Un nuovo museo che raccoglie i reperti e i manufatti scoperti nella zona

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Maggio 2011    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Le prime avvisaglie della presenza etrusca nel territorio di Artimino si erano registrate nei primi decenni dell'Ottocento; infatti, nel 1843, Emanuele Repetti poteva scrivere che: "... la scoperta ivi fatta nei secoli trapassati di qualche anticaglia, idoletti in bronzo e cose simili, fece sospettare alcuni scrittori che Artimino fosse stato un paese di qualche considerazione fino dai tempi etruschi".
Certo, nessuno in quel periodo avrebbe potuto immaginare che non solo Artimino, ma tutto il territorio compreso nell'area dell'attuale comune di Carmignano, fosse stato massicciamente abitato dai nostri lontanissimi progenitori. Attualmente i siti venuti alla luce, grazie a scavi più o meno recenti, sono quattro. Se il ritrovamento di un centro abitato in quel luogo anticamente denominato "Artimino Vecchio", dove attualmente sorge la Villa Medicea dei "Cento camini", è quello di più vetusta memoria, gli altri sono frutto di ricerche e scoperte di epoca relativamente recente, successive agli Anni '60 del secolo scorso.

Sulle due tombe di Comeana, per esempio, il medesimo Repetti non fa alcuna menzione, come del resto tace lo storico locale Antonio Ricci che, nel 1895, scrisse un'accurata storia del Castello e Comune di Carmignano, come tace anche Giuseppe Rigoli che nel 1932 pubblicò una Storia di Artimino. Sono frutto di recentissime ricerche il ritorno alla luce di una città fortificata e di un santuario a Pietramarina le cui origini risalirebbero al VII secolo a.C.
Ultima in ordine di tempo, anche se non ultima per importanza, è stata la scoperta della necropoli di Prato Rosello, lungo l'estrema pendice orientale del Montalbano, laddove digrada ripidamente verso il corso dell'Arno, non lontano dalla gola del Masso della Golfolina.

Ritrovamenti casuali
Ma l'aspetto forse più curioso di questi ritrovamenti è che sono stati del tutto casuali. Se l'insediamento di Artimino è tornato alla luce grazie allo sporadico riaffiorare dal terreno di vari oggetti di uso familiare, le due imponenti tombe di Comeana sono per così dire rinate grazie all'insistenza e alla caparbietà del medico condotto del luogo che tempestava le autorità competenti perché si iniziasse a scavare sotto quei due cumuli di terra dall'aspetto così innaturale.
E se a Prato Rosello la necropoli si è disvelata agli archeologi solo perché un incendio che investì tutta la pendice della collina mise in luce la strana conformazione del terreno, il sospetto che sul punto più alto del Montalbano, e cioè a Pietramarina, gli Etruschi avessero lasciato qualche traccia della loro permanenza, nacque durante la seconda guerra mondiale, quando un reparto di soldati tedeschi, forse nello scavare una trincea, recuperò un orcio di bucchero in ottimo stato di conservazione. Poi gli scavi effettuati durante gli ultimi decenni del Novecento (scavi che peraltro continuano tuttora), avrebbero riportato in vita una città fortificata dotata anche di un santuario.
Come si può facilmente immaginare, tutti questi ritrovamenti in un territorio relativamente esiguo, hanno portato all'accumulo di un buon numero di manufatti di notevole significato non solo archeologico ma anche artistico. Fra gli altri oggetti, non vanno dimenticati i tre incensieri, due provenienti dalle tombe di Comeana e uno dalla necropoli di Prato Rosello, che costituiscono esempi unici nell'intero panorama dell'arte etrusca del VII secolo a.C. (ma alcuni reperti fanno ipotizzare che risalgano addirittura all'VIII secolo a.C.).

Il nuovo museo
A partire dagli Anni '90 del secolo scorso, l'amministrazione comunale di Carmignano decise di creare uno spazio museale, all'interno della Villa Medicea di Artimino, in modo che chiunque ne avesse il desiderio, avrebbe potuto conoscere e ammirare gli inaspettati regali che il sottosuolo carmignanese continuava a elargire. Adesso è stato aperto un nuovo museo (l'inaugurazione è avvenuta il 26 marzo scorso) all'interno del borgo fortificato di Artimino. Si tratta di un ambiente - nato come cantina e tinaia di una azienda agricola - che sembra fatto apposta per ospitare uno spazio espositivo. Dislocato su due piani - il piano terreno dedicato opportunamente alle "città dei morti", cioè Comeana e Prato Rosello, mentre il piano superiore è destinato a ospitare tutto ciò che apparteneva alle "città dei vivi" e dunque le stesse Artimino e Pietramarina - conserva oggetti di assoluto valore. Oltre ai tre incensieri in bucchero già menzionati, si possono ammirare un cippo di tipo fiesolano con, a rilievo, una figura di guerriero, un "cratere" a figure rosse che rappresenta il corteo di Dioniso, del V secolo a.C., la ricostruzione della Tomba del Guerriero, proveniente da Prato Rosello, alcuni oggetti in avorio recuperati nel tumulo di Montefortini, una rarissima coppa in vetro turchese... per un totale di circa diecimila pezzi.
La fortuna del neonato museo - seicento metri quadrati di estensione, dotato di tutti gli accorgimenti tecnologici di ultima generazione - è quella di possedere spazi ampi, in grado di ospitare i prevedibili frutti degli scavi tuttora in corso. Perché una cosa è certa: sotto la superficie dei circa quaranta chilometri quadrati, quanto è grande l'area del Parco Archeologico, altre sorprese sono in arrivo.

Per saperne di più:
www.parcoarcheologicocarmignano.it
Museo: tel. 0558718124
Orari: lun-ven. 9.30-13.30; sab. dom. e festivi 9.30-13.30 e 15-18

(Le foto dell'articolo sono rispettivamente di Riccardo Gatteschi e Nicolo' Orsi Battaglini)