscono i materiali tessili di scarto che diventeranno creazioni esclusive.

 

 

La Re-Cubo Bag

«Il mio sogno? Far decollare questo piccolo sconosciuto marchio nel mondo delle imprese e del lavoro», conclude Francesca.

Viste le premesse, c'è da scommettere che le tre ragazze riusciranno decisamente a ritagliarsi il loro meritato posto al sole. Intanto debutteranno ad aprile nei punti vendita Coop, con una fashion shopping bag, una borsa per la spesa, naturalmente riciclata e rigorosamente ecosostenibile.

In edizione limitata, realizzata in collaborazione con la Re-bag, azienda che cura la produzione di borse in plastica riciclata, la Re-cubo Bag, sarà disponibile in 22.000 esemplari al prezzo di 2,50 euro.

Una "shopping bag" - cioè "borsa per la spesa" - al di là degli schemi, come dicono le sue creatrici, destinata a un pubblico giovane e dinamico, una realtà sempre in movimento che in questa città sicuramente non manca. Un pubblico, che come Francesca e le sue collaboratrici, si muove e vive al ritmo del nostro tempo.

 


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