Le proprietà delle acque termali, le bellezze dei dintorni

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Il primo a capire che quell'acqua poteva avere anche proprietà terapeutiche fu un medico condotto, il dottor Lorenzo Berzieri.
Era il 1839. La storia moderna di Salsomaggiore comincia da lì. Oggi è una città di 19 mila abitanti, famosa per i suoi stabilimenti termali e per Miss Italia, che ogni anno, a settembre, viene incoronata nel Palazzetto dello Sport. Ma basta camminare nelle strade del suo piccolo centro storico o nei suoi giardini per ritrovare quell'atmosfera di inizio Novecento, deliziosamente retrò.

Mare per cinque
La città del sale
Il vero tesoro di Salsomaggiore sono le sue acque salso-bromo-iodiche di origine fossile, ovvero vecchie di oltre 5 milioni di anni. Sono l'eredità del mare che si estendeva fino agli Appennini e che la Pianura padana ha trattenuto nel suo sottosuolo. In effetti anche il toponimo di Salsomaggiore, "Salso maiore", rimanda al contenuto salino dell'acqua, da cui si ricavava il sale già in epoca preromana.
Estratte da pozzi profondi fino a 1200 metri, le acque arrivano in superficie ad una temperatura di 16° (quindi freddine, per gli usi termali vengono appositamente riscaldate) e con una densità di sali minerali cinque volte superiore a quella del Mar Mediterraneo (circa 150 grammi per ogni litro, di cui 140 di cloruro di sodio). La tipica colorazione rossiccia è dovuta alla presenza di sali ferrosi, che si ossidano a contatto con l'aria.
«L'acqua salso-bromo-iodica che sgorga dai pozzi salsesi è indicata per la prevenzione e la cura delle malattie artro-reumatiche, respiratorie e ginecologiche - dice Maurizio Righini, delle Terme di Salsomaggiore -. Si possono fare bagni, inalazioni, irrigazioni, idromassaggi, nebulizzazioni e anche fanghi; oltre ai trattamenti estetici, per il viso e il corpo, sono stati attivati programmi di benessere con aromaterapia e fitoterapia».

L'epoca liberty
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Fu sotto l'illuminato governo di Maria Luigia d'Austria, moglie di Napoleone Bonaparte e duchessa di Parma e Piacenza, che avvenne la svolta. La duchessa autorizzò l'uso delle acque minerali: si scavarono nuovi pozzi, si chiamarono i più grandi architetti e decoratori dell'epoca per costruire eleganti stabilimenti termali, frequentati dai nobili e dai rappresentanti dell'alta società. Di quel periodo restano molte testimonianze in stile liberty. Le Terme Berzieri ne sono la massima espressione. Difficile descrivere la magnificenza delle sale, dei soffitti, delle vetrate: anche chi non ama il genere non potrà che rimanerne affascinato. Inaugurate nel 1923, portano la firma di Galileo Chini, il maestro del liberty che in Mugello aveva il suo laboratorio. A lui - e a un suo lungo soggiorno a Bangkok - si devono le atmosfere orientaleggianti e bizantine in stile Klimt.
Anche i pozzi raccontano la storia di quegli anni. Uno per tutti: la Gabbia del Pozzo Scotti, proprio di fronte alle Terme Berzieri. La gabbia, in ferro battuto e vetro, fu posta nel 1912 a copertura del pozzo artesiano di acqua salso-bromo-iodica trivellato nel 1864. Il percorso liberty termina al Palazzo dei Congressi - già Grand Hotel des Thermes - e alle sue antiche sale: salone Moresco, sala Cariatidi e sala Pompadour.

Da Verdi a Guareschi
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A una trentina di chilometri da Salsomaggiore si trova Roncole, poche case lungo la strada, nella Bassa parmense. Qui è nato Giuseppe Verdi e qui è sepolto Giovannino Guareschi, lo scrittore delle storie di Peppone e don Camillo, interpretati sullo schermo dai grandissimi Gino Cervi e Fernandel.
La casa natale di Verdi, oggi monumento nazionale, si può visitare, il biglietto costa 3 euro. La visita è a cura di una signora del posto, che ne sa più di una guida di professione, e si vede che ci tiene. La chiesa di San Michele Arcangelo conserva ancora un organo dove Peppin fu battezzato e, ancora giovinetto, suonò le sue prime note. Pochi passi, e si arriva alla casa dove Giovannino Guareschi visse e scrisse i suoi racconti. I figli dello scrittore, Albertino e Carlotta, hanno raccolto tutti i documenti del padre: ne è nata una mostra permanente che si può visitare gratuitamente, ascoltando aneddoti e curiosità raccontate dagli stessi Albertino e Carlotta.
L'itinerario dei luoghi verdiani prosegue a Busseto, dove Giuseppe Verdi visse a lungo e studiò sotto la guida di Antonio Barezzi, suo suocero e mecenate: da non perdere una sosta alla Salsamenteria Baratta, un vero e proprio museo-bottega fondato nel 1873, dove Verdi veniva a mangiare il culatello e il vino si beve ancora in piccole ciotole di porcellana bianca. Sotto le antiche travi lo spartito originario della Traviata e il primo pianoforte del Maestro, e nel libro delle firme quelle di Gabriele D'Annunzio e Arturo Toscanini.
A tre chilometri da Busseto, a Sant'Agata di Villanova d'Arda (Piacenza), si trova Villa Verdi, la casa nella quale il Maestro si era ritirato a vivere perché i bussetani non gli perdonavano la relazione con il soprano Giuseppina Strepponi, sposata in seconde nozze solo nel 1859, dopo 11 anni di convivenza (a quei tempi un vero scandalo). All'interno numerosi cimeli, a cominciare dal famoso cilindro nero.



Vigoleno
A soli 11 chilometri da Salsomaggiore c'è Vigoleno, uno dei setti borghi più belli d'Italia dell'Emilia Romagna