Scritto da Giorgio Celli |    Maggio 1999    |    Pag.

Entomologo e saggista

La conversione di Gigi
Gigi era un bambino di una famiglia molto ricca, e per questo fatalmente viziato da genitori che gli lasciavano fare tutto quello che voleva. Bastava che esprimesse un desiderio, da un gelato alla crema a un grosso computer, perché venisse immediatamente esaudito. Era naturale, quindi, che i giocattoli a lui elargiti senza risparmio lo annoiassero nel giro di pochi giorni, e finissero nello sgabuzzino buio delle cose dimenticate. Siccome poi molti di questi giocattoli, trattati con la brutale indifferenza di un bambino onnipotente, si rompevano ben presto, erano destinati alla pattumiera e in seguito alle discariche, insieme a tutti i rifiuti variegati della società del consumismo e del cosiddetto benessere. Un bel giorno di maggio, qui viene il bello, Gigi passeggiava con la governante lungo il viale di un giardino pubblico quando s'imbatté in un suo coetaneo, vestito con una giacchetta rattoppata alla meglio, che giocava con la mamma manipolando degli strani oggetti. A distanza più ravvicinata, Gigi scoprì che si trattava di due lattine di birra vuote. Il bambino, tolti i loro coperchi, aveva provveduto a collegare con un lungo spago le due lattine e stava parlando dentro a una. La mamma, poco lontano, aveva messo l'orecchio all'altro barattolo, posto all'estremità del filo, e ascoltava deliziata quello che sproloquiava il bambino. Insomma, si disse Gigi, quella coppietta giocava al telefono ma, argomentò con disgusto, impiegando due lattine raccolte chissà dove, e gli spuntò sulle labbra un sorriso di sufficienza. Poi l'ingegnoso piccolo telefonista cavò di tasca una manciata di tappi a corona, disegnò con del gesso rosso una pista sull'asfalto e improvvisò con la mamma un 'tour de France', colpendo a 'cricchi' gli imprevedibili ciclisti rotondi. Il tappo che finiva fuori pista, beh, veniva squalificato. In quel momento giunse il babbo, che interrompendo quel gioco fece calzare al bambino due scarpe di cuoio, dichiarando con orgoglio di averle risuolate lui stesso. Era mezzogiorno e la famigliola se ne andò, lasciando Gigi perplesso e forse un po' infelice. Il giorno prima aveva rotto il modellino di un'automobile rossa, che andava a molla. Si disse, a un tratto, che doveva aver girato con troppa forza la chiave di carica e che qualcosa, nel ventre della vettura in miniatura, doveva essersi inceppato, oppure rotto. Meditò sulle due lattine di birra trasformate in un telefono a spago, su quei tappi a corona fantasticati come ciclisti e provò un senso oscuro di rimorso. Rimorso, sì, per tutti quei giocattoli che non lo avevano per nulla divertito, e che per questo lui aveva bistrattato e inviato nell'ostracismo sepolcrale delle discariche.
Quella sera, tra lo stupore di tutti, pregò il babbo di aiutarlo ad aggiustare la piccola automobile, perché ritornasse come nuova. Insieme si divertirono moltissimo a ripararla. Non dovremmo tutti convertirci come il nostro Gigi? Quante cose, che buttiamo via, potrebbero essere, con poca fatica, rimesse in ordine.

Dal decalogo del 'Consumo sostenibile'
5. Verificare la possibilità di riparare apparecchi, mobili, vestiti, scarpe